Santa Teresa di Gesù Bambino (di Lisieux)

Profilo Biografico

Teresa Martin

Antefatti di una vicenda

Il capitano dell’esercito napoleonico Pierfrancesco Martin nel 1830 va in pensione. Vuole rivedere la sua terra natale che è la Normandia, decide perciò di stabilirsi ad Alençon. Pierfrancesco è il nonno paterno di Santa Teresa di Gesù Bambino, grazie alla quale tutti i personaggi che sono partecipi di questa vicenda non sono scomparsi nell’oblio. Pierfrancesco è un uomo molto religioso e pur essendo lui un militare di professione, ha origini da contadini, che erano realisti all’epoca della rivoluzione del 1789.

Risalendo nell’albero genealogico della mistica di Lisieux troviamo un tale Giovanni Martin (1692) che precisa le origini contadine dei Martin. Il capitano Pierfrancesco aveva sposato la figlia di un altro capitano dell’esercito, tale Annamaria Stefania Boureau, e da questa unione nasce nel 1823 a Bordeaux Louis Martin, il padre della santa, chiamato Louis come il re di Francia, di tutt’altra indole: ama il disegno, la poesia, i poeti del romanticismo e in particolare Lamartine e Chateaubriand.

Risalendo invece nell’albero genealogico di Thérèse lungo il ramo materno, troviamo una storia per certi aspetti simile. L’antenato Isidoro Guérin, infatti, era nato proprio nell’anno in cui a Notre-Dame a Parigi veniva consacrata la Dea Ragione della nuova epoca illuminista che si apriva. Era il 1789. Questi, anche lui divenuto militare di professione, venne assegnato al distaccamento dell’Orne. Sposatosi con Luisa Gianna Macé, donna religiosissima, ebbe tre figli: Marie-Louise che sarebbe divenuta monaca Visitandina, Zélie Guérin, mamma di Thérèse e Isidoro.

Santa Teresa di Gesù Bambino, una delle sante moderne più conosciute e amate del giorno d’oggi, nacque ad Alençon il 2 gennaio 1873, in una famiglia profondamente cristiana.

Il padre, Luigi Martin, anima pensosa e contemplativa, da giovane, aveva desiderato abbracciare la vita religiosa, tra i Canonici Regolari di S. Agostino, ma il Priore, non avendo egli compiuto gli studi di latino, non poté accoglierlo.

La madre, Zelia Guérin, giovane di grande pietà e di grande energia di carattere, aveva pensato anch’ella di farsi religiosa, ma aveva avuto risposta negativa. I disegni di Dio sui due giovani erano diversi.

Diedero infatti vita ad una famiglia, fondata sul vero amore di Dio. Ebbero una situazione economica molto agiata: Luigi Martin aveva un laboratorio di orologeria e Zelia gestiva un’industria di merletti del famoso punto di Alençon. Poiché il laboratorio di cucito di Zelia era molto più produttivo del negozio di orologiaio-orefice di Louis, questi lo vendette e si dedicò all’amministrazione del lavoro della moglie la quale tra l’altro aveva assunto una ventina di operaie alle quali dava lavoro e che considerava come una famiglia allargata. A contatto con le “signore” di Alençon iniziò a imparare l’arte dell’abbigliamento e la moda. Si diceva di Zelia che lavorava per abbellire le donne e le chiese.

Ebbero nove figli, di cui quattro morirono in tenera età: rimasero cinque figliole, di cui l’ultima fu appunto Maria Francesca Teresa, chiamata comunemente Teresa. La sua nascita, dopo il vuoto lasciato dalla recente perdita di due sorelline e di due fratellini, fu accolta con grande gioia.

Zelia, già ammalata di un cancro al seno, ebbe presto anche per questa sua piccola vere preoccupazioni. Dovettero chiamare una nutrice, per consiglio del medico, che per un anno se la tenne con sé.

Così la piccola si riprese e poté, dopo un anno di vita, ritornare in famiglia, camminando già da sola. Crebbe in quei primissimi anni come bambina graziosa e intelligente, circondata dalla tenerezza e dall’affetto di tutti i familiari: era un folletto sensibile, vivace, espansivo ed era chiamata dal padre “la sua reginetta”.

Mostra una pietà superiore alla sua età: ha un cuore generoso, anche se è capace di fare capricci, di bisticciare con la sorella Celina, di avere qualche vanità e amor proprio.

Purtroppo il male della mamma crebbe e, nonostante ella avesse chiesto in un viaggio a Lourdes la sua guarigione, morì, lasciando un immenso vuoto in famiglia. Teresa aveva quattro anni: si gettò allora fra le braccia della sorella maggiore Paolina, dicendo: Paolina sarà la mia mamma!

Il signor Martin, adempiendo un grande desiderio della defunta, portò la famiglia a Lisieux, in una ridente villetta, vicino al cognato, divenuto tutore delle fanciulle.

Paolina fu così per Teresa una saggia maestra ed educatrice: sotto la sua guida Teresa fece progressi nella virtù e nello studio. Aveva una particolare attenzione per Gesù Eucaristico.

Molto teneri e intensi erano i rapporti col babbo e con lui andava spesso a pescare; era anche innamorata dei fiori e degli uccelli.

Verso i sette anni Teresa fece la sua Prima Confessione; a nove anni cominciò a frequentare come semiconvittrice la scuola della Benedettine, dove già si trovava la sorella Celina: era avidissima di apprendere la verità della fede e fu sempre tra le prime della sua classe. Ebbe però molto a soffrire in quell’ambiente poco adatto al suo animo, particolarmente delicato e sensibile. L’attendeva però una seconda prova, da lei molto sofferta: la partenza della sua seconda mamma, di Paolina, per il Carmelo. Fu in quell’occasione che pensò anche lei, pur così piccola, di farsi un giorno religiosa.

Il distacco dalla sorella fu così penoso per lei che incominciò ad ammalarsi, a soffrire d’insonnia e di mali di testa continui. Pochi mesi dopo fu colpita da una strana malattia, con tremiti nervosi, convulsioni, allucinazioni, deliri e fobie. Probabilmente c’era in tutto questo anche qualcosa di diabolico. In casa, specialmente il padre, erano per questo molto angosciati, tanto da temere che Teresa stesse per impazzire o morire.

Non rimase che il ricorso alla preghiera: anche Teresa si rivolse con tanta fiducia alla Madonna, perché avesse pietà di lei. E la Vergine le diede un giorno risposta, facendole vedere “il suo incantevole sorriso” e guarendola da tutti questi suoi disturbi.

Pare che la sua malattia non fosse che una nevrosi infantile, dovuta alla conseguenza della perdita della mamma prima e della seconda mamma Paolina, fattasi religiosa.

Dopo la guarigione e dopo un’accurata e lunga preparazione sotto la guida della sorella Maria, Teresa fece la sua Prima Comunione. Fu per lei un giorno di felicità piena, nel quale ella si offrì completamente a Gesù, per appartenere a Lui per sempre.

Nel mese successivo fece la Cresima e in quel giorno sentì “la forza di soffrire”, quasi presaga che il martirio dell’anima e del corpo sarebbe stata la sua strada.

In uno slancio eroico disse: “Oh Gesù! Dolcezza ineffabile, trasforma per me in amarezza tutte le gioie della terra!”.

Ebbe in seguito, mentre ancora frequentava gli studi all’Abbazia delle Benedettine, emicranie e scrupoli, per cui fu tolta dall’Istituto e mandata a lezioni private. Ma l’aspettava la terza prova: la sorella Maria, che pure in questi ultimi anni l’aveva seguita, entrava anche lei al Carmelo.

Teresa si sentì sola, senza conforto e guida: le rimanevano il babbo e Celina. Si rivolse allora agli angioletti, i fratellini e sorelline che non aveva mai conosciuto, perché la liberassero dagli scrupoli: ne fu completamente esaudita!

Nella seguente notte di Natale, in cui aveva già quattordici anni, in seguito ad un avvenimento in sé abbastanza banale, ebbe una grazia tutta particolare che le fece riscoprire in sé “la forza d’animo perduta all’età di quattro anni, il suo equilibrio e la piena padronanza di sé”.

Fu quello per lei un avvenimento importantissimo, che ella non esitò a definire “la sua conversione”; con esso incominciò il terzo periodo della sua vita, decisivo per la sua santificazione.

In effetti la conversione di Natale fu “completa”. Teresa iniziò da allora “la sua corsa di gigante!”. Si sentì spiritualmente accesa da un grande fuoco di amore verso Dio, di amore e comprensione verso il prossimo, di zelo apostolico per le anime e per la loro salvezza.

Crebbe in lei il desiderio di consacrarsi al Signore. Era il suo grande sogno, da quando nell’estate del 1882 la sorella Paolina le aveva parlato della vita religiosa e lei, bambina di poco più di nove anni, aveva deciso di seguirla al Carmelo.

Le Costituzioni delle Carmelitane stabilivano formalmente che non si ammettessero postulanti di meno di diciassette anni.

Un primo grosso ostacolo da superare, dal lato affettivo, era rappresentato dal padre, che già era stato colpito da un attacco di arteriosclerosi; il secondo era quello dello zio Isidoro, che sembrò irremovibile di fronte alla sua richiesta. Teresa non si dette per vinta; quindici giorni dopo tornò all’attacco e trovò con vera sorpresa lo zio cambiato e consenziente alla sua entrata.

Ma Teresa ebbe prove più gravi: le furono contrari il Superiore del Carmelo, Don Delatroette, il Vicario vescovile e il Vescovo stesso. Teresa pensò di poter avere allora un’autorizzazione da Roma, in un pellegrinaggio prossimo fatto alla capitale italiana, insieme al papà e a Celina.

Bellissimo è il ricordo di questo lungo viaggio, ove passarono per Milano, Venezia, Padova, Bologna e Loreto. Si fermarono a Roma otto giorni: ai Martin fu concessa un’udienza dal S. Padre Leone XIII: Teresa gli fece la sua domanda per entrare al Carmelo a quindici anni. Il Papa rispose alla sua insistenza: “Bene, bene, entrerete, se il buon Dio lo vuole!”.

Ritornate in Francia, il Vicario Vescovile, Mons. Révérony le promise che avrebbe fatto tutto il possibile per farla entrare presto al Carmelo, e difatti, nel dicembre successivo, la Priora del Carmelo, Madre Maria di Gonzaga, ricevette da parte del Vescovo l’autorizzazione tanto attesa per l’ingresso di Teresa. Il 9 aprile dell’anno seguente 1888 Teresa, accompagnata dal padre, fece la sua entrata varcando la soglia con passo fermo e deciso e abbracciando la nuova vita.

Iniziò così il suo postulandato, osservantissima della regola e di quanto le veniva ordinato, esercitandosi nell’ubbidienza, nell’umiltà, nella mortificazione, nello spirito di povertà e di rinunzia. Volle subito prendere “sul serio” la sua vita: s’impose fin dal principio per la sua maturità, il suo equilibrio, il suo distacco e la sua amicizia verso tutte.

La Madre Priora la trattò, pur stimandola nel profondo, con una severità quasi eccessiva: non le risparmiò rimproveri e umiliazioni. Teresa stessa considerò questo una grazia.

Il postulandato di Teresa dovette essere prolungato per la malattia del padre: egli, in seguito ad arteriosclerosi cerebrale, con attacchi progressivi che si rinnovarono, arrivò fino alla demenza e poi alla morte. Fu però in grado di assistere alla vestizione della sua ultima figlia, la “sua reginetta” come chiamava Teresa. La sua malattia fu una prova molto dolorosa per Teresa e per le sorelle: la chiamarono esse stesse “la grande prova”.

Alla fine del suo anno di noviziato, a causa della persistente opposizione del Superiore del Carmelo, Teresa si vide rimandare anche la professione: fu per lei un grande sacrificio, che però seppe sopportare con tanta umiltà e abbandono.

Fece la professione con otto mesi di ritardo: durante il ritiro di preparazione ebbe a soffrire la più assoluta aridità di spirito: quasi l’abbandono. Le sembrò di attraversare un sotterraneo pieno di oscurità. Tuttavia ella stessa dice: “Il buon Dio mostrava chiaramente, senza che io me ne accorgessi, il mezzo per piacergli e praticare le virtù più sublimi” (Ms A,). Ebbe anche, fra l’altro, la tentazione di avere sbagliato strada!

Il giorno della Professione invece fu “senza nubi” e Teresa pronunciò i suoi voti in una grande pace. Aggiunse al nome datogli di Teresa di Gesù Bambino anche quello: e del Volto Santo, per una particolare devozione alla Passione del Signore. Fece al Signore l’offerta piena di se stessa, dicendo tra l’altro: “Concedimi, o Signore, il martirio del corpo e del cuore!”. E fu esaudita.

Trascorse un anno senza avvenimenti degni di rilievo, attendendo sempre con impegno alla sua santificazione interiore; ebbe l’incarico di aiuto sacrestana. Nel 1893, scaduto il Priorato di Madre Maria di Gonzaga, ed eletta Priora la sorella, Madre Agnese di Gesù, l’ufficio di Maestra delle novizie fu affidato alla vecchia Priora; le fu posta al fianco suor Teresa come vice-maestra, nonostante la sua giovanissima età.

Il compito di suor Teresa era difficile: ella aveva due novizie, cui in seguito se ne aggiunse una terza, la sorella Celina e una quarta, suor Maria dell’Eucaristia.

Portò nel suo incarico un profondo spirito di fede, una sensibilità soprannaturale e una profonda umiltà. Ebbe per queste novizie un amore sincero, puro, totale fino al sacrificio, nel completo distacco da sé stessa: svolse il suo ufficio con attenta vigilanza e con grande fermezza, che a volte le costò molto.

La sua discrezione, il suo rispetto, la sua finezza, capacità di adattamento ed intuizione, furono in questo campo davvero eccezionali. Una particolare difficoltà le veniva dal carattere ombroso e geloso della Maestra stessa. Ma Teresa seppe sempre agire con tatto e prudenza, riscuotendone la fiducia, tanto che quando Madre Maria di Gonzaga fu rieletta Priora, la riconfermò nella carica.

Teresa, in sostanza, insegnò e attuò la sua piccola via e le fortunate novizie amarono profondamente, fino alla venerazione, la loro giovane maestra.

Agli inizi del 1895 Madre Agnese di Gesù ordinò a Teresa di scrivere i ricordi della sua infanzia; Teresa per ubbidienza si mise al lavoro, anche senza avere molto tempo a disposizione.

Lo consegnò però puntualmente alla sorella Priora, per la sua festa, il 21 gennaio 1896. Era il quaderno che costituisce il Manoscritto A, corrispondente ai primi otto capitoli di “Storia di un’anima”.

Dietro invito di suor Maria del Sacro Cuore, sua sorella maggiore, che desiderava conoscere la sua “piccola via di confidenza e d’amore”, Teresa, in tre soli giorni, scrisse, nelle ore di tempo libero, quelle pagine infuocate d’amore, che costituiscono il Manoscritto B, capitolo XI sempre di “Storia di un’anima”.

La composizione del Manoscritto C, che corrisponde al capitolo IX e X (il IX e X del C sono prima del capitolo XI del B, ma, considerata la fonte, sono il “male minore” del libro), risale all’ultimo periodo della vita di Teresa, quando ormai, molto ammalata, non aveva più speranza di guarigione. Ha come tema centrale la Carità e fu redatto tre mesi prima della sua morte.

Ella scrisse anche, in occasione di varie feste o delle sue sorelle o della Comunità, varie poesie.

Nel 1894 iniziò per Teresa una grande prova, senza confini. Fu colpita da un persistente mal di gola, primo sintomo di una tubercolosi polmonare, che iniziava la sua opera di distruzione nel suo giovane organismo. Nella notte tra il giovedì e il venerdì santo del 1896, la terribile malattia si manifestò improvvisamente con una emottisi violenta, che dava inizio al suo martirio del corpo e, ben presto, anche a quello dello spirito, l’uno e l’altro da lei ardentemente implorati dal Signore.

Ebbe infatti anche l’inaspettata prova, terribile, di provare delle profonde tentazioni contro la fede e la speranza, rimanendo come avviluppata da tenebre profonde: una lunga notte di fede che si protrasse fino alla sua morte. Fu proprio durante questo periodo che Teresa redasse i manoscritti B e C, componendo le pagine più belle della sua autobiografia.

Nonostante le atroci sofferenze – era divorata dalla sete ed era inverosimilmente dimagrita – di corpo e di spirito, Teresa non perse il suo sorriso, la sua amabilità e a volte la sua allegria, con battute di spirito. Questa gamma di battute appare molto bene nei suoi Ultimi colloqui.

Il giorno 30 settembre trascorse la giornata senza un attimo di riposo. Alle cinque il suo volto ebbe un cambiamento improvviso: fu convocata al suo letto tutta la Comunità. Ad un tratto reclinò verso destra il suo capo, gli occhi fissi estatici: rimase così per il tempo di un Credo, con il volto esprimente una felicità indescrivibile. Poi chiuse gli occhi ed esalò l’ultimo respiro.

Nel 1925 fu proclamata Santa da Pio XI e nel 1997 Dottore della Chiesa da Giovanni Paolo II.

Opere, pensiero, dottrina di Teresa di Gesù Bambino

Genesi di “Storia di un’anima”

Nel 1895 la sorella Pauline, Madre Agnese di Gesù, allora sua priora, ordinò a Teresa di mettere in iscritto i suoi ricordi. Nacque così il “Manoscritto autobiografico A” redatto quindi quando ancora non era iniziata la prova della fede. Le circostanze del Ms B nascono diversamente: l’8 settembre 1896, Teresa celebra nel segreto del suo cuore il sesto anniversario di vita religiosa e scrive a Gesù una lunga preghiera di ringraziamento (ciò costituirà la seconda parte del Ms B). La sorella Maria le chiede di scrivere una parola su questo ritiro. Teresa le scrive una lettera di due pagine (la prima parte del Manoscritto B) a cui aggiungerà il ringraziamento a Gesù. Seguirà poi la lettera 197 in cui Teresa spiegherà il tutto a Maria. Con il Ms C, Teresa riprende la parabola del “piccolo fiorellino bianco” iniziata quando sua sorella, Madre Agnese di Gesù, era priora. Madre Maria di Gonzaga, cui viene dedicato il manoscritto, ha accolto la Professione religiosa di Teresa: la riconoscenza per Dio e per la priora trabocca e si trasforma in canto. Più che narrare le sue vicende biografiche degli ultimi due anni che le restano (1896-1897), Teresa di Gesù Bambino descrive le sue sorprendenti maturazioni teologali, due in particolare: la sua fede è in un vicolo cieco, minata e assediata dal sospetto abbondantemente seminato dalla cultura atea del razionalismo e scientismo del suo tempo; la pratica “appassionata” dell’amore e della dedizione alle sorelle è la risorsa che apre nuove vie alla fede.

L’insieme di questi tre manoscritti formò quell’opera postuma che prenderà il titolo di Storia di un’anima, libro che ebbe una accoglienza eccezionale, nel quale Teresa racconta la sua vocazione e la semplicità della sua vita. La carmelitana ha chiaramente precisato il suo progetto sin dall’inizio del Manoscritto:

“Mi ha chiesto di scrivere spontaneamente ciò che mi si presentasse al pensiero; non è dunque la mia vita propriamente detta che mi accingo a scrivere, ma i miei pensieri sulle grazie che il buon Dio s’è degnato accordarmi” (Ms A). Anche dopo l’edizione critica i manoscritti venivano riprodotti secondo un ordine cronologico.

Malgrado la sua grande popolarità, già immediatamente successiva alla sua morte, fu soltanto a partire dal 1957 che si cominciò a lavorare alla pubblicazione critica dei suoi scritti, in parte precedentemente ritoccati, anche se non manomessi, da chi ne aveva curato le pubblicazioni. Manipolazioni che in parte snaturavano la vera figura di Teresa accreditandone una immagine più vicina ai canoni dell’epoca, (ritocchi che Teresa stessa aveva autorizzato a compiere qualora Madre Agnese avesse ravvisato qualcosa di contrario all’insegnamento della Chiesa. Anche lei, come Teresa di Gesù e Giovanni della Croce – cfr. prefazione ai loro scritti -, non vuole in nessun modo proporre qualcosa che la Chiesa non approvi e non ratifichi). Tale lavoro di recupero è stato portato a termine nel 1973 con la prima edizione critica detta “del Centenario”. Occorre però dire che i ritocchi apportati da madre Agnese non hanno mai ritoccato o corretto i testi originali di Teresa. Chiunque può verificarlo rifacendosi alla copia fotostatica che di essi è stata curata da p. Francesco di Santa Maria nel 1956. In essi non figura nessun ritocco. In fondo madre Agnese è come se avesse steso una biografia sulla sorella utilizzando i manoscritti di lei, ritoccando idee e concetti della sorella, come farebbe un qualsiasi scrittore. Si potrebbe dire che noi ci troviamo di fronte a Santa Teresa di Gesù Bambino secondo…

A distanza di venti anni da quella prima edizione, nel 1992 esce la nuova edizione critica del centenario in otto volumi delle opere complete di Teresa.

Bibliografia

Edizione Critica delle Opere Complete (1992), fondamentale per un approccio al pensiero di Santa Teresa di Lisieux, comprende i seguenti scritti:

Manoscritto autobiografico A (1895)
Manoscritto autobiografico B (1896)
Manoscritto autobiografico C (1897)
54 Poesie (1893-1897)
21 Preghiere (1884-1897)
266 Lettere (1877-1897)
8 Pie Ricreazioni (1894-1897)

La piccola via

L’insegnamento di Teresa, conosciuto e apprezzato da una innumerevole ormai moltitudine di persone, e in moltissimi luoghi di questa nostra terra, si trova espressa bene in Storia di un’anima, da lei stessa scritta, come abbiamo detto.

Ogni santo, del resto, ha la sua particolare via, inconfondibile. Nella piccola Teresa di Lisieux la virtù caratteristica è lo spirito d’infanzia, che ha il suo fondamento nelle parole stesse di Cristo: “…se non vi convertirete e non vi farete come bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli; …chi si farà piccolo come questo bambino, quegli sarà il più grande nel Regno dei Cieli!” (Matteo)

In effetti ciò che colpisce nella vita, negli scritti, nella santità di Teresa, è questo spirito d’infanzia, da cui essa fu profondamente animata. Esso si concreta in sentimenti tenerissimi di umiltà, di confidenza, di amore e di totale abbandono nelle mani di Dio.

Seguendo lo schema indicato da Pio XI, nel suo discorso pronunciato nel 1923 per l’approvazione dei miracoli della Santa, viene detto bene e chiaramente: “L’umiltà, la dolce e sincera umiltà del cuore, la fedeltà ai doveri del proprio stato, la disponibilità a tutti i sacrifici, l’abbandono fiducioso nelle mani e nel cuore di Dio e, soprattutto, la carità sincera, il reale amore verso Dio, la vera tenerezza verso Gesù Cristo, rispondente alla tenerezza ch’Egli ci ha testimoniato… è questa la via che, senza raggiungere le altezze alle quali il Signore ha condotto Teresa, è non solamente possibile, ma facile a tutti noi…”.

Cronologia

Un “disegno grande” in una “piccola storia”
Gli inizi di un itinerario evolutivo: prima infanzia ad Alençon

1873

Giovedì 2 gennaio: in rue Saint-Blaise 36 (oggi n° 42), ad Alençon, cittadina della Normandia situata nel nord della Francia, nasce Teresa, quinta figlia vivente dei coniugi Luigi e Zelia Martin. Allora Alençon contava 16 mila abitanti.

Sabato 4 gennaio: Battesimo nella chiesa di Notre-Dame; riceve il nome di Maria Francesca Teresa.

Sabato 15 o domenica 16 marzo: dopo una grave crisi intestinale viene messa a balia a Semallé.

Fratelli di Teresa:

22 febbraio 1860: nasce Maria Luisa, futura carmelitana, muore il 19 gennaio 1940.
7 settembre 1861: nasce Maria Paolina, futura carmelitana, muore il 28 luglio 1951.
3 giugno 1863: nasce Maria Leonia, futura visitandina, muore il 16 giugno 1941.
13 ottobre 1864: nasce Maria Elena, muore all’età di sei anni il 22 febbraio 1870.
20 settembre 1866 nasce Maria Giuseppe Luigi, muore il 14 febbraio 1867.
19 dicembre 1867 nasce Maria Giuseppe Giovanni Battista, muore il 24 agosto 1868.
28 aprile 1869 nasce Maria Celina, futura carmelitana, muore il 25 febbraio 1959.
16 agosto 1870 nasce Maria Melania Teresa, muore l’8 ottobre 1870.
1874 – un anno

Giovedì 2 aprile: Teresa rientra definitivamente in famiglia ad Alençon.

1875 – due anni

Teresa incomincia a leggere e, imitando la sorella Paolina, sostiene di voler diventare “religiosa”.

Lunedì 29 marzo: viaggio in ferrovia con la mamma a Le Mans, presso la zia visitandina.
1876 – tre anni

Viene scattata la prima fotografia a Teresa, vi appare “imbronciata”.

La crisi dell’infanzia e la prima conversione

1877 – quattro anni

Mamma Zelia è ammalata da tempo di un tumore al seno inguaribile.

Sabato 24 febbraio: morte della zia visitandina.

Venerdì 18 – mercoledì 23 giugno: pellegrinaggio di Zelia Martin a Lourdes, con Maria, Paolina e Leonia, per ottenere la guarigione.

Mercoledì 28 agosto: morte di Zelia Martin alle ore 00.30.

Giovedì 29 agosto: suoi funerali.

Giovedì 15 novembre: la famiglia Martin si trasferisce ai Buissonnets, quartiere residenziale di Lisieux.
1878 – cinque anni

Venerdì Santo, 5 aprile: Teresa comprende per la prima volta una predica sulla Passione.

Lunedì 17 giugno – martedì 2 luglio: Luigi Martin a Parigi con Maria e Paolina per visitare l’esposizione. Teresa è affidata alla zia Guérin.

Giovedì 8 agosto: a Trouville Teresa vede il mare per la prima volta.

1880 – sette anni

All’inizio dell’anno o alla fine del precedente: prima confessione.

1881 – otto anni

Lunedì 3 ottobre: entra come semiconvittrice nell’Abbazia benedettina di Lisieux.

1882 – nove anni

Lunedì 2 ottobre: Paolina, la sua “seconda mamma”, entra nel Carmelo di Lisieux. Teresa, preparata in famiglia, viene iscritta ad una classe successiva.

1883 – dieci anni

Domenica 25 marzo: Teresa cade ammalata a casa degli zii Guérin.

Venerdì 6 aprile: vestizione di Paolina, divenuta suor Agnese di Gesù, a cui Teresa partecipa.

Domenica 8 aprile: morte della nonna Martin.

Domenica 13 maggio, Pentecoste: guarigione improvvisa con il sorriso della Madonna.

“Non trovando alcun soccorso sulla terra, la piccola Teresa si era pure rivolta verso la Madre del Cielo, pregava con tutto il cuore di avere pietà di lei… Improvvisamente la Santa Vergine mi parve bella, così bella che mai avevo visto qualche cosa di così bello. Il suo volto spirava una bontà e una tenerezza ineffabili, ma quello che penetrò fino in fondo alla mia anima fu il “sorriso incantevole della Santa Vergine”. Allora tutte le mie pene svanirono, due grosse lacrime spuntarono dalle mie palpebre e colarono silenziosamente sulle guance, ma erano lacrime di una gioia senza nubi. La Santa Vergine mi ha sorriso, pensai, come sono felice…”. (Manoscritto A)

Lunedì 20 – giovedì 30 agosto: vacanze ad Alençon.

1884 – undici anni

Giovedì 8 maggio: prima Comunione di Teresa all’Abbazia e Professione di suor Agnese di Gesù al Carmelo.

Giovedì 22 maggio: seconda Comunione.

Sabato 14 giugno: all’Abbazia Mons. Hugonin, Vescovo di Bayeux, amministra la Cresima a Teresa.

Agosto: vacanze nella proprietà della zia a Saint-Ouen-le-Pin.

Lunedì 6 ottobre: rientro all’Abbazia per la scuola.

1885 – dodici anni

Domenica 3 – domenica 10 maggio: vacanze al mare a Deauville.

Domenica 17 – mercoledì 20 maggio: ritiro spirituale, si profila la prima crisi di scrupoli.

Giovedì 21 maggio: rinnovazione solenne della prima Comunione.

Luglio – agosto: vacanze a Saint-Ouen-le-Pin.

Sabato 22 agosto – sabato 10 ottobre: viaggio di Luigi Martin a Costantinopoli (sette settimane).

Settembre: vacanza con Celina a Villa Rosa, a Deauville.

Lunedì 5 ottobre: rientro di Teresa, ormai sola, all’Abbazia.

Il superamento dell’infanzia

1886 – tredici anni

Febbraio – marzo: Teresa smette gli studi all’Abbazia e inizia le lezioni private.

Luglio: Teresa soggiorna a Trouville senza Celina.

Inizio di ottobre: viaggio con il padre e le sorelle ad Alençon.

Venerdì 15 ottobre: ingresso di Maria al Carmelo di Lisieux.

Fine ottobre: i fratellini del Cielo liberano Teresa dagli scrupoli.

Mercoledì 1 dicembre: Leonia, dopo il tentativo di vita monastica, rientra in famiglia.

Sabato 25 dicembre: la “grazia della Notte di Natale”. “…sentii che la carità mi entrava nel cuore, col bisogno di dimenticarmi per far piacere e da quel momento fui felice!…” (Ms A). “…cominciai, per così dire, una corsa da gigante” (Ms A).

1887 – quattordici anni

Domenica 1° maggio: primo attacco di congestione cerebrale di Luigi Martin.

Domenica 29 maggio, Pentecoste: Teresa confida al padre la vocazione carmelitana e ottiene il permesso di entrare al Carmelo.

Martedì 31 maggio: Teresa viene accettata tra le Figlie di Maria.

Lunedì 20 – domenica 26 giugno: vacanze a Trouville.

Estate: “colloqui del Belvedere” con Celina. Episodio dell’immagine del Crocifisso. Preghiere per la conversione di Pranzini.

Mercoledì 13 luglio: condanna a morte di Pranzini.

Sabato 16 luglio: nuova esperienza di vita religiosa di Leonia a Caen.

Giovedì 1 settembre: Teresa legge sul giornale cattolico La Croix la cronaca dell’esecuzione di Pranzini.

Lunedì 31 ottobre: Teresa col padre a Bayeux da mons. Hugonin per chiedere l’autorizzazione ad entrare al Carmelo.

Venerdì 4 novembre: inizio del viaggio in Italia in occasione del giubileo sacerdotale del papa Leone XIII. Parigi, Svizzera, Italia, Roma.

Domenica 20 novembre: Roma, San Pietro, udienza di Leone XIII. Solenne delusione.

Venerdì 2 dicembre: ritorno a Lisieux.

Mercoledì 28 dicembre: Mons. Hugonin concede l’autorizzazione per l’ingresso di Teresa al Carmelo.

Teresa Martin – monaca

1888 – quindici anni

Domenica 1 gennaio: Teresa viene informata della risposta di Mons. Hugonin, tuttavia l’ingresso al Carmelo è ritardato per non sottoporla subito ai rigori della Quaresima.

Lunedì 9 aprile, festa dell’Annunciazione: ingresso di Teresa al Carmelo, dove assumerà il nome di “Teresa di Gesù Bambino” e in seguito vi aggiungerà “del Volto Santo”.

Lunedì 28 maggio: Confessione generale di Teresa al padre Pichon.

Sabato 23 – martedì 27 giugno: grave ricaduta e fuga di papà Luigi Martin a Le Havre.
1889 – sedici anni

Giovedì 10 gennaio: vestizione di Teresa.

Martedì 12 febbraio: Luigi Martin viene ricoverato nella casa di salute di Caen, “Buon Salvatore”.

Luglio: Teresa riceve una grazia mariana nell’eremo di Santa Maddalena.
1890 – diciassette anni

Giovedì 28 agosto: Teresa entra in ritiro per la Professione religiosa.

Martedì 2 settembre: esame canonico di Teresa.

Lunedì 8 settembre, Natività di Maria: Professione perpetua di Teresa.

Mercoledì 24 settembre: Velazione.

Giovedì 25 dicembre, Natale: risoluzione del contratto di affitto dei Buissonnets.

1891 – diciotto anni

Martedì 10 febbraio (circa). Teresa viene nominata aiuto sacrestana.

Aprile – luglio: preghiera per padre Giacinto Loyson (ex carmelitano uscito dall’ordine).

Sabato 5 dicembre: morte di madre Genoveffa, fondatrice del Carmelo di Lisieux.

Fine dicembre: grave epidemia di influenza.

Teresa Martin – giovinezza

1892 – diciannove anni

Sabato 2 – giovedì 7 gennaio: per l’epidemia in corso, muoiono tre suore della comunità.

Martedì 10 maggio: dopo tre anni di ospedale a Caen, Luigi Martin, paralizzato alle gambe, è ricondotto a Lisieux presso i Guérin.

Giovedì 12 maggio: ultima visita di Luigi Martin alle figlie carmelitane. Le sue uniche parole: “In cielo!”

1893 – vent’anni

Giovedì 2 febbraio: Teresa compone la sua prima poesia (La rugiada divina P 1).

Lunedì 20 febbraio: suor Agnese di Gesù diviene Priora e affida a Teresa, sotto la guida di Madre Maria di Gonzaga, la formazione delle novizie.

Sabato 24 giugno: Leonia entra per la seconda volta alla Visitazione di Caen.

Settembre: Teresa chiede di restare in noviziato; viene nominata seconda portinaia.1894 – ventun anni

Martedì 2 gennaio: Teresa diventa maggiorenne. In questo periodo raddrizza la sua scrittura.

Domenica 21 gennaio: per la festa della priora, rappresentazione della prima opera teatrale di Teresa; vi interpreta anche il ruolo principale di Giovanna d’Arco.

Domenica 27 maggio: paralisi ed estrema unzione di Luigi Martin.

Sabato 16 giugno: Maria della Trinità entra al Carmelo.

Domenica 29 luglio: Luigi Martin muore a Saint-Sèbastien-de-Morsent, al castello di La Musse.

Venerdì 14 settembre: Celina entra al Carmelo portandovi l’apparecchio fotografico; con esso scatta le foto a Teresa.

Fine 1894: Teresa scopre i fondamenti scritturistici di quella che verrà detta “Piccola Via”.

1895 – ventidue anni

Durante l’anno: Teresa redige il manoscritto autobiografico A.

Martedì 26 febbraio: Teresa compone la poesia “Vivere d’Amore”.

Domenica 9 giugno, festa della Trinità: Teresa si offre vittima all’Amore misericordioso.

Martedì 11 giugno: stende l’Atto d’offerta di se stessa all’Amore misericordioso.

Sabato 20 luglio: Leonia esce dalla Visitazione.

Giovedì 15 agosto: la cugina Maria Guérin entra al Carmelo di Lisieux.

Giovedì 17 ottobre: madre Agnese chiede a Teresa di pregare per don Maurizio Bellière, suo primo “fratello spirituale”.

La crisi della maturità

1896 – ventitrè anni

Lunedì 20 gennaio: Teresa consegna a Madre Agnese il quaderno dei ricordi d’infanzia. Diventerà il manoscritto A.

Lunedì 24 febbraio: professione di sua sorella Celina col nome di suor Genoveffa.

Martedì 17 marzo: Velazione di suor Genoveffa e Vestizione della cugina Maria (Maria dell’Eucaristia).

Sabato 21 marzo: difficile elezione a priora di madre Maria Gonzaga. Teresa è confermata nel suo compito di vice-maestra delle novizie.

Venerdì Santo, 3 aprile: prima emottisi, che si ripete la sera.

Domenica 5 aprile, Pasqua (circa): inizia per Teresa la “prova della fede”, che dura fino alla morte.

Sabato 30 maggio: madre Maria di Gonzaga affida a Teresa un secondo “fratello spirituale”, padre Adolfo Roulland.

Martedì 8 settembre: inizia il manoscritto autobiografico B.

Sabato 21 novembre: novena per ottenere la guarigione di Teresa in vista di una sua eventuale partenza per un Carmelo in Indocina; ricaduta definitiva.

1897 – ventiquattro anni

Inizio aprile: fine della quaresima, Teresa cade gravemente ammalata.

Martedì 6 aprile: inizia la redazione dei Novissima Verba o “Ultimi colloqui”, annotati da madre Agnese.

Lunedì 19 aprile: Léo Taxil svela le sue imposture per Diana Vaughan, alla quale Teresa ha creduto per molto tempo.

Giovedì 3 giugno: Madre Maria di Gonzaga ordina a Teresa di continuare l’autobiografia, viene così redatto il manoscritto C.

Giovedì 8 luglio: Teresa è trasferita in infermeria.

Venerdì 30 luglio: emottisi continue, soffocamento. Alle ore 18.00 riceve l’Estrema Unzione e il viatico.

Domenica 15 – venerdì 27 agosto: tempo di grandi sofferenze.

Giovedì 19 agosto: Ultima Comunione.

Mercoledì 8 settembre: anniversario della sua Professione, ultimo autografo di Teresa su una immagine di Nostra Signora delle Vittorie a lei molto cara, infatti sul retro era incollato il fiorellino datole dal papà quando gli aveva chiesto il permesso di entrare al Carmelo.

Mercoledì 22 settembre: la situazione di Teresa si fa particolarmente drammatica; la sofferenza raggiunge punte elevatissime; sente che non ce la fa più a sopportare tanto dolore. Vede vicino a lei i medicinali, vorrebbe farla finita. Poi però non ne fa nulla ma si confida con le sue sorelle e chiede di non lasciare più vicino a lei la possibilità di una simile scorciatoia (“Carnet Jaune”).

Giovedì 30 settembre: verso le ore 19.20 Teresa incontra Dio. Risuona ancora la sua voce:

“Tu che mi sorridesti all’alba di mia vita
Vieni e sorridi ancora… Madre… scende la sera!…” (P 54)

Le sue ultime parole: “Mio Dio, ti amo!”.

Lunedì 4 ottobre: inumazione nel cimitero di Lisieux.

Teresa Martin – dopo la morte

1898

30 settembre: prima edizione di “Storia di un’anima” in 2.000 esemplari. Ogni anno è necessaria una nuova edizione.

1899

Primi favori di Teresa, i pellegrini pregano sulla sua tomba e piovono le “rose”.

1902

19 aprile: elezione di Madre Agnese a Priora, resterà in carica fino alla morte, tranne per un breve intervallo di 18 mesi.

Dal 1902 al 1907, prima a brani e poi sistematicamente a puntate, viene pubblicata in Italia, dalla Lega Eucaristica dei Carmelitani di Milano, Storia di un’Anima sulla rivista Il Carmelo.

1906

9 luglio: dai giornali si apprende che la causa di beatificazione sta per essere introdotta.
1907

15 marzo: viene consegnato a Pio X un esemplare di Storia di un’Anima.

15 ottobre: il Vescovo di Bayeux chiede alle carmelitane di redigere i loro ricordi.

1908

26 maggio: sulla tomba di Teresa viene guarita una bambina cieca di 4 anni.

1909

Gennaio: vengono nominati i postulatori della causa di beatificazione.
1910

3 agosto: viene istituito il tribunale diocesano per il processo ordinario.

6 settembre: prima esumazione della salma e trasferimento in una nuova tomba.

1914

10 giugno: Pio X firma il decreto di introduzione della causa.

1915

17 marzo: si apre, a Bayeux, il processo apostolico.

1917

9-10 agosto: seconda esumazione dei resti di Teresa.

1921

14 agosto: Benedetto XV promulga il decreto sull’eroicità delle virtù di Teresa e pronuncia il discorso sull'”infanzia spirituale”.

1923

26 marzo: traslazione delle reliquie di Teresa al Carmelo.

29 aprile: Pio XI celebra la beatificazione di Teresa di Gesù Bambino.

1925

17 maggio: Sua Santità Pio XI in S. Pietro a Roma iscrive solennemente la beata Teresa di Gesù Bambino nell’albo dei santi; sono presenti 500.000 persone. Alla sera, dopo tanti anni, viene illuminata a festa la basilica di S. Pietro.

1927

Gennaio: appaiono i “Novissima Verba” o Ultimi Colloqui.

13 luglio: la festa liturgica di Santa Teresa di Gesù Bambino è estesa alla Chiesa universale.

21 settembre: vengono approvati i progetti per la nuova basilica di Lisieux.

14 dicembre: Pio XI proclama Teresa Patrona principale delle missioni insieme con San Francesco Saverio.

1929

30 settembre: posa della prima pietra della basilica di Lisieux.

1937

11 luglio: il legato del Papa, card. Pacelli – futuro papa Pio XII – benedice la basilica.

1942

24 luglio: viene fondata la Missione di Francia e il seminario installato a Lisieux.

1944

3 maggio: Pio XII nomina Teresa Patrona secondaria di Francia insieme con Giovanna d’Arco.

1947

Cinquantesimo anniversario della morte, l’urna delle reliquie di Teresa viene trasportata in quasi tutte le diocesi di Francia.

1954

11 luglio: viene consacrata la basilica.

1956

Appare l’edizione in facsimile di “Manoscritti autobiografici”.

1959

Muore Celina (suor Genoveffa) la sorella prediletta di Teresa.

1980

2 giugno: Giovanni Paolo II pellegrino a Lisieux.

1996

30 settembre: apertura del primo centenario della morte di Teresa.

1997

24 agosto: al momento della preghiera dell’Angelus, alla presenza di centinaia di Vescovi e davanti ad una sterminata folla di giovani di tutto l’orbe, radunata a Parigi per la XII Giornata Mondiale della Gioventù, Giovanni Paolo II ha voluto personalmente annunciare l’intenzione di proclamare Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo Dottore della Chiesa universale in occasione della celebrazione della Giornata Mondiale delle Missioni [in Roma].

30 settembre: chiusura del primo centenario della morte di Teresa.

19 ottobre: nella Piazza san Pietro, gremita di fedeli convenuti da ogni parte del mondo, essendo presenti numerosi Cardinali, Arcivescovi e Vescovi, durante la solenne celebrazione eucaristica Giovanni Paolo II ha proclamato Dottore della Chiesa universale Teresa di Gesù Bambino e del Santo Volto con queste parole:

“Venendo incontro ai desideri di un grande numero di Fratelli nell’Episcopato e di moltissimi fedeli di tutto il mondo, udito il parere della Congregazione delle Cause dei Santi ed ottenuto il voto della Congregazione per la Dottrina della Fede in ciò che attiene l’eminente dottrina, con certa conoscenza e matura deliberazione, in forza della piena autorità apostolica, dichiariamo Santa Teresa di Gesù Bambino e del Santo Volto, vergine, Dottore della Chiesa universale. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”.

La richiesta di dottorato era stata fatta al Vaticano una prima volta nel 1932, ma i tempi, evidentemente, non erano ancora maturi. È il 33° Dottore della Chiesa e la terza donna a ricevere questo riconoscimento dopo Teresa d’Avila e Santa Caterina da Siena, entrambe dichiarate dottori della Chiesa da Paolo VI nel 1970.

Beato transito

Beato transito di Santa Teresa di Gesù Bambino, dottore della Chiesa e patrona delle missioni

Premessa

Nel testo che abitualmente, in Italia, è conosciuto con il titolo di “Novissima Verba”, vengono raccolte, dalla sorella Madre Agnese di Gesù, le parole di Teresa, gravemente ammalata prima, e in fase di spegnersi poi. Si delinea così l’ultima tappa dell’itinerario verso Dio: la passione di Teresa.

In conseguenza dell’incalzare lento ma irreversibile della sua malattia, Teresa ormai è stata trasportata in infermeria. I dati del Carnet Jaune (il taccuino giallo usato da Madre Agnese per trascrivere i pensieri di Teresa) sono molto scarsi, tuttavia lasciano trasparire che permane la tosse insistente, soprattutto notturna.

Introduzione

L’anno dell’Incarnazione del Signore Nostro Gesù Cristo 1897, il 30 settembre, giovedì, nel monastero delle carmelitane scalze di Lisieux in Francia, suor Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo entra nella vita, cominciando così quella che definiva la sua propria missione: “…fare amare il buon Dio come lo amo io, offrire la mia piccola via alle anime. Se il buon Dio esaudisce i miei desideri, trascorrerò il mio cielo sulla terra fino alla fine del mondo. Sì, voglio trascorrere il mio cielo a fare del bene sulla terra… Ritornerò… Discenderò… – la sua audacia non conosce più limiti -. Bisognerà che il buon Dio faccia tutte le mie volontà in cielo, perché io non ho mai fatto la mia volontà sulla terra”.

Mercoledì 29 settembre

Fin dal mattino Teresa sembrava in agonia: aveva un rantolo molto penoso e non poteva più respirare. Venne chiamata la Comunità che si riunì intorno al suo letto per recitare le preghiere del Manuale. Dopo circa un’ora la Priora congedò le suore.

A mezzogiorno, ella chiese alla Priora: “Madre, è l’agonia?… Come farò per morire? Non saprò mai morire!”

Le lessi ancora alcuni passi dell’Ufficio divino di San Michele e le preghiere degli agonizzanti in francese. Quando si parlò dei demoni, ebbe un gesto infantile come per minacciarli e esclamò sorridendo: Oh! Oh! Con un tono che voleva dire: non ho paura.

Dopo la visita del dottore, disse alla Priora: “È per oggi, Madre?” “Sì, figlia mia.”

Una di noi disse: “Dio è molto contento oggi”. “Anch’io! Se morissi subito, che felicità! Quando soffocherò del tutto!… Non ne posso più! Pregate per me! Gesù! Maria! …Sì! Voglio, voglio proprio…”

Era arrivata suor Maria della Trinità. Teresa, dopo qualche istante e molto gentilmente, la pregò di ritirarsi. Quando se ne fu andata, le dissi: “Povera piccola! Ti ama tanto!”.

“È stata una sgarbatezza l’averla mandata via?”

E il suo volto assunse un’espressione di tristezza, ma la rassicurai molto presto.

(Ore 6). Una specie di insetto si era introdotto nella sua manica. La tormentavamo per tirarlo fuori.

“Lasciate, non fa niente.” “Ma sì, la pungerà.” “No, lasciate, lasciate, vi dico che conosco quelle bestioline.”

Avevo un violento mal di testa e, mio malgrado, chiudevo gli occhi mentre la guardavo.

“Tu fai la nanna… e io pure!” Ma non potevo dormire e mi disse: “O Madre mia, quanto fanno male i nervi!”

Durante la ricreazione della sera. “…Ah! Se tu sapessi!” (Se tu sapessi quanto soffro).

“Vorrei sorriderti sempre e ti volto la schiena! Ti dispiace?” (Eravamo durante il silenzio).

Dopo Mattutino quando la Priora venne a vederla, aveva le mani giunte e disse con voce dolce e rassegnata.

“Sì, mio Dio, sì mio Dio, voglio proprio tutto!…”

“È dunque atroce quanto soffri?” domandò Nostra Madre. “No, Madre, non atroce, ma molto, molto… esattamente quello che posso sopportare.”

Chiese di rimanere sola durante la notte, ma la Priora non volle. Suor Maria del Sacro Cuore e suor Genoveffa condivisero questa grande consolazione. Io restai nella cella, vicinissima all’infermeria, che si affaccia sul chiostro.

Giovedì 30 settembre 1897, giorno della sua preziosa morte

Durante la Messa rimasi vicina a lei. Non proferì parola. Era sfinita, ansante; le sue sofferenze, lo indovinavo, erano inesprimibili. Ad un certo punto, congiunse le mani e guardando la statua della Santa Vergine disse:

“Oh! L’ho pregata con un fervore! Ma è l’agonia pura, senza alcuna traccia di consolazione!”

Le dissi qualche parola di compassione e di affetto e aggiunsi che mi aveva molto edificato nel corso della sua malattia.

“E tu, quante consolazioni mi hai dato! Ah! Sono proprio grandi!”

Per tutta la giornata, senza un istante di tregua, rimase, si può asserirlo senza esagerazione, tra veri tormenti. Sembrava allo stremo delle forze e, tuttavia, con nostra grande sorpresa, poté muoversi e sedersi sul letto. Ci disse:

“Vedete quanta forza ho oggi! No, non sto per morire! Ne ho ancora per dei mesi, forse per degli anni!”

“E se Dio lo volesse – domandò la Priora – l’accetteresti?” Cominciò a rispondere nella sua angoscia: “Bisognerebbe proprio…”

Ma, riprendendosi subito, con accento di sublime rassegnazione, ricadendo sui cuscini disse: “Certo che lo voglio!”

Ho potuto raccogliere queste esclamazioni, ma è proprio impossibile renderne l’accento:

“Non credo più alla morte per me… Non credo più che alla sofferenza… Ebbene, tanto meglio! O mio Dio! Io amo il buon Dio! O Santa Vergine, vieni in mio soccorso! Se questa è l’agonia, che cosa è la morte?!… Ah! Mio buon Dio!… Sì, egli è buono, lo trovo molto buono…”

Guardando la statua della Santa Vergine: “Tu sai che soffoco!” E a me: “Se tu sapessi che cosa significa soffocare!”

“Dio ti aiuterà, povera piccola, e sarà ben presto finito.” “Sì, ma quando? Mio Dio, abbi pietà della tua povera piccola figlia! Abbi pietà!”

A Nostra Madre: “Madre, le assicuro che il calice è pieno fino all’orlo!… Ma il buon Dio non mi abbandonerà, certamente… Non mi ha mai abbandonato. Sì, mio Dio, tutto quello che vuoi, ma abbi pietà di me! Sorelline! Sorelline, pregate per me! Oh! Sì, tu sei buono! Io lo so…”

Dopo i Vespri, la Priora posò sulle sue ginocchia un’immagine di Nostra Signora del Monte Carmelo. La guardò un momento e, quando la Priora l’assicurò che ben presto avrebbe accarezzato la Santa Vergine come Gesù Bambino su quell’immagine, esclamò:

“O Madre, mi presenti subito alla Santa Vergine, sono un bebè che non ne può più!… Mi prepari a morire bene!”

La Priora le rispose che, avendo sempre compreso e praticato l’umiltà, la sua preparazione era fatta. Rifletté un istante e pronunciò umilmente queste parole:

“Sì, mi sembra di non aver cercato altro che la verità; sì, ho compreso l’umiltà del cuore… Mi sembra di essere umile.”

Ripeté ancora: “Tutto quello che ho scritto sui miei desideri di sofferenza. Oh! È proprio vero! Non mi pento di essermi abbandonata all’Amore!”

Con insistenza: “Oh! No, non mi pento, al contrario!”

Un poco più tardi: “Non avrei mai creduto che fosse possibile soffrire tanto! Mai! Mai! Non posso spiegarmelo che con i desideri ardenti che ho avuto di salvare le anime.”

Verso le 17, mi trovavo da sola vicina a lei. Il suo volto cambiò tutto ad un tratto: compresi che era l’ultima agonia. Quando la Comunità entrò in infermeria, ella accolse tutte le suore con un dolce sorriso. Teneva il suo Crocifisso e lo guardava costantemente.

Per più di due ore un rantolo terribile le scosse il petto. Il volto era congestionato, le mani violacee, i piedi ghiacciati e tremava in tutte le membra. Un sudore abbondante imperlava di gocce enormi la fronte e scorreva sulle guance. Era in un’oppressione sempre crescente e gettava talvolta, per respirare, dei piccoli gridi involontari.

Durante tutto questo tempo così doloroso per noi, si sentiva alla finestra, e ne soffersi molto, tutto un cinguettio di pettirossi e di altri uccellini, ma così forte, così vicino e così a lungo! Pregavo Dio di farli tacere: questo concerto mi trapassava il cuore e avevo paura che affaticasse la nostra piccola Teresa.

Ad un certo punto sembrò avere la bocca così riarsa che suor Genoveffa, pensando di darle sollievo, le pose sulle labbra un pezzettino di ghiaccio. Lo accettò facendole un sorriso che non dimenticherò mai. Era come un supremo addio.

Alle 18, quando suonò l’Angelus, guardò a lungo la statua della Santa Vergine. Infine, alle 19 e qualche minuto, poiché la Priora aveva congedato la Comunità, sospirò:

“Madre! Non è ancora l’agonia?… Non sto morendo?…” “Sì, povera piccola, è l’agonia, ma il buon Dio vuole prolungarla di qualche ora!”

Ella riprese con coraggio: “Va bene!… Avanti!… Avanti!… Oh! Non vorrei soffrire per meno tempo…”

E guardando il suo Crocifisso: “Oh! Io l’amo!… Dio… ti amo!…”

Improvvisamente, dopo aver pronunciato queste parole, cadde dolcemente all’indietro, con la testa inclinata a destra. La Priora fece velocemente suonare la campana dell’infermeria per chiamare la Comunità.

“Aprite tutte le porte”, disse nel contempo. Queste parole avevano un tono solenne e mi fecero pensare che in Cielo anche Dio le dicesse ai suoi Angeli.

Le sorelle ebbero il tempo di inginocchiarsi intorno al letto e furono testimoni dell’estasi della piccola santa morente. Il volto aveva ripreso il colore del giglio che aveva in piena salute, gli occhi erano fissi in alto, brillanti di pace e di gioia. Faceva certi graziosi movimenti con la testa, come se Qualcuno l’avesse divinamente ferita con una freccia d’amore e poi la ritirasse per ferirla ancora…

Suor Maria dell’Eucaristia si avvicinò con una candela per vedere più da vicino il suo sublime sguardo. Alla luce della fiamma, non apparve nessun movimento sulle palpebre. Questa estasi durò all’incirca lo spazio di un Credo e poi Teresa rese il suo ultimo respiro.

Dopo la morte, conservò il suo celeste sorriso. Era di una bellezza che rapiva. Teneva così stretto il Crocifisso che bisognò strapparglielo dalle mani per seppellirla. Suor Maria del Sacro Cuore ed io compimmo questo ufficio insieme a suor Amata di Gesù e rilevammo allora che non dimostrava più di dodici o tredici anni.

Le membra rimasero flessibili fino all’inumazione, il lunedì 4 ottobre 1897.

Come viveva

Come viveva Teresa al Carmelo

Ventiquattr’ore al Carmelo

Come si presentava all’epoca della “piccola suor Teresa” la giornata della carmelitana nel monastero di Lisieux? Nonostante qualche piccola differenza tra l’orario estivo, da Pasqua al 14 settembre, e quello invernale, dal 14 settembre a Pasqua, la giornata normale è quasi sempre uguale.

Ecco lo svolgimento, secondo le note di suor Genoveffa:
04.45  Alzata
05.00  Orazione
06.00  Ore minori: Prima, Terza, Sesta, Nona
07.00  Messa e ringraziamento (la domenica alle 08.00)
08.00  Colazione: zuppa (niente nei giorni di digiuno)
Lavoro
09.50  Esame di coscienza
10.00  Pranzo
11.00  Ricreazione (le suore di turno rigovernavano per circa mezz’ora)
12.00  Silenzio (riposo, tempo libero)
13.00  Lavoro
14.00  Vespri
14.30  Lettura spirituale (o incontro tra le novizie in noviziato)
15.00  Lavoro
17.00  Orazione
18.00  Cena
18.45  Ricreazione (rigovernare)
19.40  Compieta
20.00  Silenzio (tempo libero, come a mezzogiorno)
21.00  Mattutino e Lodi (dura da un’ora e un quarto a un’ora e quaranta, a seconda delle feste)
Esame di coscienza (dieci minuti)
Lettura del tema per l’orazione del giorno seguente
22.30/23.00  Riposo

Il 14 settembre, con l’inizio dell’orario invernale, l’alzata è posticipata di un’ora, come pure tutte le attività del mattino, fino alla ricreazione compresa. Il riposo è soppresso e a partire dalle 13.00 si segue lo stesso orario dell’estate.

Si hanno quindi sei ore e mezza di preghiera (due ore di orazione mentale e quattro e mezza per la messa e l’ufficio corale), mezz’ora di lettura spirituale, circa cinque ore di lavoro, due ore di ricreazione comunitaria, quarantacinque minuti per il pranzo e trenta per la cena, in silenzio, ascoltando la lettura, un’ora di tempo libero prima di mattutino, sei ore di sonno in estate, completate dalla siesta facoltativa di un’ora, e sette ore continue d’inverno.

Il regime alimentare

Ecco qualche cenno sulla dieta del Carmelo di Lisieux al tempo di Teresa. La regola del Carmelo prescrive l’astinenza perpetua dalla carne, ma ne autorizza l’uso in caso di malattia o di necessità. Il pane costituisce la base dell’alimentazione, che include anche molti latticini e farinacei. I pasti sono distribuiti nel modo seguente:

a) regime estivo senza digiuno

Dopo la messa, verso le 8, zuppa densa, che si mangia in piedi al proprio posto, accanto al tavolo.

Pranzo alle 10: pesce o uova, porzione abbondante di verdura, dessert (formaggio o frutta); le porzioni sono preparate in anticipo nei piatti di terracotta.

Alla sera alle 18.00: zuppa, verdura, dessert. Non si mangia tra un pasto e l’altro; si può bere alle 15.00 e dopo mattutino. Alcune suore trovavano questo regime, che prevede due pasti durante la mattinata a due ore di distanza, più pesante del digiuno.

b) Digiuno dell’Ordine

A colazione niente.

Pranzo alle 11.00: zuppa; il resto come sempre.

Spuntino alle 18.00: pane pesato (in media 7 once, circa 215 grammi), burro o formaggio, frutta, a volte marmellata. Niente di caldo, né brodo né zuppa.

c) digiuno della Chiesa (quaresima, quattro tempora e vigilie)

A colazione niente.

Pranzo 11.30: come nei giorni di digiuno dell’Ordine, escludendo uova e latticini; le vivande sono bollite o fritte.

Spuntino alle 18.00: sei once di pane, niente marmellata, frutta cruda o secca (mele, fichi, prugne secche, noci).

Teresa non ha digiunato prima dei ventun anni (gennaio 1894); ha praticato l’astinenza dalle carni, eccetto nei periodi di malattia.

Come invocarla

Che cos’è una Novena?

Dal Vangelo di Luca appare chiaro che la forza che animava gli apostoli era certamente lo Spirito Santo e ciò che dobbiamo considerare attentamente è come Egli sia sceso sopra di loro mentre erano riuniti insieme in una preghiera comunitaria seguendo l’insegnamento dato da Gesù: “Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18,20).

Una Novena di preghiera e d’intercessione è dunque un’antica tradizione della Chiesa. Si ispira alla preghiera fatta con un cuore solo dagli apostoli, riuniti attorno a Maria nel Cenacolo, durante i nove giorni che separano l’Ascensione del Signore dalla discesa dello Spirito Santo il giorno di Pentecoste (At 2,1-4).

Questa perseveranza nella preghiera fu suggerita anche da San Paolo: “Pregate continuamente…” consigliava ai Tessalonicesi ben sapendo come una richiesta continua, e fiduciosa, sia il mezzo migliore per ottenere quanto desiderato. Si ricorda, a proposito, anche la parabola dell’amico importuno (Lc 11,5-8) che, sorpreso dall’arrivo notturno di un amico, si rivolse ad un altro amico che si era già coricato richiedendo del pane; pane che gli venne concesso soltanto dopo una insistente preghiera.

Ogni Novena persegue un fine spirituale o materiale. Nessun aspetto della nostra vita è indifferente, e meno ancora straniero, al Padre Nostro che è nei Cieli. Egli ci accorda ogni grazia, ogni dono che favorisce la nostra crescita spirituale, a condizione che noi glielo chiediamo: “Chiedete e vi sarà dato” (Mt 7,7; Gv 14,13-14; Lc 11,9-13).

Il nostro Padre celeste ama ricolmare i suoi figli di cose buone. Esaudisce le nostre preghiere a suo tempo, il che, naturalmente, non corrisponde sempre alle nostre attese. A modo suo non lascia alcuna preghiera inascoltata: anche se le risposte non sono le nostre, possiamo essere certi che “tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” (Rm 8,28). Una novena produce buoni frutti quando è fatta con fervore e nel totale abbandono alla volontà di Dio.

La Novena per la festa di Santa Teresa di Gesù Bambino ha inizio il 22 settembre essendo la sua memoria liturgica il 1° ottobre, ma la preghiera può essere fatta anche in ogni periodo dell’anno.

NOVENA A SANTA TERESA DI GESÙ BAMBINO

Preghiera per ottenere grazie attraverso l’intercessione di Santa Teresa di Gesù Bambino

Ogni giorno della novena, si diranno il Padre Nostro e l’Ave Maria, due preghiere che la piccola Teresa amava molto. Un giorno disse: “A volte, quando il mio spirito è in un’aridità così grande che mi è impossibile ricavarne un pensiero per unirmi al Buon Dio, recito molto lentamente un Padre Nostro e poi il saluto angelico; allora queste preghiere mi rapiscono, nutrono la mia anima ben più che se le recitassi precipitosamente un centinaio di volte…”.

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
O Dio, vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre, Credo.

PRIMO GIORNO – La piccolezza

Celina racconta: “Tutta scoraggiata, con il cuore grosso per una lotta che mi sembrava insormontabile, andai a dire a Teresa: “Questa volta è impossibile, non ce la faccio a superarla!” “Non mi stupisce”, mi rispose. “Noi siamo troppo piccole per superare le difficoltà, dobbiamo passarci sotto”.

Ella mi ricordò allora un episodio della nostra infanzia. Eccolo. Ci trovavamo presso dei vicini ad Alençon; un cavallo ci sbarrava l’entrata del giardino. Mentre i grandi cercavano un altro accesso, la nostra amichetta non trovò di meglio che passare sotto l’animale. Si infilò per prima e mi tese la mano, la seguii con Teresa e senza dover piegare troppo la nostra piccola persona raggiungemmo la meta.

“Ecco che cosa si guadagna ad essere piccoli”, concluse. “Non ci sono ostacoli per i piccoli, si intrufolano dappertutto. Le grandi anime possono superare i problemi, raggirare le difficoltà, arrivare a mettersi al di sopra di tutto con il ragionamento e la virtù, ma noi che siamo piccolissime, dobbiamo guardarci bene dal provarci. Passiamo sotto! Passare sotto ai problemi significa non affrontarli troppo da vicino, non ragionarci troppo sopra””.

Proposito: Oggi sforzati di accettare nell’amore tutte le situazioni che non sono conformi a ciò che desideri o ti aspetti, per conservare sempre nel tuo intimo la pace e la gioia.

Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre.

“Il mio Cielo è restare sempre in sua presenza, chiamarlo Padre mio ed essere sua figlia”.

SECONDO GIORNO – La fiducia

La via della piccola Teresa è fondata sulla fiducia e sull’amore. Ella dice: “Custodite con cura la vostra fiducia, è impossibile che Dio non ne tenga conto, perché Egli misura sempre i suoi doni secondo la nostra fiducia”.

Ella racconta la storia seguente: “Un re, partito per la caccia, stava inseguendo un coniglio bianco che i suoi cani stavano per raggiungere, quando il coniglietto, sentendosi perduto, ritornò rapidamente indietro e saltò nelle braccia del cacciatore. Costui, commosso da tanta fiducia, non volle più separarsi dal coniglio bianco, e non permise a nessuno di occuparsene, riservandosi perfino il compito di nutrirlo. Lo stesso farà con noi il Buon Dio se inseguiti dalla giustizia, rappresentata dai cani, cercheremo rifugio nelle braccia stesse del nostro Giudice…”.

Proposito: Oggi, ogni volta che ti capita di fare uno sbaglio, sforzati di cercare rifugio nelle braccia del Padre Divino, come ha fatto il coniglietto. Poni anche una tale fiducia nella Sua Misericordia da non avere più alcuna tristezza per avere commesso questa imperfezione.

Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre.
“Più sarai povera, più Gesù ti amerà, Egli andrà lontano per cercarti, se talvolta ti smarrissi un po’”.

TERZO GIORNO – Il sorriso

La piccola Teresa dice: “Il mio modo speciale è quello di essere gioiosa, di sorridere sempre, sia quando cado che quando ottengo una vittoria”. “Quando non capisco niente degli avvenimenti sorrido e dico grazie”.

“Quando soffro molto, invece di avere un’aria triste, reagisco con un sorriso. All’inizio non ci riuscivo molto bene, ma ora è un’abitudine che sono felice di aver preso”.

Proposito: Oggi sforzati di offrire a Dio le situazioni dolorose della tua giornata reagendo con un sorriso.

Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre.

“Quando posso, faccio del mio meglio per essere gaia, per far piacere”.

QUARTO GIORNO – L’amore del prossimo

“C’è in comunità una sorella che ha il talento di dispiacermi in tutto… ma non volevo cedere all’antipatia naturale che provavo. Mi sono detta che la carità non doveva consistere nei sentimenti, ma nelle opere, perciò mi sono impegnata a fare per questa sorella ciò che avrei fatto per la persona che amo di più. Ogni volta che la incontravo pregavo per lei il Buon Dio, offrendoGli tutte le sue virtù e i suoi meriti… Non mi limitavo a pregare molto per la sorella che mi procurava tante lotte: mi sforzavo di farle tutti i favori possibili e, quando avevo la tentazione di risponderle in modo sgarbato, mi limitavo a farle il mio più gentile sorriso e mi sforzavo di sviare il discorso… Spesso poi, quando non ero in ricreazione (voglio dire durante le ore di lavoro), avendo alcuni rapporti di ufficio con questa sorella, quando le mie lotte erano troppo violente, fuggivo come un disertore. Poiché ella ignorava assolutamente ciò che provavo per lei, mai ha supposto i motivi del mio comportamento ed è persuasa che il suo carattere mi sia simpatico. Un giorno in ricreazione mi disse con un’espressione contentissima pressappoco queste parole: “Vorrebbe dirmi, mia Suor Teresa di Gesù Bambino, cosa l’attira tanto verso di me, che ogni volta che mi guarda la vedo sorridere?” Ah, ciò che mi attirava era Gesù nascosto in fondo alla sua anima, Gesù che rende dolce ciò che c’è di più amaro!”

Proposito: Oggi sforzati di fare un atto di carità, una parola, un gesto verso qualcuno con cui forse fai fatica ad intenderti.

Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre.

“Una parola, un sorriso gentile, spesso bastano per rasserenare un’anima triste”.

QUINTO GIORNO – L’umiltà

La piccola Teresa dice: “Praticherete l’umiltà che non consiste a pensare e a dire che siete pieni di difetti, ma ad essere felice che altri lo pensino e perfino lo dicano”.

Una delle sue sorelle dà la seguente testimonianza: “Una suora anziana non riusciva a capire come fosse possibile che Suor Teresa di Gesù Bambino, così giovane, si occupasse delle novizie e senza troppi complimenti le faceva sentire le sue riserve a questo proposito. Un giorno durante la ricreazione essa le disse delle parole molto dure, e fra l’altro che doveva piuttosto pensare a guidare se stessa che dirigere le altre. Io osservavo attentamente la scena da lontano, l’aria di dolcezza angelica della Serva di Dio contrastava fortemente con l’aria appassionata della sua interlocutrice e la sentii rispondere: “Ah! Sorella, lei ha proprio ragione e sono anche più imperfetta di quanto lei creda!””

Proposito: Quanto è grande l’Amore di Dio per ogni uomo! Oggi sforzati di accettare l’altro così com’è, perché tu stesso ricevi costantemente la Misericordia di Dio, malgrado le tue debolezze e le tue imperfezioni.

Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre.

“La Santità non è in questa o quella pratica, essa consiste in una disposizione del cuore che ci rende umili e piccoli tra le braccia del Buon Dio, coscienti della nostra debolezza e confidenti fino all’audacia nella sua bontà di Padre”.

SESTO GIORNO – La vita nascosta

Secondo la sua esperienza, la piccola Teresa confessa che l’ultimo posto è il meno desiderato in una comunità. Tuttavia è sicuramente proprio lì che si trova Gesù. Per esprimere questo concetto ella prende l’immagine di un insignificante granello di sabbia su una grande spiaggia e dice alle sue novizie:

“Soprattutto siamo piccole, così piccole che tutti possano calpestarci, senza neppure che noi mostriamo di sentirlo e soffrirne…”.

“Quale beatitudine essere nascosta così bene che nessuno pensa a te; essere sconosciuta perfino alle persone che vivono con te!”

“Il granello di sabbia non desidera essere umiliato: sarebbe ancora troppo importante, giacché si sarebbe obbligati ad occuparsi di lui; egli non desidera che una cosa: essere dimenticato, non contare nulla! Ma desidera essere visto da Gesù!”

Proposito: Oggi sforzati di fare tutto per amore di Dio senza aspettarti nessuna riconoscenza da parte degli uomini, nella sola gioia che Dio lo veda.

Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre.

“Sentii la carità entrarmi nel cuore, il bisogno di dimenticarmi per far piacere e da allora fui felice!”

SETTIMO GIORNO – Essere una madre per i sacerdoti

La piccola Teresa dice: “Ebbene, io sono la figlia della Chiesa… Le opere clamorose gli sono vietate: non può predicare il Vangelo, versare il suo sangue… Ma che importa? I suoi fratelli lavorano al posto suo e lui, piccolo bambino, si mette vicinissimo al Re e alla Regina, ama per i suoi fratelli che combattono… Ma come testimonierà il suo Amore, dal momento che l’Amore si prova con le opere? Non ho altro mezzo per provarti il mio amore che gettare fiori, cioè non lasciar sfuggire nessun piccolo sacrificio, nessuno sguardo, nessuna parola, approfittare di tutte le cose più piccole e farle per amore!… Voglio soffrire per amore e anche gioire per amore”.

Ella scrive al Padre Roulland, che le è stato donato come fratello: “Tutto quanto chiedo a Gesù per me, lo chiedo anche per lei. Come Giosuè, lei combatte nella pianura. Io sono il suo piccolo Mosè e incessantemente il mio cuore è rivolto verso il Cielo per ottenere la vittoria. O fratello mio, come sarebbe da compiangere se Gesù stesso non sostenesse le braccia del suo Mosè!”

Proposito: Oggi sforzati di offrire coscientemente per il Santo Padre tutte le situazioni spiacevoli e dolorose.

Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre.

“Non potrei dimenticare di pregare per tutti, senza lasciar da parte i semplici sacerdoti… Insomma voglio essere figlia della Chiesa come lo era la nostra Madre Santa Teresa e pregare secondo le intenzioni del nostro Santo Padre il Papa, sapendo che le sue intenzioni abbracciano l’universo. Ecco lo scopo generale della mia vita”.

OTTAVO GIORNO – La riconoscenza

La piccola Teresa dice: “Ciò che attira maggiormente le grazie del Buon Dio è la riconoscenza, perché se noi Lo ringraziamo per un beneficio, Egli è commosso e si affretta di darcene altri dieci e se Lo ringraziamo ancora con la stessa effusione, che incalcolabile moltiplicazione di grazie! Ne ho fatto l’esperienza, provate e vedrete. La mia gratitudine è infinita per tutto ciò che mi concede e gliene do la prova in mille modi”.

Proposito: Oggi metti per iscritto venti ragioni per le quali vuoi ringraziare Dio. Non dimenticare di metterci concretamente un momento doloroso della tua vita. Farai sgorgare da questa sofferenza una grazia per tanti altri se sai offrirla per amore.

Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre.

“Offriamo volentieri le nostre sofferenze a Gesù per salvare le anime. Povere anime! Esse hanno meno grazie di noi e tuttavia tutto il sangue di un Dio è stato versato per salvarle”.

NONO GIORNO – La pioggia di rose

La piccola Teresa ha promesso molte volte che dopo la sua morte avrebbe fatto piovere dal Cielo dei petali di rose. Ella dice a questo proposito:

“Un’anima infiammata di amore non può restare inattiva”.

“Se voi sapeste quanti progetti faccio su tutte le cose che farò quando sarò in Cielo… Incomincerò la mia missione…”.

“Ma sento soprattutto che la mia missione sta per cominciare, la mia missione di far amare il buon Dio come io lo amo, di dare la mia piccola via alle anime. Se il buon Dio esaudisce i miei desideri, il mio Cielo trascorrerà sulla terra sino alla fine del mondo. S&igarve;, voglio passare il mio Cielo a fare del bene sulla terra”.

Proposito: Oggi invoca l’aiuto della piccola Teresa in tutte le intenzioni che ti si presentano durante il giorno, con la sicurezza di essere esaudito perché lei lo ha promesso.

Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre.

“Ho sempre desiderato d’essere una santa, ma, ahimé, ho sempre constatato, quando mi sono confrontata con i Santi, che tra loro e me c’è la stessa differenza che esiste tra una montagna la cui vetta si perde nei cieli e il granello di sabbia, oscuro, calpestato dai piedi dei passanti. Invece di scoraggiarmi, mi sono detta: il Buon Dio non potrebbe ispirare desideri irrealizzabili; quindi, nonostante la mia piccolezza, posso aspirare alla santità. Farmi diversa da quello che sono, più grande, mi è impossibile: mi devo sopportare per quello che sono con tutte le mie imperfezioni; ma voglio cercare il modo di andare in Cielo per una piccola via tutta nuova. Vorrei trovare anch’io un ascensore per innalzarmi fino a Gesù, perché sono troppo piccola per salire la dura scala della perfezione. Allora ho cercato nei libri santi l’indicazione dell’ascensore, oggetto del mio desiderio; e ho letto queste parole uscite dalla bocca della Sapienza Eterna: “Se qualcuno è molto piccolo, venga a me”. Così sono arrivata a intuire che avevo trovato ciò che cercavo. E volendo sapere, o mio Dio, ciò che faresti al molto piccolo che rispondesse alla tua chiamata, ho continuato le mie ricerche ed ecco quello che ho trovato: “Come una madre accarezza il figlio, così io vi consolerò: vi porterò in braccio e vi cullerò sulle mie ginocchia!” L’ascensore che mi deve innalzare fino al Cielo sono le tue braccia, o Gesù! Per questo non ho bisogno di crescere, anzi bisogna che io resti piccola, che lo diventi sempre più”.

Altra novena – LA NOVENA DELLE ROSE

“Passerò il mio Cielo a fare del bene sulla terra. Farò scendere una pioggia di rose”

Padre Putigan il 3 dicembre 1925, cominciò una novena chiedendo una grazia importante. Per sapere se veniva esaudito, chiese un segno. Desiderava ricevere una rosa in dono quale garanzia di aver ottenuto la grazia. Non fece parola con nessuno della novena che stava facendo. Al terzo giorno, ricevette la rosa richiesta ed ottenne la grazia.

Cominciò un’altra novena. Ricevette un’altra rosa ed un’altra grazia. Allora prese la decisione di diffondere la novena “miracolosa” detta delle rose.

Oggi in tutto il mondo si pratica questa novena… La si può cominciare in qualsiasi giorno del mese. Di solito, i devoti ed amici di Teresa, la fanno dal 9 al 17 di ogni mese.

Preghiera per la novena delle rose

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
O Dio, vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre, Credo.

Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, io vi ringrazio per tutti i favori e le grazie di cui avete arricchito l’anima della vostra serva Santa Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo, Dottore della Chiesa, durante i suoi ventiquattro anni trascorsi su questa terra e, per i meriti di questa vostra Santa Serva, concedetemi la grazia (qui si formula la grazia che si vuol ottenere), se è conforme alla vostra Santa volontà e per il bene della mia anima.

Aiutate la mia fede e la mia speranza, o Santa Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo; realizzate ancora una volta la vostra promessa di passare il vostro cielo a fare del bene sulla terra, permettendo che io riceva una rosa come segno della grazia che desidero ottenere.

Si recitano 24 “Gloria al Padre” in ringraziamento a Dio per i doni concessi a Teresa nei ventiquattro anni della sua vita terrena. Segue ad ogni “Gloria” l’invocazione: Santa Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo, prega per noi.

Facciamo conoscere questa Santa, “la più grande dei tempi moderni”, propagando questa novena. Sicuramente Teresa ci aiuterà dal Cielo e ci otterrà quanto desideriamo.

Ripetere per nove giorni consecutivi.

Tridui

Cos’è un Triduo? Si tratta di una preghiera fatta per tre giorni consecutivi.

TRIDUO A SANTA TERESA DI GESÙ BAMBINO – Per una grazia

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
O Dio, vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre, Credo.

PRIMO GIORNO

Poggiata sulla vostra parola, col cuore pieno di fiducia, mi presento a voi, o piccola Santa Teresa, per esporvi umilmente la mia urgente necessità e domandarvi una grazia che bramo ardentemente. Abbassate i vostri occhi e vedete in quante angustie geme il mio povero cuore. Fate vostra la mia presente necessità, ed ottenetemi da Dio la grazia che vi domando. O piccola Dispensatrice dei celesti tesori, voi non vorrete fare che solo per me non sia mantenuta la vostra promessa, che solo a me sia negato il favore che tanto vivamente vi chiedo: ma consolatemi, e se questa grazia sarà per la maggior gloria di Dio, e per il profitto dell’anima mia, ottenetemela, e sarà ancora una volta vera la vostra parola: “di voler passare il vostro cielo a far del bene sulla terra”.

Tre Pater, Ave, Gloria.

SECONDO GIORNO

So bene che per la mia indegnità non meriterei questa grazia; ma voi mi esaudirete, o piccola Santa Teresa, perché so pure quanto vi commuove la miseria e l’angustia dei vostri fratelli! Voi che null’altro domandaste a Dio che di glorificarlo esaltando il suo amore inesauribile e la sua misericordia, strappategli anche questa grazia… che tanto mi consolerà. Sì, ottenetemela, o Santa Teresa, per l’amore che portaste ai vostri cari sulla terra, e per l’amore che nutrite per l’anima mia, non respingete la mia preghiera e consolatemi. Se questa grazia sarà di gloria di Dio, e per il bene dell’anima mia, non me la rifiutate, ma secondo la vostra consueta benignità concedetemela…

Tre Pater, Ave, Gloria.

TERZO GIORNO

O piccola Santa Teresa, io so che voi mi amate e del pari amate tutte le mie cose e la mia felicità. Ancora una volta vi supplico di ottenermi da Dio questa grazia… ma se essa non fosse secondo il divino beneplacito, o dovesse ritardare in me l’effusione della divina grazia, oh concedetemi almeno la conformità al divino volere, fatemi trovare nella divina volontà il mio Paradiso, e nella rassegnazione e nella pace una gioia maggiore della grazia richiesta. Così sia.

Tre Pater, Ave, Gloria.

Altro Triduo – TRIDUO A SANTA TERESA DI GESÙ BAMBINO – Per ringraziamento

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
O Dio, vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre, Credo.

PRIMO GIORNO

Eccomi di nuovo ai vostri piedi, o piccola Santa Teresa, per cantarvi l’inno della riconoscenza e del ringraziamento. Ancora una volta non avete smentita la vostra promessa, ed avete riserbato anche per me una delle vostre mistiche rose. Siate benedetta e ringraziata, ed in Voi sia ringraziato e benedetto Iddio che tanto largamente si piega alla vostra intercessione, e concede, oltre i desideri, quanto si domanda nel vostro nome.

E poiché voi nulla gradireste in ricambio, se non ciò che torni a gloria di Dio, concedetemi ancora, con la grazia ricevuta, un aumento della mia fede, affinché riconoscendo e confessando sempre la suprema bontà del Signore, coordini tutta la mia vita al conseguimento dell’immortale felicità del cielo.

Tre Pater, Ave, Gloria.

SECONDO GIORNO

O mia piccola Santa Avvocata, quanto sento la gratitudine per voi, che tanto sollecita vi siete piegata a concedermi la sospirata grazia. Io vi benedico e vi esalto, ed in voi benedico ed esalto l’infinita bontà del Signore che vi ha fatto dispensiera delle sue grazie. E affinché la mia gratitudine non sia fatta di sole parole, fate che si accresca in me la speranza e la confidenza verso il buon Dio, che benignamente si è ricordato di me nella mia necessità, ed ottenetemi che riguarda tutte le mie cose, tra le sue amorosissime braccia.

Tre Pater, Ave, Gloria.

TERZO GIORNO

Mettetemi pure, o piccola Regina dei cuori, nel corteggio dei vostri devoti, poiché io, avendo esperimentato l’efficacia della vostra intercessione, non potrò più dimenticare il vostro dolce nome. Ma deh! o mia gloriosa Patrona ed Avvocata, anche voi accoglietemi nel bel numero dei vostri amici, e fatemi l’onore di appartenere alla legione delle piccole anime consacrate all’amore misericordioso di Dio. Oh che questo divino amore riempia tutto il cuor mio e lo vuoti di quegli affetti che a voi dispiacciono, e che non sono degni di un cristiano.

Concedetemi l’amore vostro puro, generoso, paziente, operoso: che io ami sempre il buon Dio come voi lo amaste, nell’adempimento diligente di tutti i miei doveri, nell’esercizio continuo di tutte le virtù cristiane. Che io ami il mio prossimo come lo amaste voi, vedendo in esso la creatura di Dio, il fratello a cui è dovere dare l’amore, il compatimento, il perdono. O mia cara Santa, gradite le mie umili grazie, ed in ricambio proteggetemi, liberatemi da ogni male, assistetemi in ogni necessità. Siate il mio angelo per tutta la vita, ed ottenetemi in fine l’ultima grazia: di giungere felicemente, sotto la vostra protezione, al porto dell’eterna beatitudine. Amen.

Tre Pater, Ave, Gloria.

Preghiere per varie necessità

A SANTA TERESA DI GESÙ BAMBINO – Per i bimbi

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
O Dio, vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre, Credo.

O cara Santa Teresa, Piccola sorella di Gesù Bambino, sotto il bianchissimo manto della vostra protezione mettiamo l’innocenza dei nostri bambini. Queste tenere anime, che formarono sempre la delizia del cuore divino, e che voi chiamaste “lo specchio di Dio” sono inapprezzabili tesori, di cui noi siamo i depositari e i custodi, per crescerli a Dio.

Voi vedete e sapete quanto è tremenda la nostra responsabilità, e quanto ognor più difficile si renda il dovere di salvare questi cuori innocenti dalla strage che Satana mena oggi pel mondo.

O Piccola Santa! Per le ineffabili dolcezze della Divina Infanzia, per l’amore santissimo che portaste al Piccolo Gesù, custodite i nostri tesori, conservate il loro candore, vegliate sulla loro innocenza.

Che essi crescano per le compiacenze di Dio, per la gioia degli Angeli, per la delizia del vostro cuore, e per la felicità nostra. Diteci le parole per istruirli, dateci l’eloquenza del buon esempio per educarli, per edificarli al bene ed alla virtù.

Tenete lontani da essi tutti i pericoli, che mai il peccato sciupi la bellezza delle loro anime, e fate, che cresciuti sino alla pienezza della età, glorifichino Iddio con una vita santa, ed infine compiano in cielo il numero degli eletti. Così sia.

A SANTA TERESA DI GESÙ BAMBINO – Per la pace nelle famiglie

O piccola Santa Teresa, genio tutelare della famiglia cristiana, voi che foste il raggio di sole ed il sorriso della vostra benedetta e avventurata famiglia, compiacetevi accogliere sotto la vostra protezione la mia, che raccomando caldamente alla vostra bontà. Che la pace e la quiete della vostra allieti anche la mia, con la riproduzione di tutto il bene e di tutte le virtù di cui la vostra fu santuario.

Che il nome di Dio sia adorato e benedetto nella mia casa, che la sua santa legge, ed i precetti della nostra Madre Chiesa siano da tutti e da ciascuno diligentemente osservati. Allontanate dalla mia casa il peccato e lo spirito di vanità e di dissipazione del secolo. Che sian lungi dalla mia casa l’irriverenza, la gelosia, la diffidenza, l’invidia, l’odio, le sventure, i mali, e solo regni su tutti l’onda piena dell’amore, della carità, del reciproco compatimento, del bene.

O Piccola Santa, delizia dei vostri genitori, orgoglio santo di tutta la vostra famiglia, per l’amore tenerissimo che nutriste verso gli autori dei vostri giorni, verso tutti i vostri cari, benedite la mia famiglia: che il buon esempio e la virtù discenda dall’alto su quelli che obbediscono, per risalire, tramutato in obbedienza e rispetto, verso coloro che hanno la responsabilità della casa.

Che nella vostra protezione, e santa devozione, questa famiglia sia una di amore, di pensiero, di azione, per esser una nella felicità della terra e nella beatitudine del cielo. Così sia.

A SANTA TERESA DI GESÙ BAMBINO – Per una conversione

O Santa Teresa di Gesù Bambino, apostola della gloria di Dio, io raccomando alla vostra benignità l’anima di […] È una persona tanto a me cara, ed è un’anima altrettanto cara a Dio ed al vostro cuore. Mirate il suo stato desolante. Satana ha ottenebrata la sua mente, ha inceppata la sua volontà, e la tiene avvinta nella schiavitù del peccato.

No, voi non potete disinteressarvi della salvezza di quest’anima, voi che chiedeste a Dio di mangiare il vostro pane bagnato di pianto e di dolore, purché si salvassero i peccatori; voi che con la potenza della vostra preghiera avete ottenuto da Dio la conversione di un assassino, e strappaste la sua anima dagli artigli di Satana che stava per ghermirla eternamente, oh muovetevi a pietà anche dell’anima di […], irradiate la sua mente della vostra santa luce, toccate il suo cuore con quelle dolcissime e misteriose parole, con cui riportaste sulla via del dovere e della virtù tante povere anime perdute. Convertite quest’anima, fatela risorgere dal suo peccato, ed ancora una volta trionfi in essa la misericordia di Dio.

Io vi scongiuro che non sia riserbato a quest’anima d’incontrarsi con Dio l’ultimo giorno, quando verrà a giudicarla e condannarla, ma fate che presto si ricongiunga a Lui, e lo ritrovi Padre benigno e clemente, e torni a gustare la dolcezza del suo amplesso materno con le gioie della sua grazia; ed anche in essa voi possiate presentare al Signore un’altra preda del vostro sublime apostolato. Così sia.

LITANIE DI SANTA TERESA DI GESÙ BAMBINO DEL VOLTO SANTO, DOTTORE DELLA CHIESA

Signore pietà  Signore pietà
Cristo pietà  Cristo pietà
Signore pietà  Signore pietà
Santa Maria Madre di Dio  prega per noi
San Giuseppe  prega per noi
Santi Pietro e Paolo  pregate per noi
San Giovanni della Croce  prega per noi
Santa Teresa d’Avila  prega per noi
Santi e Sante del Carmelo  pregate per noi
Santa Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo    prega per noi
Stella luminosa del Carmelo  prega per noi
Figlia della Vergine Maria  prega per noi
Modello dei cuori puri  prega per noi
Martire dell’Amore Misericordioso  prega per noi
Apostolo della Misericordia  prega per noi
Dottore della Chiesa  prega per noi
Patrona delle Missioni  prega per noi
Consolazione dei missionari  prega per noi
Immagine del Volto Santo di Gesù  prega per noi
Specchio del Cuore Immacolato di Maria  prega per noi
Parola di Dio per il nostro tempo  prega per noi
Grande interprete del Vangelo  prega per noi
Maestra della piccola via  prega per noi
Guida sicura nella notte della fede  prega per noi
Tu che spargi la pioggia di rose  prega per noi
Tu che sei seduta alla tavola dei peccatori  prega per noi
Tu che dispensi a piene mani favori divini  prega per noi
Tu che fai amare l’Amore  prega per noi
Tu che ami far piacere a Gesù  prega per noi
Tu che passi il Cielo sulla terra  prega per noi
Tesoro di tenerezza per gli ultimi  prega per noi
Sorella nascosta di tutti i sacerdoti  prega per noi
Rifugio dei più grandi criminali  prega per noi
Stella delle nazioni e dei popoli  prega per noi
Soccorso e protezione degli esuli  prega per noi
Cantore della tenerezza del Padre  prega per noi
Apostolo della fiducia e della semplicità  prega per noi
Profeta degli ultimi tempi  prega per noi
Amore bruciante nel cuore della Chiesa  prega per noi
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo  perdonaci, Signore
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo  esaudiscici, Signore
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo  abbi pietà di noi.

PREGHIAMO: O Dio, nostro Padre, che apri le porte del tuo regno agli umili e ai piccoli, fa’ che seguiamo con serena fiducia la via tracciata da Santa Teresa di Gesù Bambino, vergine e Dottore della Chiesa, perché anche a noi si riveli la gloria del tuo volto. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo figlio, che è Dio e vive e regna nell’unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen.

PREGHIERA D’INTERCESSIONE

CELEBRANTE: sospinti dalla fiducia filiale che regnava nel cuore di Santa Teresa di Gesù Bambino, Dottore della Chiesa, uniamoci a Cristo, nostro unico mediatore, per pregare Dio nostro Padre.

Lettore: Preghiamo insieme e diciamo:

Tutti: Ascoltaci o Signore.

CELEBRANTE: Teresa ha detto: “È così dolce servire il buon Dio nella notte della prova, noi non abbiamo che questa via per vivere di fede”.

Lettore: Padre, sull’esempio di Santa Teresa e per la sua intercessione, aumenta la nostra fede affinché nella pena e nella gioia, nella notte e nella luce, noi camminiamo alla sequela di Gesù. Preghiamo:

Tutti: Ascoltaci o Signore.

CELEBRANTE: Teresa ha detto: “Ciò che piace al Buon Dio è di vedermi amare la mia piccolezza e la mia povertà, è la speranza cieca che ho nella sua misericordia” (LT 197).

Lettore: Padre, sull’esempio di Santa Teresa e per la sua intercessione, aumenta in noi la fiducia, che trasfigura la nostra debolezza e ci dà la forza di amare e di agire. Preghiamo:

Tutti: Ascoltaci o Signore.

CELEBRANTE: Teresa ha detto: “Quando considero Gesù, il mio cuore mi sembra piccolo. Vorrei tanto amarLo! AmarLo come non sia mai stato amato…” (LT 74).

Lettore: Padre, sull’esempio di Santa Teresa e per la sua intercessione, aumenta in noi l’amore del tuo Nome e l’attenzione alla tua Presenza caritatevole, affinché siamo affascinati dalla bellezza di Gesù, Sacramento del tuo Amore Misericordioso. Preghiamo:

Tutti: Ascoltaci o Signore.

CELEBRANTE: Teresa ha detto: “Sì, lo sento, quando sono caritatevole, è Gesù che agisce in me; più sono unita a Lui, amo di più tutte le mie sorelle” (Ms C, 12v°).

Lettore: Padre, sull’esempio di Santa Teresa e per la sua intercessione, accendi nei nostri cuori il fuoco del tuo Spirito Santo, affinché in mezzo ai nostri fratelli, come Gesù, conosciamo il tuo sorriso che riscalda, la tua parola che libera, la tua mano che aiuta con efficacia. Preghiamo:

Tutti: Ascoltaci o Signore.

CELEBRANTE: Teresa ha detto: “O mio Gesù, ti amo, amo la Chiesa mia Madre… (Ms B, 4v°) Vorrei annunciare il Vangelo nelle cinque parti del mondo e fino nelle isole più lontane (Ms B, 3r°); nel cuore della Chiesa sarò l’Amore” (Ms B, 3v°).

Lettore: Padre, sull’esempio di Santa Teresa, patrona universale delle missioni, e per la sua intercessione, incendia del tuo Spirito d’Amore il cuore di tutti i cristiani affinché la Chiesa non cessi mai di annunciare il messaggio di Gesù al nostro mondo tormentato e di lodarti senza fine, con Maria e tutti i santi. Preghiamo:

Tutti: Ascoltaci o Signore.

CELEBRANTE: Padre Santo, che ti riveli ai piccoli e hai aperto a Santa Teresa di Gesù Bambino, Patrona delle Missioni e Dottore della Chiesa, i misteri del tuo regno, donaci un cuore povero e fiducioso perché la nostra vita sia trasformata in lieto annuncio del tuo amore misericordioso. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Atto d'offerta all'Amore Misericordioso

Atto d’offerta all’Amore Misericordioso

Possediamo tre autografi dell’Atto d’Offerta, il primo è stato scritto tra il 9-11 giugno 1895, con una scrittura molto accurata e alcune parole evidenziate. Teresa lo portava sul cuore.

Racconta suor Genoveffa: “Era il 9 giugno, giorno della Festa della SS. Trinità, uscendo dalla Messa, con lo sguardo tutto infiammato, respirando un santo entusiasmo, Teresa mi trascinò senza proferire parola da Nostra Madre, allora era suor Agnese di Gesù. Le raccontò, davanti a me, come si era offerta Vittima di Olocausto all’Amore misericordioso, chiedendole il permesso di consacrarci insieme. Nostra Madre, troppo occupata in quel momento, permise senza comprendere troppo di che cosa si trattava. Rimasta sola, Teresa mi confidò la grazia che aveva ricevuto e si mise a comporre un atto di offerta che pronunciammo ufficialmente insieme due giorni dopo, l’11 giugno” (Souvenirs intimes, 1909, p 269, testo inedito).

Il testo venne sottoposto al Padre Lemonnier, missionario della Délivrande, che – pur approvandolo – chiese una correzione apportata poi da Teresa. Sostituì infatti “infiniti” con “immensi”.

ATTO D’OFFERTA di me stessa, Vittima d’Olocausto all’Amore Misericordioso di Dio

O Dio! Trinità Beata, desidero Amarti e farti Amare, lavorare per la glorificazione della Santa Chiesa salvando le anime che sono sulla terra e liberando quelle che soffrono in Purgatorio. Desidero adempiere perfettamente la tua volontà e arrivare al grado di gloria che mi hai preparato nel tuo regno, in una parola, desidero essere Santa, ma sento la mia impotenza e ti chiedo, o Dio, di essere tu stesso la mia Santità.

Poiché mi hai amato fino a donarmi il tuo unico Figlio perché fosse mio Salvatore e mio Sposo, i tesori infiniti dei suoi meriti sono miei, te li offro con letizia, supplicandoti di non guardarmi che attraverso il Volto di Gesù e nel suo Cuore ardente d’Amore.

Ti offro anche tutti i meriti dei Santi che sono in Cielo e sulla terra, i loro atti d’Amore e quelli dei Santi Angeli. Infine ti offro, o Beata Trinità, l’Amore e i meriti della Santa Vergine, mia madre, proprio a lei consegno la mia offerta, pregandola di presentartela. Il Suo Divin Figlio, mio Sposo Amato, nei giorni della sua vita mortale, ci disse: “Tutto ciò che domanderete al Padre mio, nel nome mio, Egli ve lo darà!” Sono dunque certa che esaudirai i miei desideri. Lo so, mio Dio, “più vuoi donare, più fai desiderare” (Giovanni della Croce, Lettera 15). Sento nel mio cuore desideri immensi ed è con fiducia che ti domando di venire a prendere possesso della mia anima. Non posso ricevere la Santa Comunione così spesso come lo desidero, ma, Signore, tu non sei l’Onnipotente? Rimani in me, come nel tabernacolo, non allontanarti mai dalla tua piccola ostia.

Vorrei consolarti per l’ingratitudine dei cattivi e supplicarti di togliermi la libertà di dispiacerti; se per debolezza qualche volta cado, all’istante il tuo Sguardo Divino purifichi la mia anima consumando tutte le mie imperfezioni, come il fuoco che trasforma tutto in se stesso.

Ti ringrazio, mio Dio, per tutte le grazie che mi hai accordato, in particolare per avermi fatta passare per il crogiolo della sofferenza. È con gioia che ti contemplerò nell’ultimo giorno con in mano lo scettro della Croce. Poiché ti sei degnato di farmi partecipe di questa Croce così preziosa, spero in Cielo di rassomigliarti e di vedere brillare sul mio corpo glorificato le sacre stigmate della tua Passione.

Dopo l’esilio della terra, spero di venire a godere di te nella Patria, ma non voglio ammassare meriti per il Cielo, voglio solo lavorare per tuo amore, con l’unico intento di piacerti, di consolare il tuo Sacro Cuore e di salvare anime che ti ameranno eternamente.

Alla sera di questa vita (Giovanni della Croce, Massima 70), mi presenterò davanti a te a mani vuote, non ti chiedo infatti, Signore, di contare le mie opere. Tutte le nostre giustizie sono imperfette ai tuoi occhi (Is 64,6). Voglio quindi rivestirmi della tua stessa Giustizia e ricevere dal tuo Amore il possesso eterno di Te stesso. Non voglio altro trono e altra corona che Te, mio Amato!

Ai tuoi occhi il tempo è nulla, un giorno solo è come mille anni (Sal 89,4), tu puoi quindi, in un istante, prepararmi a comparire dinanzi a te.

Per vivere in un atto di perfetto Amore mi offro Vittima d’Olocausto al tuo Amore Misericordioso, supplicandoti di consumarmi senza sosta, lasciando traboccare nella mia anima i flutti di tenerezza infinita racchiusi in te e così divenga Martire del tuo Amore, mio Dio!

Questo martirio, dopo avermi preparata a comparire dinanzi a te, mi faccia infine morire e la mia anima si slanci, senza ritardi, nell’eterno abbraccio del tuo Amore Misericordioso.

Voglio, mio Amato, ad ogni battito del cuore rinnovarti quest’offerta un numero infinito di volte, fino a che, svanite le ombre, possa dirti di nuovo il mio Amore in un Faccia a Faccia eterno!

Maria Francesca Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo, rel. carm. ind.

Festa della Santissima Trinità, 9 giugno dell’anno di grazia 1895.

Teresa, rosa sfogliata

Teresa, rosa sfogliata

Poesia scritta da Teresa il 19 maggio 1897 su richiesta di Madre Enrichetta, del Carmelo di Parigi.

Pochi mistici si sono spinti così lontano come Teresa, ormai minata nel fisico, all’estremo delle sue forze che offre il suo nulla buttandosi sotto i passi di Gesù, in un atto di puro e totale amore. Così la si coglie in questa composizione: non chiede nulla, s’abbandona, è quasi già al di là della morte, si direbbe quasi al di là dell’amore.

Teresa deve ormai rinunciare agli impegni della vita comune uno dopo l’altro… fino ad abbandonare la sua cella per l’infermeria… intuisce che le resta un ultimo atto supremo da assolvere: Io devo morire. Morire dissolvendosi, appassendo, giorno dopo giorno, come una rosa che si sfoglia. Dentro ad una offerta, la più assoluta, senza cura, senza pretese, senz’arte. La sua generosità è pari alla sua delicatezza: che la sua vita così spesa (persa) sia soltanto dolcezza sotto i passi infantili di Gesù Bambino e sotto gli ultimi passi dell’Uomo dei Dolori (allusione al suo nome appunto di Gesù Bambino e del Volto Santo).

Suor Maria della Trinità racconta la genesi di questa poesia di cui Madre Enrichetta del Carmelo di Parigi aveva anche suggerito l’argomento: “Poiché rispondeva ai suoi sentimenti, Suor Teresa vi mise tutto il suo cuore. Madre Enrichetta ne fu molto contenta, solamente mi scrisse che mancava un’ultima strofa che spiegasse che, alla morte, Dio avrebbe raccolto questi petali sfogliati per riformarne una bella rosa che sarebbe brillata per tutta l’eternità. Allora suor Teresa di Gesù Bambino mi disse: “Che la buona Madre faccia lei stessa questa strofa così come l’intende, per me non sono per nulla ispirata a farla. Il mio desiderio è di essere sfogliata del tutto, per gioire di Dio. Punto e basta””.

UNA ROSA SFOGLIATA

Gesù, quando ti vedo sorretto da tua Madre
Lasciar l’appoggio
E trepido tentare su questa arida terra
i primi passi
Davanti a te vorrei una rosa sfogliare
tutta freschezza
Perché il tuo piccol piede soavemente posi
Sopra ad un fiore!…

Questa rosa sfogliata, è immagine fedele
Divino Infante
Del cuor che per te vuol tutto immolarsi intero
Ad ogni istante.
Signore, sui tuoi altari più d’una fresca rosa
Ama brillare
A te essa si dona… Ma d’altra cosa io sogno:
“È di sfogliarmi!…”

La rosa nel suo splendore ti può abbellir la festa
Bambino Amato,
Ma la rosa sfogliata, si disperde senza cura
al capriccio del vento.
Una rosa sfogliata si dà senza pretese
Per più non essere.
Com’essa allegramente a te io m’abbandono
Gesù Piccino.

Con incuria si passa sui petali di rosa
E ciò che resta
Son semplici ornamenti disposti là senz’arte
Io l’ho compreso.
Gesù, per amore tuo la vita ho perso
E l’avvenire
Agli occhi dei mortali come appassita rosa
Devo morire!…

Per te, devo morire, Gesù, Beltà Suprema,
Sorte felice!
Voglio, sfogliandomi, provarti che io t’amo
O mio Tesoro!…
Sotto agl’infantili passi tuoi segretamente
Qui viver voglio
Ed addolcir ancor vorrei sopra al Calvario
Gli estremi passi tuoi!…

SEMPRE A PROPOSITO DI ROSE…

Teresa la santa delle rose?

In una lettera che padre Bellière scrisse a Madre Agnese, includeva un piccolo distintivo di carta con un’immagine del Cuore di Gesù da una parte e, dall’altra, un testo da lui scritto. Si trattava di un distintivo in uso presso gli aderenti alla Associazione Guardia d’onore del Sacro Cuore, alla quale era iscritto padre Bellière.

Il distintivo doveva essere consegnato a Suor Teresa con la quale, pur essendo stato affidato alle sue preghiere, non aveva ancora iniziato a corrispondere, ma con cui intendeva già sigillare con questo segno la loro unione fraterna.

Chiedeva, perciò, che Teresa apponesse all’immagine la sua firma. Cosa che Teresa in effetti farà sul retro dell’immagine.

Il mittente vi ha già scritto: “immagine di unione di carità apostolica e fraterna nei Sacri Cuori di Gesù e di Maria. Firmato: M. Barthélemy-Bellière figlio di M. e G. (Maria e Gesù), A. M. (aspirante missionario). 24 ottobre 1895”.

Sotto gli emblemi abituali del Sacro Cuore, il retro porta impresso il motto: “Non è che amore e misericordia!” (cfr LT 266, p 1281).

Teresa lo firma e lo colloca nel piccolo libro dei vangeli, che porta giorno e notte sul suo cuore. Aprendolo a caso lo sguardo cade su questo versetto: “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra, e come vorrei che fosse già acceso” (Lc 12,49).

Alla morte di suor Teresa di Gesù Bambino, l’immagine-ricordo è rimandata a padre Bellière. A sua volta, egli apre a caso il Nuovo Testamento e capita esattamente lo stesso versetto (cfr LT 34, 38 e 41). C’è più di una coincidenza fortuita. Da parte di Teresa, così attenta a cogliere e a far concordare questi piccoli segni, compresi dal solo beneficiario, il versetto evangelico ci svela a colpo sicuro il segreto della sua attività missionaria, come di quella di ogni apostolo.

Madre Agnese la sceglie in un primo momento come citazione della prima edizione di Storia di un’Anima (HA 98, p1). La scrive anche sulla croce della prima sepoltura, nell’ottobre 1897, sotto questa forma:

“Che io voglio, o mio Dio – Portare lontano il tuo Fuoco – Ricordati”.

Un’imprudenza del sacrestano pasticcia la pittura fresca. Madre Agnese modifica allora il suo progetto e scrive:

“Voglio passare il mio cielo a fare del bene sulla terra”.

Questo “bene” però non tarda ad essere identificato con i benefici della “pioggia di rose”, con il rischio di far dimenticare che l’annuncio del Vangelo a tutta la terra è il bene più ardentemente desiderato dal cuore missionario di Teresa.

Le sue più belle rose sono di Fuoco.

Le follie di Teresa

I desideri folli di Teresa:
Vorrei essere sacerdote

Essere tua sposa, Gesù, essere Carmelitana, essere, per la mia unione con te, madre delle anime, dovrebbe bastarmi… Ma non è così… Senza dubbio, questi tre privilegi sono proprio la mia vocazione, Carmelitana, sposa e madre, tuttavia sento in me altre vocazioni, sento la vocazione del Guerriero, del SACERDOTE, dell’apostolo, del dottore, del martire. Infine, sento il bisogno, il desiderio di compiere per te, Gesù, tutte le opere più eroiche… Sento nella mia anima il coraggio di un crociato, di uno zuavo pontificio, vorrei morire su di un campo di battaglia per la difesa della Chiesa…

Sento in me la vocazione del SACERDOTE: con quale amore, Gesù, ti porterei nelle mie mani, quando, al suono della mia voce, tu discendessi dal Cielo… Con quale amore ti darei alle anime!… Ma, pur desiderando essere SACERDOTE, ammiro e invidio l’umiltà di San Francesco d’Assisi e mi sento la vocazione di imitarlo, rifiutando la sublime dignità del Sacerdozio.

Gesù! Amore mio, vita mia… come unire questi contrasti? Come realizzare i desideri della mia povera piccola anima? Malgrado la mia piccolezza, vorrei illuminare le anime come i profeti, i dottori, ho la vocazione di essere apostolo… vorrei percorrere la terra, predicare il tuo nome e piantare sul suolo infedele la tua Croce gloriosa. Ma, mio Amato, una sola missione non mi sarebbe sufficiente, vorrei nel contempo annunciare il Vangelo nelle cinque parti del mondo e fino alle isole più lontane… Vorrei essere missionaria, non solamente per qualche anno, ma vorrei esserlo stata fin dalla creazione del mondo e esserlo fino alla consumazione dei secoli… Ma vorrei soprattutto, mio amato Salvatore, vorrei versare il mio sangue per te fino all’ultima goccia…

Il Martirio, ecco il sogno della mia giovinezza, questo sogno è cresciuto con me nel chiostro del Carmelo… Ma sento ancora che il mio sogno è follia, perché non saprei limitarmi a un genere di martirio. Per soddisfarmi, ci vorrebbero tutti… Come te, mio Sposo Adorato, vorrei essere flagellata e crocifissa… Vorrei morire scuoiata come San Bartolomeo… Come San Giovanni, vorrei essere immersa nell’olio bollente, vorrei subire tutti i supplizi inflitti ai martiri. Con Sant’Agnese e Santa Cecilia vorrei presentare il mio collo alla spada e come Giovanna d’Arco, mia sorella, vorrei sul rogo mormorare il tuo nome, Gesù… Sognando i tormenti che saranno l’eredità dei cristiani al tempo dell’Anticristo, sento il mio cuore trasalire e vorrei che tutti i tormenti mi fossero riservati. Gesù, Gesù, se volessi scrivere tutti i miei desideri, dovrei prendere in prestito il tuo libro della vita, là dove sono riportate tutte le azioni di tutti i Santi e queste azioni vorrei averle compiute io per te…

Da molto tempo avevo un desiderio che mi pareva del tutto irrealizzabile: avere un fratello SACERDOTE. Pensavo spesso che se i miei fratellini non fossero volati in Cielo avrei avuto la felicità di vederli salire all’altare; ma poiché Dio li ha scelti per farne degli angioletti non potevo più sperare di vedere realizzato il mio sogno. Ed ecco che non solo Gesù mi ha fatto la grazia che desideravo, ma mi ha unito con i legami dell’anima a due dei suoi apostoli, che sono divenuti miei fratelli… Voglio, Madre amata, raccontarle in dettaglio di come Gesù ha realizzato il mio desiderio e anche lo ha superato, poiché non desideravo che un fratello SACERDOTE il quale ogni giorno pensasse a me al Santo altare.

Vorrei essere il cuore della Chiesa

È difficile ridire i segreti del Cielo. Teresa vive l’impotenza non dell’artista verso la sublimità del bello, ma del mistico, attonito e stupito dinanzi all’ineffabilità, all’indicibilità dei misteri di Dio.

Sorella, come siamo fortunate di comprendere gli intimi segreti del nostro Sposo! Se tu volessi scrivere tutto quello che ne sai, avremmo delle belle pagine da leggere, ma so che preferisci conservare nel profondo del tuo cuore “i segreti del Re” e poi a me dici: “È onorevole rendere note le opere dell’Altissimo”. Ritengo che hai ragione nel conservare il silenzio, ed è solo per farti piacere che scrivo queste righe. Avverto infatti la mia impotenza nel ridire, con parole terrestri, i segreti del Cielo e, dopo aver scritto pagine e pagine, riterrei di non aver ancora iniziato… Ci sono tanti orizzonti diversi, tante sfumature variegate all’infinito che solo la tavolozza del pittore celeste potrà, dopo la notte di questa vita, fornirmi i colori capaci di dipingere le meraviglie che egli svela all’occhio della mia anima.

Sorella, mi hai chiesto di scriverti il mio sogno e la “mia piccola dottrina”, come tu la chiami… L’ho fatto nelle pagine seguenti, ma così male che mi sembra impossibile che tu possa comprenderlo. Forse troverai esagerate le mie espressioni… Perdonami, è dovuto al mio stile poco gradevole. Ti assicuro che non c’è alcuna esagerazione nella mia piccola anima, tutto è calmo e in riposo…

(Scrivendo, parlo a Gesù, così mi è più facile esprimere i miei pensieri… Ma, ciò non impedisce che siano espressi molto male!)

Un sogno piuttosto strano per una persona come Teresa che asserisce di non annettere molta importanza ai sogni… Ma è un raggio di sole nel buio cupo della prova.

Gesù, mio amato! Chi potrà dire con quale tenerezza, con quale dolcezza tu conduci la mia piccola anima? Come ti piace far scintillare il raggio della tua grazia nel bel mezzo del più cupo temporale!… Gesù, il temporale si abbatteva molto forte sulla mia anima dopo la bella festa del tuo trionfo, la radiosa festa di Pasqua, quando un sabato di maggio, riflettendo sui sogni misteriosi che sono talvolta accordati a certe anime, mi dicevo che doveva essere una ben dolce consolazione, tuttavia non la chiedevo. La sera, contemplando le nubi che coprivano il cielo, la mia piccola anima si diceva ancora che i bei sogni non erano per lei e si addormentò sotto il temporale… L’indomani era il 10 maggio, la seconda domenica del mese di Maria, forse l’anniversario del giorno in cui la Santa Vergine si degnò di sorridere al suo piccolo fiore…

Al primo chiarore dell’alba, mi trovai (in sogno) in una sorta di galleria. C’erano diverse altre persone ma lontane, solo Nostra Madre era vicina a me. Improvvisamente, senza aver visto come fossero entrate, vidi tre Carmelitane con le loro cappe e i grandi veli. Mi sembrava che venissero per Nostra Madre, ma compresi chiaramente che venivano dal Cielo. Nel profondo del cuore gridai: “Come sarei contenta di vedere il volto di una di queste Carmelitane!” Allora, come se la mia preghiera fosse stata da lei udita, la più alta delle Sante avanzò verso di me. Caddi subito in ginocchio. Oh! Felicità! La Carmelitana alzò il velo, o piuttosto lo sollevò, e me ne ricoprì… senza esitazione alcuna riconobbi la Venerabile Madre Anna di Gesù, la fondatrice del Carmelo in Francia. Il suo volto era bello, di una bellezza immateriale, non ne emanava alcun raggio e, malgrado il velo che ci copriva entrambe, vedevo quel volto celeste rischiarato da una luce ineffabilmente dolce, luce che non riceveva, ma che produceva esso stesso.

Non saprei ridire la gioia della mia anima, queste cose si sentono e non si possono esprimere… Parecchi mesi sono passati da questo dolce sogno, tuttavia il ricordo che lascia nella mia anima non ha perduto nulla della sua freschezza, dei suoi incanti celesti. Vedo ancora lo sguardo e il sorriso pieno d’amore della Venerabile Madre. Credo ancora di sentire le carezze di cui mi colmò.

Vedendomi così teneramente amata, osai pronunciare queste parole: “Madre! La supplico, mi dica se Dio mi lascerà a lungo sulla terra… Verrà presto a prendermi?…”. Sorridendo con tenerezza, la Santa mormorò: “Sì presto, presto… Te lo prometto”. “Madre – aggiunsi – mi dica ancora se Dio non mi domanda qualche cosa di più delle povere piccole azioni e dei miei desideri. È contento di me?” Il volto della Santa assunse un’espressione incomparabilmente più tenera della prima volta in cui mi parlò. Il suo sguardo e le sue carezze erano la più dolce delle risposte. Tuttavia mi disse: “Dio non domanda altro da te, è contento, molto contento!” Dopo avermi ancora accarezzata con più amore, come non l’avrebbe mai fatto la più tenera delle madri con suo figlio, la vidi allontanarsi… Il mio cuore era nella gioia, ma mi ricordai delle mie sorelle e avrei voluto domandare qualche grazia per loro, ma mi risvegliai!

Il Cantico delle vocazioni di Teresa: l’amore dilata gli orizzonti e Teresa, come da bimba, vuole tutto. Dalla creazione del mondo, ad ogni epoca della storia, fino alla fine dei secoli: ogni vocazione è racchiusa nell’amore di chi è “piccolo”.

Gesù! Il temporale allora non scrosciava, il cielo era calmo e sereno… credevo, sentivo che c’era un Cielo e che questo Cielo è popolato di anime che mi vogliono bene, che mi considerano come loro figlia… Questa impressione mi rimane nel cuore, tanto più che la Venerabile Madre Anna di Gesù mi era stata fino ad allora assolutamente indifferente. Non l’avevo mai invocata e il suo ricordo non affiorava al mio spirito che sentendone parlare, fatto peraltro raro. Così, quando compresi a qual punto mi amasse, come le ero poco indifferente, il mio cuore si è sciolto d’amore e di riconoscenza, non solo per la Santa che mi aveva visitato ma anche per i Beati del Cielo.

Mio Amato! Questa grazia non era che il preludio di grazie più grandi delle quali mi volevi colmare; lascia, mio unico Amore, che te le ricordi oggi… oggi sesto anniversario della nostra unione… Perdonami Gesù, se sragiono volendo ridire i miei desideri, le mie speranze che raggiungono l’infinito; perdonami e guarisci la mia anima dandole ciò che spera!

Essere tua sposa, Gesù, essere Carmelitana, essere, per la mia unione con te, madre delle anime, dovrebbe bastarmi… Ma non è così… Senza dubbio, questi tre privilegi sono proprio la mia vocazione, Carmelitana, sposa e madre, tuttavia sento in me altre vocazioni, sento la vocazione del Guerriero, del prete, dell’apostolo, del dottore, del martire. Infine, sento il bisogno, il desiderio di compiere per te, Gesù, tutte le opere più eroiche… Sento nella mia anima il coraggio di un crociato, di uno zuavo pontificio, vorrei morire su di un campo di battaglia per la difesa della Chiesa…

Sento in me la vocazione del prete: con quale amore, Gesù, ti porterei nelle mie mani, quando, al suono della mia voce, tu discendessi dal Cielo… Con quale amore ti darei alle anime!… Ma, pur desiderando essere prete, ammiro e invidio l’umiltà di San Francesco d’Assisi e mi sento la vocazione di imitarlo, rifiutando la sublime dignità del Sacerdozio. Ges&ugarve;! Amore mio, vita mia… come unire questi contrasti? Come realizzare i desideri della mia povera piccola anima? Malgrado la mia piccolezza, vorrei illuminare le anime come i profeti, i dottori, ho la vocazione di essere apostolo… vorrei percorrere la terra, predicare il tuo nome e piantare sul suolo infedele la tua Croce gloriosa. Ma, mio Amato, una sola missione non mi sarebbe sufficiente, vorrei nel contempo annunciare il Vangelo nelle cinque parti del mondo e fino alle isole più lontane… Vorrei essere missionaria, non solamente per qualche anno, ma vorrei esserlo stata fin dalla creazione del mondo e esserlo fino alla consumazione dei secoli… Ma vorrei soprattutto, mio amato Salvatore, vorrei versare il mio sangue per te fino all’ultima goccia…

Il Martirio, ecco il sogno della mia giovinezza, questo sogno è cresciuto con me nel chiostro del Carmelo… Ma sento ancora che il mio sogno è follia, perché non saprei limitarmi a un genere di martirio. Per soddisfarmi, ci vorrebbero tutti… Come te, mio Sposo Adorato, vorrei essere flagellata e crocifissa… Vorrei morire scuoiata come San Bartolomeo… Come San Giovanni, vorrei essere immersa nell’olio bollente, vorrei subire tutti i supplizi inflitti ai martiri. Con Sant’Agnese e Santa Cecilia vorrei presentare il mio collo alla spada e come Giovanna d’Arco, mia sorella, vorrei sul rogo mormorare il tuo nome, Gesù… Sognando i tormenti che saranno l’eredità dei cristiani al tempo dell’Anticristo, sento il mio cuore trasalire e vorrei che tutti i tormenti mi fossero riservati. Gesù, Gesù, se volessi scrivere tutti i miei desideri, dovrei prendere in prestito il tuo libro della vita, là dove sono riportate tutte le azioni di tutti i Santi e queste azioni vorrei averle compiute io per te…

Le “follie” incitano Teresa, la rendono audace contando solo sulla sua impotenza, sul suo niente che la sospinge verso l’alto a trovare la sua vocazione in un inno di gioia.

Gesù! Che cosa risponderai a tutte le mie follie?… Esiste un’anima più piccola, più impotente della mia? Tuttavia, a motivo della mia debolezza, ti è piaciuto Signore, di colmare i miei piccoli desideri infantili, e tu vuoi oggi esaudire altri desideri, più grandi dell’universo…

Poiché all’orazione i miei desideri mi facevano soffrire un vero martirio, aprii le lettere di San Paolo per cercarvi qualche risposta. I capitoli 12 e 13 della prima lettera ai Corinzi mi caddero sotto gli occhi… Lessi, nel primo, che tutti non possono essere apostoli, profeti, dottori, ecc…, che la Chiesa è composta da differenti membra e che l’occhio non potrebbe essere nello stesso tempo la mano.

La risposta era chiara ma non colmava i miei desideri, non mi dava la pace… Come Maddalena chinandosi di continuo sulla tomba vuota finì per trovare Colui che cercava, così io, abbassandomi fino alle profondità del mio niente, mi elevai così in alto da poter raggiungere il mio scopo… Senza scoraggiarmi continuai la mia lettura e questa frase mi confortò: “Cercate con ardore i doni più perfetti, ma io voglio mostrarvi una via più eccellente”. E l’Apostolo spiega come tutti i doni più perfetti non sono nulla senza l’Amore… Che la Carità è la via eccellente che conduce certamente a Dio. Finalmente avevo trovato il riposo… Considerando il corpo mistico della Chiesa, non mi ero riconosciuta in nessuno dei membri descritti da San Paolo o, piuttosto, volevo riconoscermi in tutti… La Carità mi diede la chiave della mia vocazione. Compresi che, se la Chiesa aveva un corpo, composto da differenti membra, il più necessario, il più nobile di tutti non le mancava: compresi che la Chiesa aveva un cuore, e che questo cuore bruciava d’Amore. Compresi che l’Amore solo faceva agire le membra della Chiesa, che, se l’Amore si fosse spento, gli Apostoli non avrebbero più annunciato il Vangelo, i Martiri avrebbero rifiutato di versare il loro sangue… Compresi che l’Amore racchiudeva tutte le Vocazioni, che l’Amore era tutto, che abbracciava tutti i tempi e tutti i luoghi… in una parola che è Eterno!…

Allora, nell’eccesso della mia gioia delirante, gridai: Gesù, Amore mio… la mia vocazione finalmente l’ho trovata, la mia vocazione è l’Amore!…

Sì, ho trovato il mio posto nella Chiesa e questo posto, mio Dio, sei tu che me lo hai dato… nel Cuore della Chiesa, mia Madre, io sarò l’Amore… così sarò tutto… così il mio sogno sarà realizzato!!!…

La preghiera sacerdotale di Teresa

La preghiera sacerdotale di Teresa

Un mezzo semplice per un’anima semplice: “Attirami, noi correremo”. Dalla preghiera sacerdotale di Teresa, ora vicina alla sua sera, trapela tutta la sua audacia.

Da quando ho due fratelli e le mie giovani sorelle Novizie, se volessi domandare per ogni anima quanto ha bisogno e lo dettagliassi bene, le giornate sarebbero troppo brevi e temerei molto di dimenticare qualche cosa d’importante. Le anime semplici non hanno bisogno di mezzi complicati. Poiché appartengo a questo numero, un mattino durante il ringraziamento, Gesù mi ha dato un mezzo semplice per adempiere la mia missione. Mi ha fatto comprendere questa parola del Cantico dei Cantici: “Attirami, noi correremo all’odore dei tuoi profumi”. O Gesù, non è dunque neppure necessario dire: “Attirandomi, attira le anime che amo”. Questa semplice parola: “Attirami” è sufficiente. Signore, lo comprendo, quando un’anima si è lasciata catturare dall’odore inebriante dei tuoi profumi, non potrebbe correre da sola, tutte le anime che ama sono attirate sulla sua scia. Lo si fa senza costrizione, senza sforzo, è una conseguenza naturale della sua attrazione verso di te. Come un torrente che si getta con impeto nell’oceano e travolge tutto quanto incontra sul suo passaggio, così, Gesù, l’anima che si tuffa nell’oceano senza rive del tuo amore attira con sé tutti i tesori che possiede… Signore, tu lo sai, non ho altri tesori tranne le anime che ti è piaciuto unire alla mia: questi tesori, sei stato tu ad affidarmeli. Anch’io oso fare mie le parole che hai rivolto al Padre Celeste l’ultima sera che vivesti sulla terra, pellegrino e mortale. Gesù, mio Amato, non so quando il mio esilio finirà… più di una sera mi deve ancora vedere cantare nell’esilio le tue misericordie, ma infine, anche per me verrà l’ultima sera. Allora vorrei poterti dire, o mio Dio: “Ti ho glorificato sulla terra; ho adempiuto l’opera che mi hai affidato; ho fatto conoscere il tuo nome a coloro che mi hai dato: erano tuoi, e tu me li hai dati. Ora, conoscono che tutto quanto mi hai donato viene da te; perché ho comunicato loro le parole che tu mi hai comunicato, le hanno ricevute e hanno creduto che mi hai mandato tu. Prego per coloro che tu mi hai dato perché sono tuoi. Io non sono più nel mondo, ma loro ci sono e io ritorno a te. Padre Santo, conserva nel tuo nome coloro che mi hai dato. Ora vengo a te, ed è perché la gioia che viene da te sia perfetta in loro, che dico queste cose ora che sono nel mondo. Non ti prego di toglierli dal mondo, ma di preservarli dal male. Essi non sono del mondo, come io pure non sono del mondo. Non è soltanto per loro che prego, ma anche per quelli che crederanno in te per quanto avranno sentito dire. Padre mio, spero che dove io sarò, ci saranno pure coloro che tu mi hai dato e che il mondo sappia che tu li hai amati come hai amato me”.

Sì, Signore, ecco quello che vorrei ripetere dopo di te, prima di volare fra le tue braccia. È forse temerarietà? No, da molto tempo mi hai permesso di essere audace con te, come il padre del figlio prodigo parlando al figlio maggiore, tu mi hai detto: “Tutto quello che è mio è tuo”. Le tue parole, Gesù, sono dunque mie e posso servirmene per attirare sulle anime che mi sono unite i favori del Padre Celeste. Ma, Signore, quando dico che dove io sarò desidero siano quelli che mi sono stati dati da te, non pretendo che non possano arrivare a una gloria più elevata di quella che ti piacerà darmi. Voglio semplicemente domandare che un giorno noi siamo tutti riuniti nel tuo bel Cielo. Tu lo sai, o mio Dio, non ho mai desiderato altro che amarti, non ambisco altra gloria. Il tuo amore mi ha prevenuto fin dall’infanzia, è cresciuto con me, e ora è un abisso di cui non posso sondare la profondità. L’amore attira l’amore, per questo, mio Gesù, il mio si slancia verso di te, vorrebbe colmare l’abisso che lo attira, ma purtroppo non è che una goccia di rugiada perduta nell’oceano!… Per amarti come bisogna amarti, è necessario che faccia mio il tuo stesso amore, solo allora troverò il riposo. Gesù, forse è un’illusione, ma mi sembra che tu non possa colmare un’anima di amore più di quanto tu abbia colmato la mia: per questo oso domandarti di amare coloro che tu mi hai dato come tu hai amato me. Un giorno, in Cielo, se scoprirò che tu li ami più di me, me ne rallegrerò, riconoscendo fin d’ora che queste anime meritano il tuo amore ben più di me. Ma, qui in terra, non posso concepire una più grande immensità d’amore di quella che a te è piaciuta prodigarmi gratuitamente senza alcun merito da parte mia.

Teresa, dottore della Chiesa

Teresa, dottore della Chiesa

Giovanni Paolo II: L’annuncio del Papa alla Giornata Mondiale della Gioventù

Parigi, Ippodromo di Longchamp – Domenica 24 Agosto 1997

1. Al momento di concludere questa Giornata Mondiale in Francia, desidero evocare la grande figura di santa Teresa di Lisieux, entrata “nella vita” cento anni fa.

Questa giovane carmelitana fu interamente presa dall’amore di Dio. Visse radicalmente l’offerta di se stessa in risposta all’Amore di Dio. Nella semplicità della vita quotidiana, seppe allo stesso tempo praticare l’amore fraterno. Imitando Gesù, accettò di sedersi “alla tavola dei peccatori”, suoi “fratelli”, perché essi fossero purificati dall’amore, giacché era animata dall’ardente desiderio di vedere tutti gli uomini “rischiarati dalla luminosa fiamma della fede” (cfr Ms C, 6 r).

Teresa ha conosciuto la sofferenza nel corpo e la prova nella fede. Ma è rimasta fedele perché, nella sua grande intelligenza spirituale, sapeva che Dio è giusto e misericordioso; comprendeva che l’amore è ricevuto da Dio piuttosto che donato dall’uomo. Fino al termine della notte, fissò la sua speranza in Gesù, il Servo sofferente che ha offerto la sua vita per molti (cfr Is 53,12).

2. Il libro dei Vangeli non lasciava mai Teresa (cfr Lettera 193). Ne penetrò il messaggio con straordinaria sicurezza di giudizio. Comprende che nella vita di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, “misericordia e verità si incontrano” (Sal 85/84,11). In pochi anni percorse “una corsa da gigante” (Ms A, 44 v). Scoprì che la sua vocazione era quella di essere nel cuore della Chiesa l’amore stesso. Teresa, umile e povera, traccia la “piccola via” dei fanciulli che si abbandonano al Padre con una “audace fiducia”. Centro del suo messaggio, il suo atteggiamento spirituale è proposto a tutti i fedeli.

L’insegnamento di Teresa, vera scienza dell’amore, è l’espressione luminosa della sua conoscenza del mistero di Cristo e della sua esperienza personale della grazia; ella aiuta gli uomini e le donne di oggi, e aiuterà quelli di domani, a meglio percepire i doni di Dio e a diffondere la Buona Novella del suo Amore infinito.

3. Carmelitana e apostola, maestra di sapienza spirituale per numerose persone consacrate o laiche, patrona delle missioni, santa Teresa occupa un posto di prim’ordine nella Chiesa. La sua eminente dottrina merita di essere riconosciuta fra le più feconde.

Rispondendo a numerose richieste e dopo attenti studi, ho la gioia di annunciare che, la domenica delle missioni, il 19 ottobre 1997, nella Basilica di San Pietro in Roma, io proclamerò santa Teresa di Gesù Bambino e del Santo Volto, Dottore della Chiesa.

Ho voluto darne qui il solenne annuncio, perché il messaggio di santa Teresa, giovane santa così presente nel nostro tempo, è particolarmente adatto a voi giovani: alla scuola del vangelo, ella vi apre il cammino della maturità cristiana; vi chiama ad una infinita generosità; vi invita ad essere nel “cuore” della Chiesa i discepoli e i testimoni ardenti della carità di Cristo.

Invochiamo santa Teresa, affinché conduca gli uomini e le donne di questo tempo sul cammino della Verità e della Vita!

Con Teresa, rivolgiamoci alla Vergine Maria, che ella ha lodato e pregato nel corso della vita con filiale fiducia!

Giovanni Paolo II

Prima della recita dell’Angelus, al termine della Messa conclusiva della Giornata Mondiale della Gioventù a Parigi.

GIOVANNI PAOLO II
LITTERAE APOSTOLICAE Sancta Teresia a Iesu Infante et a Sacro Vultu, Doctor Ecclesiae universalis renuntiatur

1. LA SCIENZA DELL’AMORE DIVINO, che il Padre delle misericordie effonde mediante Gesù Cristo nello Spirito Santo, è un dono, concesso ai piccoli e agli umili, perché conoscano e proclamino i segreti del Regno, nascosti ai dotti e ai sapienti; per questo Gesù ha esultato nello Spirito Santo, rendendo lode al Padre, che così ha disposto (cfr Lc 10, 21-22; Mt 11,25-26).

Gioisce pure la Madre Chiesa nel costatare come, lungo il corso della storia, il Signore continui a rivelarsi ai piccoli e agli umili, abilitando i suoi eletti, per mezzo dello Spirito che “scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio” (1 Cor 2, 10), a parlare delle cose “che Dio ci ha donato…, non con un linguaggio suggerito dalla sapienza umana, ma insegnato dallo Spirito, esprimendo cose spirituali in termini spirituali” (1 Cor 2,12.13). In questo modo lo Spirito Santo guida la Chiesa verso la verità tutta intera, la provvede di diversi doni, la abbellisce dei suoi frutti, la ringiovanisce con la forza del Vangelo e la rende capace di scrutare i segni dei tempi, per rispondere sempre meglio alla volontà di Dio (cfr Lumen gentium, n.4.12; Gaudium et spes, n.4).

Fra i piccoli, ai quali sono stati manifestati in una maniera del tutto speciale i segreti del Regno, splende Teresa di Gesù Bambino e del Santo Volto, monaca professa dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi, della quale ricorre quest’anno il centenario dell’ingresso nella patria celeste.

Durante la sua vita, Teresa ha scoperto “luci nuove, significati nascosti e misteriosi” (Ms A 83 v) e ha ricevuto dal Maestro divino quella “scienza dell’amore” che ha poi manifestato con particolare originalità nei suoi scritti (cfr Ms B 1r). Tale scienza è l’espressione luminosa della sua conoscenza del mistero del Regno e della sua esperienza personale della grazia. Essa può essere considerata come un carisma particolare di sapienza evangelica che Teresa, come altri santi e maestri della fede, ha attinto nella preghiera (cfr Ms C 36 r).

2. Rapida, universale e costante è stata la ricezione dell’esempio della sua vita e della sua dottrina evangelica nel nostro secolo. Quasi ad imitazione della sua precoce maturazione spirituale, la sua santità è stata riconosciuta dalla Chiesa nello spazio di pochi anni. Infatti, il 10 giugno 1914 Pio X firmava il decreto d’introduzione della causa di beatificazione, il 14 agosto 1921 Benedetto XV dichiarava l’eroicità delle virtù della Serva di Dio, pronunciando per l’occasione un discorso sulla via dell’infanzia spirituale e Pio XI la proclamava Beata il 29 aprile 1923. Poco più tardi, il 17 maggio 1925, il medesimo Papa, davanti ad un’immensa folla, la canonizzava nella Basilica di San Pietro, mettendone in risalto lo splendore delle virtù nonché l’originalità della dottrina e due anni dopo, il 14 dicembre 1927, accogliendo la petizione di molti vescovi missionari, la proclamava, insieme a San Francesco Saverio, Patrona delle missioni.

A partire da tali riconoscimenti, l’irraggiamento spirituale di Teresa di Gesù Bambino è cresciuto nella Chiesa e si è dilatato nel mondo intero. Molti istituti di vita consacrata e movimenti ecclesiali, specialmente nelle giovani Chiese, l’hanno scelta come patrona e maestra, ispirandosi alla sua dottrina spirituale. Il suo messaggio, spesso sintetizzato nella cosiddetta “piccola via”, che non è altro che la via evangelica della santità per tutti, è stato oggetto di studio da parte di teologi e cultori della spiritualità. Sono state innalzate e dedicate al Signore, sotto il patrocinio della Santa di Lisieux, cattedrali, basiliche, santuari e chiese in tutto l’orbe. Il suo culto è celebrato dalla Chiesa Cattolica nei diversi riti di Oriente e di Occidente. Molti fedeli hanno potuto sperimentare la forza della sua intercessione. Tanti, chiamati al ministero sacerdotale o alla vita consacrata, specialmente nelle missioni e nel chiostro, attribuiscono la grazia divina della vocazione alla sua intercessione ed al suo esempio.

3. I Pastori della Chiesa, incominciando dai miei predecessori, i Sommi Pontefici di questo secolo, che hanno proposto la sua santità ad esempio per tutti, hanno pure messo in rilievo che Teresa è maestra di vita spirituale mediante una dottrina, insieme semplice e profonda, che ella ha attinto alle sorgenti del Vangelo sotto la guida del Maestro divino ed ha poi comunicato ai fratelli e sorelle nella Chiesa con vastissima efficacia (cfr Ms B 2 v-3 r).

Questa dottrina spirituale ci è stata trasmessa soprattutto dalla sua autobiografia che, desunta dai tre manoscritti da lei redatti negli ultimi anni della sua vita e pubblicata un anno dopo la sua morte con il titolo Histoire d’une Âme (Lisieux 1898), ha suscitato uno straordinario interesse fino ai nostri giorni. Questa autobiografia, tradotta insieme agli altri suoi scritti in circa cinquanta lingue, ha fatto conoscere Teresa in tutte le regioni del mondo, anche fuori della Chiesa cattolica. Ad un secolo di distanza dalla sua morte, Teresa di Gesù Bambino, continua ad essere riconosciuta come una delle grandi maestre di vita spirituale del nostro tempo.

4. Non desta perciò meraviglia che siano state presentate alla Sede Apostolica molte petizioni, affinché fosse insignita del titolo di Dottore della Chiesa universale.

Da qualche anno, e in modo speciale all’avvicinarsi della lieta ricorrenza del primo centenario della sua morte, tali richieste sono giunte sempre più numerose anche da parte di Conferenze Episcopali; inoltre si sono svolti Congressi di studio e abbondano le pubblicazioni che mettono in rilievo come Teresa di Gesù Bambino possieda una straordinaria sapienza ed aiuti con la sua dottrina tanti uomini e donne di ogni condizione a conoscere e ad amare Gesù Cristo ed il suo Vangelo.

Alla luce di questi dati ho deciso di fare attentamente studiare se la Santa di Lisieux avesse i requisiti per poter essere insignita del titolo di Dottore della Chiesa Universale.

5. Mi è caro, in questo contesto, ricordare brevemente alcuni momenti della vita di Teresa di Gesù Bambino. Nasce ad Alençon in Francia il 2 gennaio 1873. È battezzata due giorni più tardi nella Chiesa di Notre-Dame, ricevendo i nomi di Maria Francesca Teresa. I suoi genitori sono Louis Martin e Zélie Guérin, dei quali ho recentemente riconosciuto l’eroicità delle virtù. Dopo la morte della madre, avvenuta il 28 agosto 1877, Teresa si trasferisce con tutta la famiglia nella città di Lisieux dove, circondata dall’affetto del padre e delle sorelle, riceve una formazione insieme esigente e piena di tenerezza.

Verso la fine del 1879 si accosta per la prima volta al sacramento della penitenza. Nel giorno di Pentecoste del 1883 ha la singolare grazia della guarigione da una grave malattia, per l’intercessione di nostra Signora delle Vittorie. Educata dalle Benedettine di Lisieux, riceve la prima comunione l’8 maggio 1884, dopo una intensa preparazione, coronata da una singolare esperienza della grazia dell’unione intima con Gesù. Poche settimane più tardi, il 14 giugno dello stesso anno, riceve il sacramento della cresima, con viva consapevolezza di ciò che comporta il dono dello Spirito Santo nella personale partecipazione alla grazia della Pentecoste. Nel Natale del 1886 vive un’esperienza spirituale molto profonda, che qualifica come “completa conversione”. Grazie ad essa, supera la fragilità emotiva conseguente alla perdita della mamma ed inizia “una corsa da gigante” sulla via della perfezione (cfr Ms A 44 v-45 v).

Teresa desidera abbracciare la vita contemplativa, come le sue sorelle Paolina e Maria nel Carmelo di Lisieux, ma ne è impedita per la sua giovane età. In occasione di un pellegrinaggio in Italia, dopo aver visitato la Santa Casa di Loreto e i luoghi della Città eterna, nell’udienza concessa dal Papa ai fedeli della diocesi di Lisieux, il 20 novembre 1887, con filiale audacia chiede a Leone XIII di poter entrare nel Carmelo all’età di 15 anni.

Il 9 aprile del 1888 entra nel Carmelo di Lisieux, ove riceve l’abito dell’Ordine della Vergine il 10 gennaio dell’anno seguente ed emette la sua professione religiosa l’8 settembre del 1890, festa della Natività della Vergine Maria. Intraprende nel Carmelo il cammino della perfezione tracciato dalla Madre Fondatrice, Teresa di Gesù, con autentico fervore e fedeltà, nell’adempimento dei diversi uffici comunitari a lei affidati. Illuminata dalla Parola di Dio, provata in modo particolare dalla malattia del suo amatissimo padre, Louis Martin, che muore il 29 luglio del 1894, Teresa si incammina verso la santità, insistendo sulla centralità dell’amore. Scopre e comunica alle novizie affidate alla sue cure la piccola via dell’infanzia spirituale, progredendo nella quale ella penetra sempre di più nel mistero della Chiesa e, attirata dall’amore di Cristo, sente crescere in sé la vocazione apostolica e missionaria che la spinge a trascinare tutti con sé incontro allo Sposo divino.

Il 9 giugno del 1895, nella festa della Santissima Trinità, si offre vittima di olocausto all’Amore misericordioso di Dio. Il 3 aprile dell’anno successivo, nella notte fra il giovedì ed il venerdì santo, ha una prima manifestazione della malattia che la condurrà alla morte. Teresa la accoglie come la misteriosa visita dello Sposo divino. Nello stesso tempo entra nella prova della fede, che durerà fino alla sua morte. Peggiorando la sua salute, a partire dall’8 luglio 1897 viene trasferita in infermeria. Le sue sorelle ed altre religiose raccolgono le sue parole, mentre i dolori e le prove, sopportati con pazienza, si intensificano fino a culminare con la morte, nel pomeriggio del 30 settembre del 1897. “Io non muoio, entro nella vita”, aveva scritto ad un suo fratello spirituale, don Bellière (LT 244). Le sue ultime parole “Dio mio, io ti amo” sono il sigillo della sua esistenza.

6. Teresa di Gesù Bambino ci ha lasciato degli scritti che le hanno giustamente meritato la qualifica di maestra di vita spirituale. La sua opera principale rimane il racconto della sua vita nei tre manoscritti autobiografici (Manuscrits autobiographiques A, B, C), pubblicati dapprima con il titolo, divenuto ben presto celebre, di Histoire d’une Âme.

Nel Manoscritto A, redatto dietro richiesta della sorella Agnese di Gesù, allora priora del monastero, ed a lei consegnato il 21 gennaio 1896, Teresa descrive le tappe della sua esperienza religiosa: i primi anni dell’infanzia, specialmente l’evento della sua prima comunione e della cresima, l’adolescenza, fino all’ingresso nel Carmelo e alla sua prima professione.

Il Manoscritto B, redatto durante il ritiro spirituale dello stesso anno su richiesta di sua sorella, Maria del Sacro Cuore, contiene alcune delle pagine più belle, più note e citate della Santa di Lisieux. In esse si manifesta la piena maturità della Santa, che parla della sua vocazione nella Chiesa, Sposa di Cristo e Madre delle anime.

Il Manoscritto C, compilato nel mese di giugno e nei primi giorni del luglio 1897, a pochi mesi dalla sua morte, e dedicato alla priora Maria di Gonzaga, che glielo aveva chiesto, completa i ricordi del Manoscritto A sulla vita al Carmelo. Queste pagine rivelano la sapienza soprannaturale dell’autrice. Di questo periodo finale della sua vita, Teresa traccia alcune esperienze altissime. Essa dedica pagine commoventi alla prova della fede: una grazia di purificazione che la immerge in una lunga e dolorosa notte oscura, rischiarata dalla sua fiducia nell’amore misericordioso e paterno di Dio. Ancora una volta, e senza ripetersi, Teresa fa brillare la scintillante luce del Vangelo. Troviamo qui le pagine più belle da lei dedicate al fiducioso abbandono nelle mani di Dio, all’unità fra amore di Dio e amore del prossimo, alla sua vocazione missionaria nella Chiesa.

Teresa, in questi tre manoscritti diversi, che coincidono in una unità tematica ed in una progressiva descrizione della sua vita e del suo cammino spirituale, ci ha consegnato una originale autobiografia che è la storia della sua anima. Da essa traspare come la sua sia stata un’esistenza nella quale Dio ha offerto un preciso messaggio al mondo, indicando una via evangelica, la “piccola via”, che tutti possono percorrere, perché tutti sono chiamati alla santità.

Nelle 266 Lettres che conserviamo, indirizzate ai familiari, alle religiose, ai “fratelli” missionari, Teresa comunica la sua sapienza, sviluppando un insegnamento che costituisce di fatto un profondo esercizio di direzione spirituale delle anime.

Fanno parte dei suoi scritti anche 54 Poésies, alcune delle quali di grande spessore teologico e spirituale, ispirate alla Sacra Scrittura. Fra di esse meritano una speciale menzione Vivre d’Amour!… (P 17) e Pourquoi je t’aime, o Marie! (P 54), sintesi originale del cammino della Vergine Maria secondo il Vangelo. Vanno aggiunte a questa produzione 8 Récréations pieuses: composizioni poetiche e teatrali, ideate e rappresentate dalla Santa per la sua comunità a motivo di alcune feste, secondo la tradizione del Carmelo. Fra gli altri scritti è da ricordare una serie di 21 Prières. Né si può dimenticare la raccolta delle sue parole, pronunciate durante gli ultimi mesi della vita. Tali parole, di cui si conservano varie redazioni, conosciute come Novissima verba, sono anche note con il titolo di Derniers Entretiens.

7. Dallo studio accurato degli scritti di Santa Teresa di Gesù Bambino e dalla risonanza che essi hanno avuto nella Chiesa, si possono cogliere gli aspetti salienti dell'”eminente dottrina”, che costituisce l’elemento fondamentale sul quale si basa l’attribuzione del titolo di Dottore della Chiesa.

Risulta innanzitutto l’esistenza di un particolare carisma di sapienza. Questa giovane carmelitana, infatti, senza una speciale preparazione teologica, ma illuminata dalla luce del Vangelo, si sente istruita dal Maestro divino che, come lei dice, è “il Dottore dei Dottori” (Ms A 83 v), da cui attinge gli “insegnamenti divini” (Ms B 1 r). Sente che in lei si sono compiute le parole della Scrittura: “Se qualcuno è piccolo venga a me…; la misericordia è concessa ai piccoli” (Ms B 1 v; cfr Pr 9, 4; Sap 6,6) e sa di essere stata istruita nella scienza dell’amore, nascosta ai sapienti e ai saggi, che il divino Maestro si è degnato di rivelare a lei, come ai piccoli (Ms A 49 r; cfr Lc 10, 21-22).

Pio XI, che considerò Teresa di Lisieux come “Stella del suo pontificato”, non esitò ad affermare nell’omelia del giorno della sua Canonizzazione, il 17 maggio dell’anno 1925: “… eidem Spiritus veritatis illa aperuit ac patefecit, quae solet a sapientibus et prudentibus abscondere et revelare parvulis; siquidem haec – teste proximo decessore nostro – tanta valuit supernarum rerum scientia, ut certam salutis viam ceteris indicaret” (AAS 17 [1925] p. 213).

Il suo insegnamento non è solo conforme alla Scrittura e alla fede cattolica, ma eccelle (“eminet”) per la profondità e la sintesi sapienziale raggiunta. La sua dottrina è insieme una confessione della fede della Chiesa, una esperienza del mistero cristiano ed una via alla santità. Teresa offre una sintesi matura della spiritualità cristiana; unisce la teologia e la vita spirituale, si esprime con vigore ed autorevolezza, con grande capacità di persuasione e di comunicazione, come dimostra la ricezione e la diffusione del suo messaggio nel Popolo di Dio.

L’insegnamento di Teresa esprime con coerenza ed unisce in un insieme armonioso i dogmi della fede cristiana come dottrina di verità ed esperienza di vita. Non si deve a tal proposito dimenticare che l’intelligenza del deposito della fede trasmesso dagli Apostoli, come insegna il Concilio Vaticano II, progredisce nella Chiesa sotto l’assistenza dello Spirito Santo: “crescit enim tam rerum quam verborum traditorum perceptio, tum ex contemplatione et studio credentium, qui ea conferunt in corde suo (cfr Lc 2,19 et 51), tum ex intima spiritualium rerum quam experiuntur intelligentia, tum ex praeconio eorum qui cum episcopatus successione charisma veritatis certum acceperunt” (Dei Verbum, n. 8).

Negli scritti di Teresa di Lisieux non troviamo forse, come in altri Dottori, una presentazione scientificamente elaborata delle cose di Dio, ma possiamo scorgere un’illuminata testimonianza della fede che, mentre accoglie con fiducioso amore la condiscendenza misericordiosa di Dio e la salvezza in Cristo, rivela il mistero e la santità della Chiesa.

Con ragione quindi si può riconoscere nella Santa di Lisieux il carisma di Dottore della Chiesa, sia per il dono dello Spirito Santo che ha ricevuto per vivere ed esprimere la sua esperienza di fede, sia per la particolare intelligenza del mistero di Cristo. In lei convergono i doni della legge nuova, la grazia cioè dello Spirito Santo, che si manifesta nella fede viva operante per mezzo della carità (cfr S. Thomas Aquinas, Summa Theol. I-II, q. 106, art. 1; q. 108, art. 1).

Possiamo applicare a Teresa di Lisieux quanto ebbe a dire il mio Predecessore Paolo VI di un’altra giovane santa, Dottore della Chiesa, Caterina da Siena: “Ciò che più colpisce nella Santa è la sapienza infusa, cioè la lucida, profonda e inebriante assimilazione delle verità divine e dei misteri della fede […]: una assimilazione, favorita, sì, da doti naturali singolarissime, ma evidentemente prodigiosa, dovuta ad un carisma di sapienza dello Spirito Santo” (AAS 62 (1970) p. 675).

8. Con la sua peculiare dottrina ed il suo inconfondibile stile, Teresa appare come un’autentica maestra della fede e della vita cristiana. Attraverso i suoi scritti, come attraverso le asserzioni dei Santi Padri, passa quella vivificante linfa della tradizione cattolica le cui ricchezze, come attesta ancora il Vaticano II, “in praxim vitamque credentis et orantis Ecclesiae trasfunduntur” (Dei Verbum, n. 8).

La dottrina di Teresa di Lisieux, se colta nel suo genere letterario, corrispondente alla sua educazione e alla sua cultura, e se misurata con le particolari circostanze della sua epoca, appare in una provvidenziale unità con la più genuina tradizione della Chiesa, sia per la confessione della fede cattolica sia per la promozione della più autentica vita spirituale, proposta a tutti i fedeli in un linguaggio vivo e accessibile.

Essa ha fatto risplendere nel nostro tempo il fascino del Vangelo; ha avuto la missione di far conoscere ed amare la Chiesa, Corpo mistico di Cristo; ha aiutato a guarire le anime dai rigori e dalle paure della dottrina giansenista, più incline a sottolineare la giustizia di Dio che non la sua divina misericordia. Ha contemplato ed adorato nella misericordia di Dio tutte le perfezioni divine, perché “perfino la giustizia di Dio (e forse più di ogni altra perfezione) mi sembra rivestita d’amore” (Ms A 83 v). È divenuta così un’icona vivente di quel Dio che, secondo la preghiera della Chiesa, “omnipotentiam suam parcendo maxime et miserendo manifestat” (cfr Missale Romanum, Collecta, Dominica XXVI “per annum”).

Anche se Teresa non ha un vero e proprio corpo dottrinale, tuttavia particolari fulgori di dottrina si sprigionano dai suoi scritti che, come per un carisma dello Spirito Santo, colgono il centro stesso del messaggio della rivelazione in una visione originale ed inedita, presentando un insegnamento qualitativamente eminente.

Il nucleo del suo messaggio, infatti, è il mistero stesso di Dio Amore, di Dio Trinità, infinitamente perfetto in se stesso. Se la genuina esperienza spirituale cristiana deve coincidere con le verità rivelate, nelle quali Dio comunica se stesso e il mistero della sua volontà (cfr Dei Verbum, n.2), occorre affermare che Teresa ha fatto esperienza della divina rivelazione, giungendo a contemplare le realtà fondamentali della nostra fede unite nel mistero della vita trinitaria. Al vertice, come sorgente e termine, l’amore misericordioso delle tre Divine Persone, come essa lo esprime, specialmente nel suo Atto di offerta all’Amore misericordioso. Alla base, dalla parte del soggetto, l’esperienza di essere figli adottivi del Padre in Gesù; tale è il senso più autentico dell’infanzia spirituale, cioè l’esperienza della figliolanza divina sotto la mozione dello Spirito Santo. Alla base ancora e di fronte a noi, il prossimo, gli altri, alla cui salvezza dobbiamo collaborare con e in Gesù, con lo stesso suo amore misericordioso.

Mediante l’infanzia spirituale si sperimenta che tutto viene da Dio, a Lui ritorna e in Lui dimora, per la salvezza di tutti, in un mistero di amore misericordioso. Tale è il messaggio dottrinale insegnato e vissuto da questa Santa.

Come per i santi della Chiesa di tutti i tempi, anche per lei, nella sua esperienza spirituale, centro e pienezza della rivelazione è Cristo. Teresa ha conosciuto Gesù, lo ha amato e lo ha fatto amare con la passione di una sposa. È penetrata nei misteri della sua infanzia, nelle parole del suo Vangelo, nella passione del Servo sofferente, scolpita nel suo Volto santo, nello splendore della sua esistenza gloriosa, nella sua presenza eucaristica. Ha cantato tutte le espressioni della divina carità di Cristo, come sono proposte dal Vangelo (cfr PN 24, Jésus, mon Bien-Aimé, rappelle-toi!).

Teresa è stata illuminata in maniera particolare sulla realtà del Corpo mistico di Cristo, sulla varietà dei suoi carismi, doni dello Spirito Santo, sulla forza eminente della carità, che è come il cuore stesso della Chiesa, nella quale ella ha trovato la sua vocazione di contemplativa e di missionaria (cfr Ms B 2 r- 3 v).

Finalmente, fra i capitoli più originali della sua scienza spirituale è da ricordare la sapiente esplorazione che Teresa ha sviluppato del mistero e del cammino della Vergine Maria, giungendo a risultati molto vicini alla dottrina del Concilio Vaticano II nel cap. VIII della Costituzione Lumen Gentium e a quanto io stesso ho proposto nella mia Enciclica Redemptoris Mater, del 25 marzo 1987.

9. La principale sorgente della sua esperienza spirituale e del suo insegnamento è la Parola di Dio, nell’Antico e nel Nuovo Testamento. Lei stessa lo confessa, specialmente mettendo in rilievo il suo appassionato amore per il Vangelo (cfr Ms A 83 v). Nei suoi scritti si contano oltre mille citazioni bibliche: più di quattrocento dall’Antico e oltre seicento dal Nuovo Testamento.

Malgrado la preparazione inadeguata e la mancanza di strumenti per lo studio e l’interpretazione dei libri sacri, Teresa si è immersa nella meditazione della Parola di Dio con una fede ed una immediatezza singolari. Sotto l’influsso dello Spirito ha raggiunto per sé e per gli altri una profonda conoscenza della rivelazione. Con la sua concentrazione amorosa sulla Scrittura – avrebbe perfino voluto conoscere l’ebraico ed il greco per meglio capire lo spirito e la lettera dei libri sacri -, ha fatto vedere l’importanza che le sorgenti bibliche hanno nella vita spirituale, ha messo in risalto l’originalità e la freschezza del Vangelo, ha coltivato con sobrietà l’esegesi spirituale della Parola di Dio, tanto dell’Antico come del Nuovo Testamento. Ha così scoperto tesori nascosti, appropriandosi parole ed episodi, a volte non senza audacia soprannaturale, come quando, leggendo i testi di Paolo (cfr 1 Cor 12-13), ha intuito la sua vocazione all’amore (cfr Ms B 3r-3v). Illuminata dalla Parola rivelata, Teresa ha scritto pagine geniali sull’unità fra l’amore di Dio e l’amore del prossimo (cfr Ms C 11 v- 19 r); e si è immedesimata con la preghiera di Gesù nell’ultima Cena, come espressione della sua intercessione per la salvezza di tutti (cfr Ms C 34 r-35 r).

La sua dottrina coincide, come già detto, con l’insegnamento della Chiesa. Fin da bambina, è stata educata dai familiari alla partecipazione alla preghiera e al culto liturgico. In preparazione alla sua prima confessione, alla prima comunione e al sacramento della cresima, ha dimostrato un amore straordinario per le verità della fede, ed ha imparato quasi parola per parola il Catechismo (cfr Ms A 37 r-37 v). Alla fine della sua vita ha scritto con il proprio sangue il Simbolo degli Apostoli, come espressione del suo attaccamento senza riserve alla professione di fede.

Oltre che con le parole della Scrittura e la dottrina della Chiesa, Teresa si è nutrita fin da giovane con l’insegnamento dell’Imitazione di Cristo, che, come confessa lei stessa, sapeva quasi a memoria (cfr Ms A 47 r). Sono stati determinanti per la realizzazione della sua vocazione carmelitana i testi spirituali della Madre Fondatrice, Teresa di Gesù, specialmente quelli che espongono il senso contemplativo ed ecclesiale del carisma del Carmelo teresiano (cfr Ms C 33 v). Ma in un modo del tutto speciale Teresa si è nutrita della dottrina mistica di San Giovanni della Croce, che è stato il suo vero maestro spirituale (cfr Ms A 83 r). Non è quindi da meravigliarsi se alla scuola di questi due Santi, dichiarati posteriormente Dottori della Chiesa, anche lei, ottima discepola, sia diventata Maestra di vita spirituale.

10. La dottrina spirituale di Teresa di Lisieux ha contribuito alla dilatazione del Regno di Dio. Con il suo esempio di santità, di perfetta fedeltà alla Madre Chiesa, di piena comunione con la Sede di Pietro, come pure con le particolari grazie da lei impetrate per molti fratelli e sorelle missionari, ha prestato un particolare servizio alla rinnovata proclamazione ed esperienza del Vangelo di Cristo e all’estensione della fede cattolica in tutte le nazioni della terra.

Non occorre dilungarci molto sull’universalità della dottrina teresiana e sull’ampia ricezione del suo messaggio durante il secolo che ci separa dalla sua morte: ciò è stato ben documentato negli studi compiuti in vista del conferimento del titolo di Dottore della Chiesa alla Santa.

Particolare importanza a questo proposito riveste il fatto che lo stesso Magistero della Chiesa non solo ha riconosciuto la santità di Teresa, ma ha pure messo in luce la sua sapienza e la sua dottrina. Già Pio X disse di lei che era “la santa più grande dei tempi moderni”. Accogliendo con gioia la prima edizione italiana della Storia di un anima, egli ebbe ad esaltare i frutti che si ricavano dalla spiritualità teresiana. Benedetto XV, in occasione della proclamazione della eroicità delle virtù della Serva di Dio, illustrò la via dell’infanzia spirituale e lodò la scienza delle realtà divine, concessa da Dio a Teresa, per insegnare agli altri le vie della salvezza (cfr AAS 13 [1921] 449-452). Pio XI, in occasione sia della sua beatificazione che della canonizzazione, volle esporre e raccomandare la dottrina della Santa, sottolineando la particolare illuminazione divina (Discorsi di Pio XI, vol. I, Torino 1959, p. 91) e qualificandola maestra di vita (cfr AAS 17 [1925] pp. 211-214). Pio XII, quando fu consacrata la Basilica di Lisieux nel 1954, affermò, fra l’altro, che Teresa era penetrata con la sua dottrina nel cuore stesso del Vangelo (cfr AAS 46 [1954] pp. 404-408). Il Card. Angelo Roncalli, futuro Papa Giovanni XXIII, visitò diverse volte Lisieux, specialmente quando era Nunzio a Parigi. Durante il suo pontificato manifestò in varie circostanze la sua devozione per la Santa e illustrò i rapporti fra la dottrina della Santa di Avila e della sua figlia, Teresa di Lisieux (Discorsi, Messaggi, Colloqui, vol. II [1959-1960] pp. 771-772). Più volte, durante la celebrazione del Concilio Vaticano II, i Padri evocarono il suo esempio e la sua dottrina. Paolo VI, nel centenario della sua nascita, indirizzava il 2 gennaio 1973 una Lettera al Vescovo di Bayeux e Lisieux, nella quale esaltava l’esempio di Teresa nella ricerca di Dio, la proponeva come maestra della preghiera e della speranza teologale, modello di comunione con la Chiesa, additando lo studio della sua dottrina ai maestri, agli educatori, ai pastori e agli stessi teologi (cfr AAS 65 [1973] pp. 12-15). Io stesso, in varie circostanze, ho avuto la gioia di riferirmi alla figura e alla dottrina della Santa, in modo speciale in occasione dell’indimenticabile visita a Lisieux, il 2 giugno 1980, quando ho voluto ricordare a tutti: “De Thérèse de Lisieux, on peut dire avec conviction que l’Esprit de Dieu a permis à son coeur de révéler directement, aux hommes de notre temps, le mystère fondamental, la réalité de l’Evangile […] La “petite voie” est la voie de la “sainte enfance”. Dans cette voie, il y a quelque chose d’unique, un génie de sainte Thérèse de Lisieux. Il y a en meme temps la confirmation et le renouvellement de la vérité la plus fondamentale et la plus universelle. Quelle vérité du message évangélique est en effet plus fondamentale et plus universelle que celle-ci: Dieu est notre Père et nous sommes ses enfants?” (Insegnamenti di Giovanni Paolo II, vol. III/1 [1980] p. 1659).

Questi semplici cenni ad un’ininterrotta serie di testimonianze dei Papi di questo secolo sulla santità e la dottrina di Santa Teresa di Gesù Bambino e alla universale diffusione del suo messaggio, esprimono chiaramente quanto la Chiesa abbia accolto, nei suoi pastori e nei suoi fedeli, la dottrina spirituale di questa giovane Santa.

Segno della recezione ecclesiale dell’insegnamento della Santa è il ricorso alla sua dottrina in molti documenti del Magistero ordinario della Chiesa, specialmente quando si parla della vocazione contemplativa e missionaria, della fiducia in Dio giusto e misericordioso, della gioia cristiana, della vocazione alla santità. Ne è una testimonianza la presenza della sua dottrina nel recente Catechismo della Chiesa Cattolica (nn. 127, 826, 956, 1011, 2011, 2558). Colei che tanto amò imparare nel catechismo le verità della fede, ha meritato di essere annoverata fra i testimoni autorevoli della dottrina cattolica.

Teresa possiede una universalità singolare. La sua persona, il messaggio evangelico della “piccola via” della fiducia e dell’infanzia spirituale hanno trovato e continuano a trovare un’accoglienza sorprendente, che ha varcato ogni confine.

L’influsso del suo messaggio comprende prima di tutto uomini e donne la cui santità o eroicità delle virtù la stessa Chiesa ha riconosciuto, pastori della Chiesa, cultori della teologia e della spiritualità, sacerdoti e seminaristi, religiosi e religiose, movimenti ecclesiali e comunità nuove, uomini e donne di ogni condizione e di ogni continente. A tutti Teresa reca la sua personale conferma che il mistero cristiano, di cui è diventata testimone ed apostola facendosi nella preghiera, come ella si esprime con audacia, “apostola degli apostoli” (Ms A 56 r), deve essere preso alla lettera, con il più grande realismo possibile, perché ha un valore universale nel tempo e nello spazio. La forza del suo messaggio sta nella concreta illustrazione di come tutte le promesse di Gesù trovino piena attuazione nel credente che sa con fiducia accogliere nella propria vita la presenza salvatrice del Redentore.

11. Tutte queste ragioni sono chiara testimonianza dell’attualità della dottrina della Santa di Lisieux e della particolare incidenza del suo messaggio sugli uomini e sulle donne del nostro secolo. Concorrono inoltre alcune circostanze che rendono ancor più significativa la sua designazione quale Maestra per la Chiesa nel nostro tempo.

Innanzitutto, Teresa è una donna che, nell’accostarsi al Vangelo, ha saputo cogliere ricchezze nascoste con quella concretezza e profonda risonanza vitale e sapienziale che è propria del genio femminile. Ella emerge per la sua universalità nella schiera delle donne sante che risplendono per la sapienza del Vangelo.

Teresa è, poi, una contemplativa. Nel nascondimento del suo Carmelo ha vissuto la grande avventura dell’esperienza cristiana, fino a conoscere la lunghezza, la larghezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Cristo (cfr Ef 3, 18-19). Dio ha voluto che non rimanessero nascosti i suoi segreti, ma ha abilitato Teresa a proclamare i segreti del Re (cfr Ms C 2 v). Con la sua vita Teresa offre una testimonianza ed un’illustrazione teologica della bellezza della vita contemplativa, come totale dedicazione a Cristo, Sposo della Chiesa, e come affermazione viva del primato di Dio su tutte le cose. La sua è una vita nascosta che possiede una arcana fecondità per la dilatazione del Vangelo e riempie la Chiesa ed il mondo del buon odore di Cristo (cfr LT 169, 2 v).

Teresa di Lisieux, infine, è una giovane. Essa ha raggiunto la maturità della santità in piena giovinezza (cfr Ms C 4 r). Come tale si propone quale Maestra di vita evangelica, particolarmente efficace nell’illuminare i sentieri dei giovani, ai quali spetta di essere protagonisti e testimoni del Vangelo presso le nuove generazioni.

Non solo Teresa di Gesù Bambino è il Dottore della Chiesa più giovane in età, ma pure il più vicino a noi nel tempo, quasi a sottolineare la continuità con la quale lo Spirito del Signore invia alla Chiesa i suoi messaggeri, uomini e donne, come maestri e testimoni della fede. Infatti, qualunque siano le variazioni che si possono costatare nel corso della storia e nonostante le ripercussioni che esse sogliono avere nella vita e nel pensiero delle persone delle singole epoche, non dobbiamo perdere di vista la continuità che unisce tra loro i Dottori della Chiesa: essi restano, in ogni contesto storico, testimoni del Vangelo che non muta e, con la luce e la forza che loro viene dallo Spirito, se ne fanno messaggeri tornando ad annunciarlo nella sua purezza ai contemporanei. Teresa è Maestra per il nostro tempo, assetato di parole vive ed essenziali, di testimonianze eroiche e credibili. Perciò è amata e accolta anche da fratelli e da sorelle delle altre comunità cristiane e perfino da chi neppure è cristiano.

12. In quest’anno, in cui si celebra il Centenario della gloriosa morte di Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo, mentre ci prepariamo alla celebrazione del Grande Giubileo del 2000, dopo aver ricevuto numerose ed autorevoli petizioni, specialmente da parte di molte Conferenze Episcopali di tutto il mondo, e dopo aver accolto la petizione ufficiale, o Supplex Libellus, indirizzatami in data 8 marzo 1997 dal Vescovo di Bayeux e Lisieux, come pure da parte del Preposito Generale dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo e da parte del Postulatore Generale del medesimo Ordine, decisi di affidare alla Congregazione delle Cause dei Santi competente in materia, “praehabito voto Congregationis de Doctrina Fidei ad eminentem doctrinam quod attinet” (Cost. Apost. Pastor bonus, 73), il peculiare studio della causa per il conferimento del Dottorato a questa Santa.

Raccolta la necessaria documentazione, le suddette due Congregazioni hanno affrontato la questione nelle rispettive Consulte: quella della Congregazione per la Dottrina della Fede il 5 maggio 1997, per quanto riguarda la “eminente dottrina”, e quella della Congregazione delle Cause dei Santi il 29 maggio dello stesso anno, per esaminare la speciale “Positio”. Il 17 giugno successivo, i Cardinali ed i Vescovi membri delle stesse Congregazioni, seguendo una procedura da me approvata per l’occasione, si sono riuniti in una Sessione Interdicasteriale plenaria ed hanno discusso la Causa, esprimendo all’unanimità parere favorevole alla concessione a Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo del titolo di Dottore della Chiesa universale. Tale parere mi è stato notificato personalmente dal Signor Cardinale Joseph Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, e dal Pro-Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, Mons. Alberto Bovone, Arcivescovo titolare di Cesarea di Numidia.

In considerazione di ciò, il 24 agosto scorso, al momento della preghiera dell’Angelus, alla presenza di centinaia di Vescovi e davanti ad una sterminata folla di giovani di tutto l’orbe, radunata a Parigi per la XII Giornata Mondiale della Gioventù, ho voluto personalmente annunciare l’intenzione di proclamare Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo Dottore della Chiesa universale in occasione della celebrazione della Giornata Mondiale delle Missioni [in Roma].

Oggi, 19 ottobre 1997, nella Piazza san Pietro, gremita di fedeli convenuti da ogni parte del mondo, essendo presenti numerosi Cardinali, Arcivescovi e Vescovi, durante la solenne celebrazione eucaristica ho proclamato Dottore della Chiesa universale Teresa di Gesù Bambino e del Santo Volto con queste parole:

Venendo incontro ai desideri di un grande numero di Fratelli nell’Episcopato e di moltissimi fedeli di tutto il mondo, udito il parere della Congregazione delle Cause dei Santi ed ottenuto il voto della Congregazione per la Dottrina della Fede in ciò che attiene l’eminente dottrina, con certa conoscenza e matura deliberazione, in forza della piena autorità apostolica, dichiariamo Santa Teresa di Gesù Bambino e del Santo Volto, vergine, Dottore della Chiesa universale. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

Compiuto ciò nel modo dovuto, stabiliamo che questa Lettera Apostolica sia religiosamente conservata ed abbia pieno effetto sia ora che in futuro; e che inoltre così giustamente si giudichi e si definisca, e sia vano e senza fondamento quanto di diverso intorno a ciò possa essere attentato da chiunque, con qualsivoglia autorità, scientemente o per ignoranza.

Dato a Roma, presso San Pietro, sotto l’anello del Pescatore, il giorno 19 del mese di ottobre dell’anno del Signore 1997, ventesimo di Pontificato.

TERESA DOTTORE DELLA CHIESA
Intervista a Mons. Guy Gaucher, Vescovo ausiliare di Bayeux e Lisieux

Santa Teresa di Gesù Bambino è la terza donna, dopo santa Caterina di Siena e santa Teresa di Gesù (Avila), a essere proclamata Dottore della Chiesa. Mons. Guy Gaucher, ci spiega le conseguenze di questa proclamazione.

Innanzitutto, Mons. può spiegarci chi è un Dottore della Chiesa?

Perché un cristiano posso essere Dottore della Chiesa occorrono tre condizioni:

Prima condizione: essere un santo la cui santità è già stata riconosciuta, cioè, canonizzata dalla chiesa.

La seconda condizione, la più importante e più precisa: aver arricchito la Chiesa di una dottrina detta eminente, vale a dire che ha un certo peso, una certa superiorità, una certa autorevolezza, e che è utile alla Chiesa universale. Non si tratta di qualcosa di totalmente nuovo, perché di fatto non c’è niente di nuovo da aggiungere al Vangelo. Ma la Chiesa è nella Storia. Si tratta di una dottrina che illustra qualcosa di particolarmente utile in un momento particolare della storia della Chiesa universale, e il cui contenuto è riconosciuto come un apporto teologico e spirituale molto importante.

Questa dottrina perché possa essere proposta concretamente deve essere formulata in modo tale che possa essere esaminata, il risultato di questo lavoro di presentazione viene chiamato “positio”, vale a dire un dossier che vuole giustificare la domanda di Dottorato e l’eminenza della dottrina.

Questa “positio” è esaminata da tre commissioni: una di teologi della Congregazione della Fede, una di teologi della Congregazione dei Santi e una composta dai cardinali di entrambe le Congregazioni. Una volta che questi tre “esami” sono superati positivamente, la richiesta viene sottomessa al giudizio del Santo Padre.

È la terza questione, cioè, la dichiarazione di Dottorato fatta dallo stesso Santo Padre.

Come si è posta per Teresa la questione del Dottorato?

La storia del Dottorato di Teresa è una antica questione. Si può dire che in un certo modo risale a Teresa stessa, poiché ella aveva desiderato (uno dei suoi tanti desideri “folli”) essere Dottore: “Mi sento la vocazione di Guerriero, di Sacerdote, di Apostolo, di Martire (…). Malgrado la mia piccolezza, vorrei illuminare le anime come i Profeti, i Dottori…” (B2°v-3r°).

Nella Chiesa, la questione si è imposta quasi subito dopo la sua canonizzazione. Dal 1926-27, sono apparsi un po’ dappertutto nel mondo, anche al di là della Francia, dei laici, dei sacerdoti, dei religiosi, dei vescovi che si auguravano che santa Teresa di Gesù Bambino fosse proclamata Dottore della Chiesa. Nel 1932, durante un grande congresso che ebbe luogo a Lisieux per l’inaugurazione della cripta, il Padre Desbuquois, un gesuita molto conosciuto, si augurò, nel corso di una conferenza che Teresa fosse proclamata Dottore della Chiesa, e l’ha giustificato. Il congresso ha applaudito molto convinto. Il giorno dopo, il giornale La Croix rilanciava la domanda.

Un dossier fu dunque preparato e inviato a Pio XI, una specie di “positio” ante litteram. Questo pontefice era un grande teresiano poiché ha beatificato, canonizzato Teresa e l’ha dichiarata “patrona delle Missioni”. Ma per il Dottorato ha detto “no” perché era una donna. Aveva già rifiutato il Dottorato di Teresa di Gesù (Avila) per la stessa ragione. Forse era prematuro?

Il Papa ha lasciato il caso ai suoi successori. Padre Desbuquois, da buon gesuita, ha obbedito perfettamente, dicendo: “Un giorno, si vedrà bene, Teresa sarà Dottore…”.

Nel 1970, ebbe luogo un evento fondamentale: Paolo VI ha dichiarato due donne Dottori: Teresa di Gesù (Avila) e Caterina da Siena. Fu un avvenimento considerevole, di cui sfortunatamente, ventisette anni dopo, non si sono ancora tratte le conseguenze. Alcuni dissero allora: “E Teresa di Gesù Bambino?”.

Il Cardinal Garonne, arcivescovo di Toulouse e membro della Curia tenne una conferenza su Teresa per il centenario della nascita, in cui affermò che vedeva molto bene Teresa Dottore della Chiesa. A partire da questo momento si susseguono sempre più insistenti dichiarazioni a vario livello.

Nel 1981, il Cardinal Etchegaray, presidente della Conferenza Episcopale di Francia, domandò a Roma che Teresa fosse proclamata Dottore.

A questo proposito i Carmelitani Scalzi incaricarono di questa questione il Padre Simeone della Santa Famiglia, postulatore delle cause dei santi.

Voi stesso, avete svolto un ruolo particolare?

Nel 1989, avendo lavorato su Teresa ed essendo vescovo ausiliare di Mons. Pierre Pican, egli mi incaricò ufficialmente per lettera di riprendere il dossier del Dottorato, in collaborazione con Padre Simeone.

Mi sono rivolto all’ordine dei Carmelitani Scalzi per avere il loro parere; durante il Capitolo generale, nel 1991, venne votata una mozione per domandare al Santo Padre il Dottorato per Santa Teresa di Gesù Bambino.

La questione venne allora sottoposta ai vescovi di Francia riuniti a Lourdes nel 1991, sotto la presidenza di Mons. Duval: essi votarono a favore per il Dottorato.

Poi altre conferenze episcopali di tutto il mondo hanno dato a loro volta il loro parere e votato… Oltre cinquanta conferenze episcopali nel mondo hanno domandato il Dottorato per Teresa. Ciò è considerevole!

Ci sono stati anche dei laici, dei sacerdoti, dei religiosi che, non potendo votare, hanno voluto pero partecipare per mezzo di “suppliche”. Migliaia e migliaia di fedeli di tutte le condizioni sociali hanno sottoscritto la loro adesione inviandola a Lisieux.

Essendomi trovato alla Congregazione dei Santi, se ne parlò, ma essendo i criteri per conferire il Dottorato in corso di revisione, mi è stato detto che non era possibile valutare l’opportunità di dichiarare Teresa Dottore della Chiesa in questo momento. La situazione rimase perciò stagnante per lungo tempo.

Poi un giorno, bruscamente e all’improvviso, hanno accettato che si presentasse una “positio” per Dottorato. La si è formulata, bisogna dirlo, velocemente, ma molto seriamente, perché c’erano già alle spalle trent’anni di lavoro su questa questione. La “positio” che noi abbiamo depositato è dunque passata per i tre “esami” di cui ho parlato: tutto è andato bene ed è arrivata al Santo Padre.

Bisogna sottolineare che questo non è un affare francese, né tanto meno del Carmelo. Molti vescovi e cardinali andando a Roma, per le visite ad limina hanno chiesto espressamente al Santo Padre: “Santissimo Padre, non farete Teresa Dottore?”

Già nel 1980, quando il Papa venne a Lisieux, una carmelitana glielo ha domandato. Dunque, il Papa ha sentito questo parecchie volte.

Secondo lei, c’è una posta in gioco particolare al fatto che Teresa, che è una donna, sia proclamata Dottore della Chiesa?

C’è una posta in gioco particolare, penso. Il messaggio di Teresa, la spiritualità di Teresa, sono particolarmente adatti al nostro tempo.

E poi, è molto importante nel dibattito sul ruolo della donna nella Chiesa. È giustamente il dibattito attorno al Dottorato. Alcuni dicono di amare molto Teresa, la sua santità, ma che non avendo scritto dei trattati di teologia, non può essere Dottore.

Da questo punto di vista, per diciannove secoli, non si sono mai potuto avere delle donne Dottore. In effetti, l’educazione e lo studio erano riservati agli uomini, già, nel 1973, Urs von Balthasar, uno dei grandi teologi di questo secolo, domandò, a Notre Dame di Parigi, per il centenario di Teresa, che il corpo degli uomini teologi incorporasse l’apporto delle grandi donne mistiche della Chiesa. Citò anche Ildegarda, Caterina di Siena, Teresa di Gesù (Avila), ecc.

Quando si integrerà Teresa alla Teologia, che è rimasta una teologia speculativa e maschile? Ora, le donne fanno degli studi, ma fino a qualche tempo fa, non potevano. Per esempio, Caterina di Siena, nel XIV secolo, morta a trentatrè anni, era illetterata. Noi abbiamo un Dottore della Chiesa illetterato! Fu guardata con sospetto dall’inquisizione; in più era una mistica.

Fu seguita da Raimondo di Capua, domenicano, che era il suo padre spirituale e che divenne Generale dell’Ordine. Vide che questa donna poteva dire qualche cosa, e che la Teologia non è solamente speculativa ma anche simbolica e intuitiva.

San Tommaso d’Aquino mostra che ci sono due vie per parlare di Dio: la via speculativa, di cui si è valso, ma anche la via metaforica, la via simbolica. Per ragioni storiche, le donne sono piuttosto da questo lato. Teresa di Gesù (Avila), due secoli più tardi, diceva anche che lei non sapeva niente. Anche lei è stata minacciata dall’Inquisizione. Anche lei è stata salvata dai domenicani, dai gesuiti, che hanno mostrato che non era folle ma che apportava qualche cosa. C’era un pregiudizio anti-femminile molto forte. Le donne erano considerate “ignoranti”, non avevano voce in capitolo. Giovanna d’Arco ne ha subito le conseguenze…

Ma c’è un modo oltre a quello speculativo di parlare di Dio, e di apportare su Dio, come diceva Balthasar, delle luci e delle intuizioni che spesso gli uomini non hanno visto. Insistette soprattutto sul fatto che nella scoperta della Misericordia, che è al centro del mistero di Dio, le donne sono andate più lontano degli uomini.

È vero che i santi sono teologi perché hanno sperimentato Dio, e come diceva Julien Green “hanno fatto il cammino”. Anche se pretendono di balbettare, perché Dio è Dio, e non si sa come parlare di Lui. Conoscono meglio il cammino di coloro che fanno della teologia in camera.

Questo significa che Teresa è considerata come teologa?

Il Cardinale Poupard, al sinodo del 1990 sulla formazione dei sacerdoti, ha fatto una dichiarazione secondo la quale nel corso degli studi teologici dei seminaristi, non si può in un modo o nell’altro, non incontrare Teresa di Lisieux. Si è obbligati ad incontrarla. Che questo sia in cristologia, in ecumenismo, in mariologia o in spiritualità ben inteso.

Penso che il fatto che ella sia Dottore farà passare all’azione, molto più che fino ad ora. Ho fatto personalmente molti insegnamenti teresiani nei seminari, e so che questo segna i giovani sacerdoti. Molto più che Dottore, questo forse sarà più facilmente inteso.

Teresa ha trovato il senso della Trinità, il senso dell’Incarnazione, il legame del Padre e del Figlio. Ha ritrovato la Chiesa come luogo di comunione e d’amore in cui lo Spirito Santo è il primo. Ha aperto un cammino di santità per tutti, anche se sono poveri, se hanno fiducia in Dio. Perché la Speranza è una virtù fondamentale per il nostro mondo. Ha ritrovato una mariologia che annuncia quella del Vaticano II, una Vergine Maria che ha avuto fede, che ha seguito suo Figlio, dall’annunciazione al Calvario.

Nel Concilio Vaticano II, Teresa non è mai nominata, non più del resto che Teresa di Gesù (Avila). Non si sono citati i santi moderni, ma i Padri. È il modo di fare di un concilio. Ma teologi hanno detto che Teresa vi era presente. Degli articoli sono stati fatti per mostrare che i grandi assi della teologia di Teresa sono passati nel Vaticano II. Ma, nel Catechismo della Chiesa Cattolica, che è uscito nel 1992, ella è citata sei volte, e sempre in punti strategici. Vi si trova Teresa di Gesù (Avila), Caterina di Siena e altre donne, ma Teresa è la più citata di tutte le donne. È un segnale forte e pieno di speranza.

La voce del Magistero

La voce del Magistero

Tutti i pontefici del Novecento sono stati affascinati dalla fede semplice di santa Teresa di Gesù Bambino. Basata sulla assoluta necessità della grazia.

Leone XIII (1878-1903): “Bene. Entrerete se Dio lo vorrà”

Il 20 novembre 1887, santa Teresa di Gesù Bambino incontrò, a 15 anni, papa Leone XIII (1878-1903) nel corso di un pellegrinaggio organizzato dalla diocesi di Lisieux, chiedendogli con ingenua audacia il permesso di entrare nel Carmelo in anticipo sull’età prescritta. Il Papa le ripose in modo lapidario: “Bene. Entrerete se Dio lo vorrà”. Il vecchio Pontefice non poteva immaginare che la vicenda di questa fanciulla avrebbe tanto segnato i pontificati dei suoi successori. Tutti i papi del Novecento sono infatti toccati, in un modo o nell’altro, dal “passaggio” di Teresa. Primo fra tutti, Pio XI, che la beatificò nel 1923 e la canonizzò due anni dopo, nominandola poi, nel 1927, patrona delle missioni. La storia di Teresa s’intreccia particolarmente con quella di papa Montini, che fu battezzato il giorno stesso della morte della piccola suora di Lisieux. Ma la prima intuizione della straordinarietà di Teresa si deve senz’altro a Pio X (1903-1914).

Pio X (1903-1914): “La più grande santa dei tempi moderni”

Erano passati solo dieci anni dalla morte di Teresa che Pio X ricevette in dono l’edizione francese dell’Histoire d’une âme e, tre anni più tardi, nel 1910, la traduzione italiana dell’autobiografia della santa. Traduzione che allora era già alla sua seconda edizione. Pio X non ebbe esitazioni riguardo a Teresa e accelerò per questo l’introduzione della causa di beatificazione, che si data al 1914 e che fu uno degli ultimi atti del suo pontificato. Ma, già qualche anno prima, incontrando un vescovo missionario che gli aveva donato un ritratto di Teresa, il Papa aveva osservato: “Ecco la più grande santa dei tempi moderni”. Un giudizio che poteva apparire temerario, anche perché Teresa non aveva allora e non ha a tutt’oggi soltanto estimatori. La semplicità della sua dottrina spirituale, semplicemente imperniata sull’assoluta necessità della grazia, faceva storcere il naso a non pochi ecclesiastici. Nella temperie di un cattolicesimo intriso di giansenismo, una spiritualità tutta imperniata sulla fiducia e sull’abbandono docile alla misericordia di Dio appariva in contrasto con il rigore di un’ascesi centrata sulla rinuncia e sul sacrificio di sé. L’eco di questo “sospetto” verso la dottrina di Teresa giunse così fino alle orecchie del Papa. Il quale, una volta, replicò con decisione ad uno di questi detrattori: “La sua estrema semplicità è la cosa più straordinaria e degna d’attenzione in quest’anima. Ristudiate la vostra teologia”.

Tra le altre cose, Pio X era rimasto grandemente impressionato da una lettera che Teresa aveva scritto il 30 maggio del 1889 alla cugina Maria Guérin, la quale, per motivi di scrupolo, si asteneva dalla comunione: “Gesù è là nel tabernacolo apposta per te, per te sola, e arde dal desiderio di entrar nel tuo cuore […]. Comunicati spesso, molto spesso. Ecco il solo rimedio se vuoi guarire”. Era allora un atteggiamento diffuso lo scrupolo eccessivo nell’accostarsi all’eucaristia, e la risposta di Teresa apparve al Papa un incoraggiamento a combattere questo atteggiamento. Ed è possibile che i due decreti di Pio X, Sacra Tridentina Synodus, sulla comunione frequente, e Quam singulari, sulla comunione ai bambini, siano stati influenzati della lettura degli scritti teresiani.

Benedetto XV (1914-1922): “Contro la presunzione di raggiungere con mezzi umani un fine soprannaturale”

Pio X non ebbe il tempo di seguire l’iter della causa di beatificazione. Il suo successore, Benedetto XV (1914-1922), lo accelerò ulteriormente. Il 14 agosto 1921 proclamò il decreto sulle virtù eroiche della piccola Teresa e, per la prima volta, un papa usò l’espressione “infanzia spirituale” per riferirsi alla “dottrina” della santa di Lisieux: “L’infanzia spirituale” disse il Papa “è formata da confidenza in Dio e da cieco abbandono nelle mani di Lui […]. Non è malagevole rilevare i pregi di questa infanzia spirituale sia per ciò che esclude sia per ciò che suppone. Esclude infatti il superbo sentire di sé; esclude la presunzione di raggiungere con mezzi umani un fine soprannaturale; esclude la fallacia di bastare a sé nell’ora del pericolo e della tentazione. E, d’altra parte, suppone fede viva nella esistenza di Dio; suppone pratico omaggio alla potenza e misericordia di Lui; suppone fiducioso ricorso alla provvidenza di Colui, dal quale possiamo ottenere la grazia e di evitare ogni male e di conseguire ogni bene. […] Auguriamo che il segreto della santità di suor Teresa di Gesù Bambino non resti occulto a nessuno”.

Pio XI (1922-1939): “La stella del mio pontificato”

Pio XI (1922-1939), più di ogni altro papa, fu accompagnato per tutta la vita, anche prima dell’elezione al soglio di Pietro, da una profonda devozione verso la piccola Teresa. Quando era ancora nunzio apostolico a Varsavia, teneva sempre sul tavolo la Storia di un’anima; lo stesso continuò a fare dopo essere divenuto arcivescovo di Milano. Durante il suo pontificato Teresa fu elevata, con grande rapidità, all’onore degli altari. Beatificata il 29 aprile del 1923; canonizzata il 17 maggio del 1925, nel corso dell’Anno Santo; il 14 dicembre 1927 fu proclamata, insieme a san Francesco Saverio, patrona universale delle missioni cattoliche. Sia la beatificazione che la canonizzazione furono le prime del pontificato di Achille Ratti. E già l’11 febbraio del 1923, nel discorso tenuto in occasione dell’approvazione dei miracoli necessari per la beatificazione, osservava: “Miracolo di virtù in questa grande anima, da farci ripetere col Divino Poeta: “cosa venuta di cielo in terra a miracol mostrare” […]. La piccola Teresa si è fatta Ella pure una parola di Dio […]. La piccola Teresa del Bambino Gesù vuol dirci che ci è facile modo di partecipare a tutte le più grandi ed eroiche opere dello zelo apostolico, mediante la preghiera”. Ai pellegrini francesi accorsi a Roma per la beatificazione di Teresa, disse: “Eccovi alla luce di questa Stella – come noi amiamo chiamarla – che la mano di Dio ha voluto far risplendere all’inizio del nostro pontificato, presagio e promessa di una protezione, di cui noi stiamo facendo la felice esperienza”.

All’intercessione di Teresa papa Ratti attribuì in seguito una protezione speciale in momenti cruciali del suo pontificato. Nel 1927, in uno dei frangenti più duri della persecuzione contro la Chiesa cattolica in Messico, affid&ogarve; quel Paese alla protezione di Teresa: “Quando la pratica religiosa sarà ristabilita in Messico”, scriveva ai vescovi, “desidero che venga riconosciuta in santa Teresa di Gesù Bambino la mediatrice della pace religiosa nel vostro Paese”. A lei si rivolse per implorare la soluzione del duro contrasto tra la Santa Sede e il governo fascista nel 1931, che portò l’Azione cattolica italiana a un passo dalla soppressione: “Mia piccola santa, fate che per la festa della Madonna tutto venga regolarizzato”. La controversia giunse a soluzione il 15 agosto di quello stesso anno. Già alla fine dell’Anno Santo 1925 papa Ratti aveva inviato a Lisieux, in calce a una sua fotografia, un’espressione eloquente: “Per intercessionem S. Theresiae ab Infante Iesu protectricis nostrae singularis benedicat vos omnipotens et misericors Deus”. E, nel 1937, al termine della lunga malattia da cui fu colpito negli ultimi anni di pontificato, ringraziò pubblicamente colei “la quale così validamente e così evidentemente è venuta in aiuto al sommo Pontefice e ancor sembra disposta ad aiutarlo: Santa Teresa di Lisieux”. Non poté coronare il desiderio di recarsi personalmente a Lisieux negli ultimi mesi della sua vita. Alla vigilia dello scoppio della Seconda guerra mondiale il pontificato passava nelle mani di Pio XII (1939-1958), che ben conosceva e apprezzava la piccola santa.

Pio XII (1939-1958): “Far valere davanti a Dio la povertà spirituale di una creatura peccatrice”

“Figlia di un cristiano ammirevole, Teresa ha imparato sulle ginocchia paterne i tesori di indulgenza e di compassione che si nascondono nel cuore del Signore! […] Dio è un Padre le cui braccia sono costantemente rivolte ai figli. Perché non rispondere a questo gesto? Perché non gridare senza posa verso di lui la nostra immensa angoscia? Bisogna fidarsi della parola di Teresa, quando invita, sia il più miserabile che il più perfetto, a non far valere davanti a Dio che la debolezza radicale e la povertà spirituale di una creatura peccatrice”. Così papa Pacelli esprimeva, nel radiomessaggio dell’11 luglio 1954, in occasione della consacrazione della Basilica di Lisieux, il cuore della “via dell’infanzia spirituale” indicata da Teresa. Egli tenne per tutta la vita rapporti epistolari con il Carmelo di Lisieux. L’inizio di questa corrispondenza data al 1929, al tempo della nunziatura apostolica a Berlino, quando spedì a Lisieux una lettera di ringraziamento per aver ricevuto la prima edizione tedesca della Storia di un’anima. Fu poi più volte incaricato da Pio XI di recarsi al Carmelo di Teresa per presiedere alcune funzioni speciali in sua vece. Quando si recò a Buenos Aires, nel 1934, come legato pontificio al Congresso eucaristico internazionale, portò con sé una reliquia di Teresa a cui aveva affidato la sua missione. Per tutto il pontificato si mantenne in contatto per lettera con suor Agnese e suor Celina, le sorelle di Teresa che ancora vivevano nel Carmelo di Lisieux.

Giovanni XXIII (1958-1963): “La piccola Teresa ci conduce alla riva”

“Santa Teresa la Grande [Teresa d’Avila, ndr], io l’amo molto… ma la Piccola: ella ci conduce alla riva […]. Bisogna predicare la sua dottrina così necessaria”. Così Giovanni XXIII (1958-1963) si rivolgeva a un sacerdote che gli aveva offerto una collezione di ritratti della piccola Teresa. A Lisieux Angelo Roncalli si recò cinque volte, soprattutto nel periodo della sua nunziatura a Parigi, ma anche quando era ancora delegato apostolico in Bulgaria. Da pontefice si soffermò a lungo su Teresa durante l’udienza generale del 16 ottobre 1960. In quell’occasione disse: “Grande fu Teresa di Lisieux per aver saputo, nella umiltà, nella semplicità, nell’abnegazione costante, cooperare alle imprese e al lavoro della grazia per il bene di innumerevoli fedeli. A questo proposito il Santo Padre, volendo dare una adeguata similitudine, si compiaceva ricordare quanto più volte egli ebbe modo di osservare, nel porto di Costantinopoli. Giungevano colà ingenti navi da carico, che però non riuscivano, data la natura dei fondali, ad avvicinarsi alle banchine. Ecco quindi, accanto ad ogni grande nave, procedere presso i moli un battello, la cui presenza poteva, a prima vista, sembrare superflua, ed era invece preziosissima, poiché esso assolveva il compito di trasbordare le merci alla grande riva”.

Paolo VI (1963-1978): “Sono nato alla Chiesa il giorno in cui la santa nacque al cielo”

Durante una visita ad limina del vescovo di Sées, la diocesi in cui Teresa nacque, papa Montini (1963-1978) ebbe a dire: “Sono nato alla Chiesa il giorno in cui la santa nacque al cielo. Questo le dice quali sono gli speciali legami che ad essa mi vincolano. Mia madre mi ha fatto conoscere santa Teresa di Gesù Bambino ch’ella amava. Ho già letto parecchie volte l’Histoire d’une ame, la prima volta in gioventù”. Già nel 1938 scriveva alle monache del Carmelo di Lisieux confessando di “seguire da lunga data e col più vivo interesse lo sviluppo del Carmelo di Lisieux”. E aggiungeva “di avere una grande devozione a santa Teresa, della quale conservo una piccola reliquia sul tavolo di lavoro”.

Questi accenni basterebbero a significare il profondo legame tra Paolo VI e la piccola Teresa. Più volte, da papa, egli intervenne sulla figura e sulla dottrina della santa di Lisieux. Nel 1973, in occasione del centenario della nascita della santa, scrisse una lettera a monsignor Badré, allora vescovo di Bayeux e Lisieux, condensando in poche pagine il suo pensiero su Teresa. Realismo e umiltà sono i due concetti più espressamente sottolineati da papa Montini a proposito di Teresa: “Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo insegna a non contare su sé stessi, sia che si tratti di virtù o di limitatezza, ma sull’amore misericordioso di Cristo, che è più grande del nostro cuore e ci associa all’offerta della sua passione e al dinamismo della sua vita”. A proposito della vita di Teresa, che accettò il limite umano e culturale del chiostro, essa insegna, secondo Paolo VI, che “l’inserzione realista nella comunità cristiana, ove si è chiamati a vivere l’istante presente, ci sembra una grazia sommamente desiderabile per il nostro tempo”. Teresa visse la sua personale via di santità in mezzo a un ambiente pieno di limiti. Tuttavia “essa non attese, per iniziare ad agire, un modo di vita ideale, un ambiente di convivenza più perfetto, diciamo piuttosto che essa ha contribuito a cambiarli dal di dentro. L’umiltà è lo spazio dell’amore. La sua ricerca dell’Assoluto e la trascendenza della sua carità le hanno permesso di vincere gli ostacoli, o piuttosto di trasfigurare i suoi limiti”.

Paolo VI aveva già sottolineato il tema dell’umiltà in Teresa in un’udienza tenuta il 29 dicembre 1971: “Umiltà tanto più doverosa quanto più la creatura è qualche cosa, perché tutto dipende da Dio, e perché il confronto fra ogni nostra misura e l’Infinito obbliga a curvare la fronte”. Quest’umiltà non è disgiunta in Teresa da una “infanzia piena di fiducia e di abbandono”.

In un discorso pronunciato il 16 febbraio 1964, nella parrocchia di San Pio X, il Papa sottolineava con chiarezza quanto aveva praticato ed insegnato santa Teresa di Gesù Bambino riguardo alla fiducia che dobbiamo avere nella bontà di Dio, abbandonandoci pienamente alla sua Provvidenza misericordiosa: “Uno scrittore moderno assai noto conclude un suo libro affermando: tutto è grazia. Ma di chi è questa frase? Non del ricordato scrittore, perché anch’egli l’ha attinta – e lo dice – da altra sorgente. È di santa Teresa di Gesù Bambino. L’ha posta in una pagina dei suoi diari: “Tout est grace”. Tutto può risolversi in grazia. Del resto anche la santa carmelitana non faceva che riecheggiare una splendida parola di san Paolo: “Diligentibus Deum omnia cooperantur in bonum”. Tutta la nostra vita può risolversi in bene, se amiamo il Signore. Ed è ciò che il Pastore Supremo augura a quanti lo ascoltano”.

Giovanni Paolo I: “Con somma semplicità e andando all’essenziale”

Papa Luciani non ebbe il tempo, nei trentatrè giorni del suo pontificato, di parlare di Teresa. Lo aveva fatto però in due importanti occasioni quando era patriarca di Venezia: quando, il 10 ottobre del 1973, tenne una conferenza in occasione del centenario della nascita di Teresa, e nella lettera alla santa nel libro Illustrissimi. Qui, Albino Luciani racconta di aver letto per la prima volta la Storia di un’anima quando aveva diciassette anni: “Fu per me un colpo di fulmine”, scrisse. E rivela l’aiuto ricevuto da Teresa quando, giovane prete, si era ammalato di tubercolosi ed era stato ricoverato in sanatorio. “Mi vergognai di provare un po’ di paura”, ricorda Luciani: “Teresa ventitreenne fino allora sana e piena di vitalità – mi dissi -, fu inondata di gioia e di speranza, quando sentì salire alla bocca la prima emottisi. Non solo, ma, attenuando il male, ottenne di portare a termine il digiuno con regime di pane secco e acqua, e tu vuoi metterti a tremare? Sei sacerdote, svegliati, non fare lo sciocco”. Nella conferenza del 1973, il futuro Giovanni Paolo I sottolineava l’insegnamento di Teresa: “Essa, avendo acuta intelligenza e doni speciali, ha visto chiarissimo nelle cose di Dio e si è anche espressa chiarissimamente, cioè con somma semplicità e andando all’essenziale”. Teresa non cercò esperienze diverse da quelle che il cristianesimo del suo tempo le offriva. Come scrive padre Mario Caprioli, non cercò esperienze straordinarie: “Confessione a sei anni, la preparazione alla prima comunione in famiglia, il pellegrinaggio – che per Teresa furono altamente istruttivi -, il monastero, cioè la vita religiosa coi voti, la regola, l’austerità” (M. Caprioli, I papi del XX secolo e Teresa di Lisieux, p. 349). “Oggi” commentava a questo proposito Luciani “sotto pretesto di rinnovamenti, si tende talvolta a svuotare tutte queste cose del loro valore. Teresa non sarebbe d’accordo, a mio avviso”.

Giovanni Paolo II: Teresa di Gesù Bambino dottore della Chiesa universale

Proclamando, nel 1997, Teresa di Lisieux dottore della Chiesa universale, terza donna a ottenere questo titolo dopo Teresa d’Avila e Caterina da Siena, Giovanni Paolo II ha di fatto raccolto l’eredità dei suoi predecessori.

L’attualità di quel gesto può essere espressa nelle parole che don Luigi Giussani rivolgeva al Papa in piazza San Pietro durante l’incontro dei movimenti ecclesiali il 30 maggio 1998: “Al grido disperato del pastore Brand nell’omonimo dramma di Ibsen (“Rispondimi, o Dio, nell’ora in cui la morte m’inghiotte: non è dunque sufficiente tutta la volontà di un uomo per conseguire una sola parte di salvezza?”) risponde l’umile positività di santa Teresa di Gesù Bambino che scrive: “Quando sono caritatevole è solo Gesù che agisce in me””.

Liberamente tratto da Giovanni Ricciardi, “30 Giorni”, Maggio 2003

Perché ti amo, Teresa

Perché ti amo, Teresa

UNA VITA ORDINARIA

di Mons. Guy Gaucher, Vescovo ausiliare emerito di Bayeux e Lisieux

La santità non consiste in fenomeni straordinari, ma piuttosto nel “fare in maniera straordinaria le cose ordinarie!”

Si rimane male quando si apprende che la vita di Teresa Martin fu del tutto ordinaria. Si dimentica che è diventata santa Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo, conosciuta nel mondo intero, con numerosi titoli (Patrona Universale delle Missioni, Patrona secondaria di Francia, Dottore della Chiesa, ecc.), passando inosservata nella sua famiglia, nel suo ambiente, nel suo Carmelo, e perfino dal suo padre spirituale… Certo, a Lisieux, si è potuto parlare di una giovane che ebbe l’audacia di parlare al Papa Leone XIII durante un’udienza a Roma (un giornale locale lo segnalò).

Poi era entrata al Carmelo a quindici anni e tre mesi. Ma quando morì – il 30 settembre 1897 – in un piccolo Carmelo di provincia, era pressoché sconosciuta, non c’erano che 30 persone alla sua sepoltura nel cimitero di Lisieux. Il 17 maggio 1925, alla sua canonizzazione in San Pietro a Roma ce ne furono 500.000. Quindi?

Quindi, sì, fu una vita molto ordinaria e molto nascosta.

Alençon (1873-1877)

Una famiglia cristiana, a Alençon, il padre Luigi Martin, orologiaio-gioielliere, la madre, Zelia Guérin, merlettaia. Ebbero nove figli di cui quattro morti in tenera età. Restano quattro figlie ed ecco che a quarant’anni, la mamma è incinta: Teresa nasce il 2 gennaio 1873. Bambina allegra, vivace, dopo un anno a balia (sua madre non può nutrirla), ha una vita felice, riempita d’amore dai suoi genitori e dalle sue sorelle. L’ultima piccola riceve dalla sua famiglia una fede profonda, viva, caritatevole. Va tutto bene, fino al dramma: Zelia Martin muore di un cancro al seno (agosto 1877). Teresa ha quattro anni e mezzo.

Lo choc è molto forte per la piccola Teresa. Sceglie la sorella Paolina come seconda mamma ma la ferita è profonda e impiegherà dieci anni a cicatrizzarsi.

Lisieux (1877-1888)

Con cinque figlie da allevare, il signor Martin cede alle insistenze del cognato Isidoro Guérin, farmacista a Lisieux. Tutta la famiglia si stabilisce ai Buissonnets. Teresa vi trova un ambiente caldo ma i cinque anni in cui andrà a scuola dalle Benedettine resteranno per lei “i più tristi della sua vita”. Buona alunna ma timida, scrupolosa, vive male i contrasti della sua vita scolastica…

La partenza di Paolina per il Carmelo di Lisieux riapre la ferita. A dieci anni, Teresa si ammala gravemente: sintomi allarmanti di una regressione infantile, allucinazioni, anoressia. La medicina rinuncia. Le famiglie, il Carmelo pregano. Il 13 maggio 1883, una statua della Vergine Maria sorride a Teresa che guarisce istantaneamente.

L’8 maggio dell’anno successivo riceve la sua prima comunione: è per lei una “fusione” d’amore. Gesù si dona a lei e lei si dona a Gesù. Pensa già a diventare carmelitana. La partenza per il Carmelo della sua terza mamma, sua sorella Maria, la destabilizza. Soffre di una grave crisi di scrupoli ossessivi, diventa ipersensibile e “piagnucolosa all’eccesso”. Vuole morire ed essere liberata. La notte di Natale 1886, la grazia tocca il suo cuore. È una vera “conversione” che la trasforma in donna forte. Il Bambino del presepio, il Verbo di Dio, le ha trasmesso la sua forza nell’Eucaristia.

Eccola pronta a combattere per il Carmelo, a superare tutti gli ostacoli: suo padre, suo zio, il Superiore del Carmelo, il Vescovo, il Papa Leone XIII. Perché la grazia le ha aperto il cuore e vuole salvare i peccatori con Gesù che, sulla Croce, ha sete d’anime. Teresa, a quattordici anni e mezzo, decide di restare ai piedi di questa Croce per “raccogliere il sangue divino e donarlo alle anime”. Questa è la sua vocazione: “Amare Gesù e farlo amare”.

Nel 1887, sentendo parlare di un assassino che ha ucciso tre donne a Parigi, prega e si sacrifica per lui, volendo ad ogni costo strapparlo dall’inferno. Enrico Pranzini è giudicato e condannato alla ghigliottina. Ma prima di morire, bacia il Crocifisso! Teresa piange di gioia: esaudita, lo nomina il suo “primo figlio”.

Durante un pellegrinaggio in Italia, Teresa si accorge che fuori della loro “sublime vocazione”, i sacerdoti hanno i loro piccoli lati nascosti. Coglie che bisogna pregare molto per loro perché sono uomini “deboli e fragili”. Teresa comprende che la sua vocazione non è soltanto di pregare per la conversione dei grandi peccatori ma anche di pregare per i sacerdoti. Nel corso dello stesso pellegrinaggio, ella domanda al Papa di entrare al Carmelo a quindici anni. Risposta evasiva, “fiasco”, ma il 9 aprile 1888, lascia per sempre suo padre, le sue sorelle, i Buissonnets, il suo cane Tom…

Al Carmelo (1888-1897) – Un cammino di solitudine

Felice di essere là “per sempre”, “prigioniera” con Lui… e 24 suore. La vita comunitaria, il freddo, la preghiera sovente nell’aridità, la solitudine affettiva (anche se ritrova due sorelle), sopporta tutto con ardore. La sua più grande sofferenza sarà la malattia del suo papà diletto, ricoverato al Bon Sauveur di Caen, ospedale per malati mentali. Nuovo dramma famigliare per Teresa. Si immerge nella preghiera con “il Servo sofferente” di Isaia 53, sulle tracce della passione di Gesù. Ma il clima spirituale del suo Carmelo, segnato da una paura diffusa di Dio, visto innanzitutto come giustiziere, le pesa. Aspira all’Amore quando legge la Viva Fiamma d’Amore di San Giovanni della Croce. Nel 1891, a diciotto anni, un sacerdote la lancia “sulle onde della fiducia e dell’Amore” sulle quali non osava avanzare, essendo piuttosto restia in questo cammino audace, anche per sua sorella Paolina, Madre Agnese di Gesù, che diverrà priora nel 1893.

Suo padre, ritornato in famiglia, muore nel 1894: Celina che lo curava entra a sua volta al Carmelo.

È in quest’epoca che la giovane suor Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo (questo è il suo nome vero, riassunto della sua vocazione), scopre, dopo anni di ricerca, la via dell’infanzia spirituale che trasformerà la sua vita. Riceve la grazia di approfondire la Paternità di Dio che non è che amore Misericordioso (espresso in suo Figlio Gesù incarnato). La vita cristiana non è altro che la vita di figli del Padre (“figli nel Figlio”), inaugurata nel battesimo e vissuta in una confidenza assoluta. “Se non ritornerete come bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli”, dice Gesù (Mt 18,3). Per fortuna, Madre Agnese le ordina di scrivere i suoi ricordi d’infanzia. Teresa obbedisce e scrive 86 pagine in un piccolo quaderno.

Allorché alla sua epoca le anime elette (rare) si offrivano come vittime alla Giustizia divina, il 9 giugno 1895, durante la messa della Trinità, la “debole e imperfetta” Teresa si offre al suo amore Misericordioso.

Questo dono totale la “rinnova”, brucia ogni suo peccato. Nel settembre 1896, Teresa sente che la sua bella vocazione (“carmelitana, sposa e madre”) non le basta più. Prova durante la sua preghiera il richiamo di grandi desideri: essere sacerdote, diacono, profeta, dottore (della Chiesa), missionario, martire… Queste sofferenze spariranno quando troverà infine la sua vocazione leggendo un passo di san Paolo sulla carità (1Cor 13). Allora, tutto diventa luminoso per lei e può scrivere: “O Gesù, mio Amore… ho trovato infine la mia vocazione, è l’Amore! Sì ho trovato il mio posto nella Chiesa e questo posto, o mio Dio, me l’avete dato Voi… nel cuore della Chiesa, mia Madre, io sarò l’Amore… così sarò tutto… così il mio sogno sarà realizzato!!!” (Manoscritto B, 3v°). Sempre più preoccupata dei peccatori che non conoscono questo Amore Misericordioso, ella entra nella Pasqua 1896 in una notte fitta dove la sua fede e la sua speranza devono combattere. Tanto più che una tubercolosi consuma la sua salute e la indebolisce. Usa le sue ultime forze per insegnare la via d’infanzia alle cinque novizie di cui è responsabile e a due fratelli spirituali, sacerdoti missionari per l’Africa e la Cina.

Vivendo questa “com-passione”, in unione con la Passione di Gesù nel Getsemani e sulla Croce, spossata dalle emottisi, conserva il suo sorriso e la sua squisita carità che rialza il morale delle sorelle, costernate di vederla morire in atroci sofferenze. Per obbedienza, continua fino allo sfinimento la redazione dei suoi ricordi nei quali, con trasparente verità, “canta le misericordie del Signore” nella sua breve vita. Pregando per “fare del bene sulla terra, dopo la sua morte, fino alla fine del mondo”, profetizzando umilmente che la sua missione postuma sarà di “donare la sua piccola via alle anime” e di “passare il suo Cielo a fare del bene sulla terra”, muore il 30 settembre 1897.

Un anno dopo la sua morte, fu pubblicato un libro composto a partire dai suoi scritti: la Storia di un’Anima che conquistò il mondo e fece conoscere questa giovane suora che amò Gesù fino a “morir d’amore”. Questa vita nascosta irradiò l’universo. Tutto ciò continua da più di cento anni…

“La mia piccola dottrina” come la chiamate voi…

Il cammino spirituale di Teresa Martin fu solitario. Certo, ella ha ricevuto molto dalla sua famiglia, dai suoi educatori, dai maestri del Carmelo. Ma nessun sacerdote l’ha segnata profondamente. In lei, lo Spirito Santo ha tracciato un cammino autentico.

“Non ho mai cercato che la verità”

Chi le ha rivelato le profondità dell’amore trinitario e una “via” per raggiungerle, senza alcuna preoccupazione didattica? Tutto è venuto dalla vita, dagli avvenimenti quotidiani riletti alla luce della Parola di Dio. Il suo apporto incomparabile alla spiritualità del XX secolo è un ritorno alla purezza radicale del Vangelo. “Se non ritornerete come bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli” (Mt 18, 3). Malgrado non abbia mai potuto disporre dell’Antico Testamento integrale, ha operato un ritorno alla meditazione della Parola di Dio. Senza alcuna iniziazione, senza alcuna cultura biblica, cita nei suoi scritti più di 1000 volte la Bibbia. È a ventidue anni che due testi dell’Antico Testamento cristallizzano in lei una lunga ricerca: l’illuminazione de “la via d’infanzia spirituale” che simboleggerà il suo contributo.

“Voglio essere una santa”

Teresa, ardente adolescente, è partita per la santità. Scrive a suo padre: “Ti glorificherò diventando una grande santa”.

Ma velocemente, al Carmelo, urterà contro le sue debolezze e la sua impotenza, quando si paragona ai santi. Questi le appaiono come una montagna, mentre lei non è che un granello di sabbia. “Crescere, diventare come loro, è impossibile”, constata, ma non si scoraggia. Perché se Dio ha messo in lei questi desideri di santità, ci deve essere una strada, una via per salire “la dura scala della perfezione”.

La Parola di Dio le aprirà la via: “Se qualcuno è piccolissimo, venga a me” (Pr 9,4). “Allora sono venuta”, scrive la “piccola Teresa” domandandosi ciò che Dio farà al bambino che andrà da Lui, legge Isaia 66: da allora, ha capito che non potrà salire da sola questa scala ma che Gesù la prenderà nelle sue braccia, come un rapido ascensore. Da allora, la piccolezza di Teresa non è più un ostacolo, ma, al contrario, più sarà piccola e leggera nelle braccia di Gesù, più Lui la farà santa con una rapida ascesa.

È così che Teresa racconta la scoperta della piccola via (Manoscritto C, 2). Dapprima è una scoperta di ciò che è Dio: essenzialmente Amore Misericordioso. Ormai, vedrà tutte le perfezioni divine (compresa la sua Giustizia attraverso il prisma della Misericordia.

Ciò la trascina in una fiducia audace: “desidero essere santa, ma sento la mia impotenza e vi domando, o mio Dio, di essere Voi stesso la mia santità” (cfr Atto d’Offerta come Vittima d’Olocausto all’Amore Misericordioso).

Accettare di lasciarsi plasmare da Dio non implica alcun facile infantilismo. Teresa farà concretamente tutto ciò che è possibile per mostrare concretamente il suo amore per Dio e per le sue sorelle, ma in una totale gratuità, quella dell’amore.

In tutte le situazioni e in tutti gli atti della sua vita, Teresa applicherà questa via: Dio le domanda questo, ella sente che ne è incapace, dunque Lui lo farà in lei. Un esempio: amare tutte le suore come Gesù le ama le è impossibile. Allora unendosi a Lui, è Lui che le amerà in Teresa. “Sì, sento che quando sono caritatevole, è Gesù solo che agisce in me; più io sono unita a Lui, più amo tutte le mie sorelle” (Manoscritto C. 13 r°).

Ecco un cammino di santità che si apre per tutti, i piccoli, i poveri, i feriti: accettare la realtà della propria debolezza e offrirsi a Dio come si è, affinché Lui agisca in noi.

Si capisce meglio allora che una tale frase, per esempio, è agli antipodi della sdolcinatezza ma esplicita, al contrario, l’infanzia evangelica predicata da Gesù: “Gesù si compiace di mostrarmi l’unico cammino che porta a questa fornace Divina, questo cammino è l’abbandono del bambino che si addormenta senza paura nelle braccia di suo papà” (Manoscritto B, 1v°).

Le sue intuizioni ne fanno un’annunciatrice delle grandi verità riportate alla luce dal Concilio Vaticano II: primato del mistero pasquale di Gesù su tutte le devozioni esplose, la via della santità per tutti i battezzati, mariologia che vede in Maria “una Madre più che una Regina”, avendo vissuto la prova della fede (cfr la poesia “Perché t’amo, Maria”, testamento mariano, maggio 1897), ecclesiologia di comunione fondata sulla presenza dell’Amore (lo Spirito Santo) nel cuore della Chiesa che anima tutte le vocazioni complementari nella Comunione dei Santi del Cielo e della Terra.

Rivoluzione anche nella concezione del fine ultimo: non più il riposo, ma l’azione:

“Passerò il mio cielo a fare del bene sulla terra”

Teresa, senza saperlo, ha aperto dei cammini di ecumenismo: la sua lettura della lettera ai Romani seduce i luterani; l’ortodossia la ama con san Francesco d’Assisi (i simboli universali utilizzati da questi due santi facilitano la loro inculturazione in altre civiltà).

La sua missione; la sua influenza universale

Fu nella Cattedrale di San Pietro a Lisieux, una domenica del luglio 1887, al termine della messa, che Teresa riceve la grazia eucaristica della sua missione. Chiudendo il suo messalino, è colpita da un’immagine del Crocifisso che fuoriesce dalle pagine:

“Fui colpita dal sangue che cadeva da una delle sue mani divine, provai una grande pena pensando che questo sangue cadeva in terra che nessuno si affrettasse a raccoglierlo, e presi la decisione di fermarmi in spirito ai piedi della Croce per ricevere la Divina rugiada che ne colava, comprendendo che bisognava in seguito versarla sulle anime…

Il grido di Gesù sulla Croce risuonava continuamente nel mio cuore: “Ho sete!” Queste parole accendevano in me un ardore sconosciuto e molto vivo… Volevo dare da bere al mio Diletto e mi sentivo io stessa divorata dalla sete delle anime… Non erano ancora le anime dei sacerdoti che mi attiravano, ma quelle dei grandi peccatori, bruciavo dal desiderio di sradicarle dal fuoco eterno…” (Manoscritto A, 45 v°).

La sua missione al Carmelo

Per essere maggiormente missionaria, Teresa si sente chiamata al Carmelo alla sequela di Santa Teresa d’Avila, sua “Madre”, attraverso il dono della sua vita e la preghiera che oltrepassa tutte le frontiere. Come la Madre spagnola, “vorrebbe dare mille vite per salvare una sola anima”.

Entrando al Carmelo, dichiara: “Sono venuta per salvare le anime e soprattutto per pregare per i sacerdoti”. “Amare Gesù e farlo amare” diventa sempre più il fine della sua vita.

È contentissima quando le si danno due fratelli spirituali da aiutare nel loro ministero.

Il sacerdote Maurizio Bellière, seminarista di ventun’anni, chiede l’aiuto di una carmelitana per favorire la sua vocazione. Sarà Padre Bianco e partiragrave; per il Niassa (oggi Malawi). Ritornerà in Francia e morirà, ricoverato in ospedale, al Bon Sauveur di Caen nel 1907 a trentatré anni. Teresa lo aiuterà molto con la sua corrispondenza. Gli scriverà undici lettere molto importanti.

Il padre Adolfo Roulland, delle Missioni Estere di Parigi, partirà in Cina, nel Su-Tchuen e corrisponderà con Teresa, dopo una prima messa celebrata al Carmelo e un incontro in parlatorio con sua sorella. Teresa gli scriverà sei lettere. Morirà in Francia nel 1934.

Tutti e due permetteranno a Teresa di allargare i suoi orizzonti universali. Ammalata, “camminerà per un missionario”.

I “desideri infiniti” che la fanno soffrire durante la preghiera la spingono a volere “percorrere la terra (…) annunciare il Vangelo nelle cinque parti del mondo, fino alle isole più lontane… Vorrei essere missionaria non solamente per qualche anno ma vorrei esserlo stata dalla creazione del mondo ed esserlo fino alla consumazione dei secoli…” (Ms B, 3 r°).

La sua missione in Cielo

Questo desiderio si intensificherà fino sul suo letto di morte nella speranza di essere sempre più missionaria anche dopo la morte:

“Non intendo restare inattiva in cielo, il mio desiderio è di lavorare ancora per la Chiesa e per le anime. Questo domando al buon Dio e sono certa che mi esaudirà” (LT 254).

“Sento che la mia missione sta per cominciare, la mia missione di far amare il buon Dio come io lo amo di dare la mia piccola via alle anime” (QG, 17. 7. 1).

“Voglio passare il mio Cielo a far del bene sulla terra” (QG, 17. 7. 1).

Patrona universale delle missioni

Lo stupore più grande è che la Chiesa l’ha proclamata patrona universale delle missioni nel 1927.

Patrona di tutte le missioni sia locali che estere, suor Teresa, senza mai lasciare la sua cella, ha talmente investito nell’Amore trinitario nella quotidianità della sua vita che ha irradiato sul mondo le misericordie del Cuore di Dio.

Le vocazioni teresiane

Dopo la morte di Teresa, innumerevoli vocazioni sacerdotali e religiose nacquero dal loro incontro con Teresa. Lei ha mantenuto le sue promesse. Una moltitudine di sacerdoti e di missionari le hanno affidato il loro ministero.

Più di 50 congregazioni nel mondo si appoggiano alla spiritualità di Santa Teresa. Sono ordinariamente congregazioni apostoliche che hanno inculturato il messaggio teresiano nelle loro civiltà. Il numero è di circa 5000.

Ne ricordiamo alcune nate in Italia:

Istituto Piccole suore di S. Teresa del Bambino Gesù, Imola. Fondazione: 1923
Carmelitane Missionarie di S. Teresa del Bambino Gesù, Santa Marinella. Fondazione: 1925
Discepole di S. Teresa del Bambino Gesù, Qualiano. Fondazione: 1926
Ancelle di Santa Teresa del Bambino Gesù, Salerno. Fondazione: 1937

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