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Da: Ultimi Colloqui

Storia del Quaderno Giallo


Prima di affrontare la lettura del Quaderno Giallo, di Madre Agnese di Gesù vogliamo tracciare, seppur brevemente, la storia della redazione di questo testo, conosciuto in Italia con il titolo di Novissima Verba, ma che oggi si preferisce chiamare Ultimi Colloqui il titolo che gli aveva dato l’autrice Madre Agnese, al secolo Paolina Martin, una delle tre sorelle di Teresa entrate nello stesso monastero. Dal 6 aprile 1897 Madre Agnese aveva cominciato a raccogliere le ultime parole di suor Teresa nel cosiddetto Carnet Jaune (Quaderno Giallo). Presto, dal luglio 1897, fu imitata dalle altre due sorelle Martin, e precisamente, da suor Maria del Sacro Cuore e da suor Geneviève di Santa Teresa (Celina), incoraggiate in questo progetto dall’unica sorella che si trovava ancora a casa, Leonia Martin, che visitava regolarmente il parlatorio del Monastero di Lisieux per avere notizie della sorella malata. Il testo degli Ultimi colloqui pur nella sua disarmante semplicità, non è di facile lettura, vi si coglie la sensazione di sentire una voce che non è simile a nessun’altra voce. Le domande timorose, ma anche indiscrete, che Madre Agnese e altre monache rivolgono a suor Teresa suonano a volte banali e indisponenti. La sua voce però è inconfondibile: cristallina e intensa tanto da costringere ad ascoltarla, lieve come gli oggetti e i colori che essa evoca in un tono solo apparentemente ingenuo e infantile. Una voce che si fa all’improvviso appassionata, che sa urlare (con una forza che spaventa ed è la forza della fede e della gioventù) tutto il suo dolore e la sua devota desolazione. È pure utile tratteggiare brevemente l’ambiente di Ultimi Colloqui. Essi ci presentano suor Teresa, gravemente ammalata e giunta al termine del suo itinerario terreno, per lei si delinea l’ultima tappa della sua breve esistenza che la porta verso Dio: la sua passione. I suoi dati clinici sono molto scarni, comunque traspare una tosse lacerante e insistente, soprattutto di notte. L’8 luglio 1897 ella ha lasciato definitivamente la sua cella per l’infermeria del monastero. Quasi tre mesi la separano dalla morte, sono giorni ardui e penosissimi. Con l’agonia fisica, ella vive un’altra agonia altrettanto tremenda: quella della prova della fede che, dalla Pasqua dell’anno precedente, la tiene - come lei stessa scrive - «seduta alla tavola dei peccatori a condividere lo stesso pane amaro del dolore». Questa prova viene da lei consapevolmente vissuta e offerta a Cristo, come partecipazione al dramma dell’ateismo dell’uomo moderno. Senza però dimenticare lo scopo della sua stessa vita, anche in questo periodo suor Teresa continua a pensare ai sacerdoti e ai missionari come traspare dalle citazioni al riguardo che abbiamo ricercato per mostrare che Teresa amò i sacerdoti e come Gesù li “amò sino alla fine”. Vedendo Madre Agnese prendere imperturbabile appunti sulle sofferenze che sopporta, commenta: «Madre mia, è facile scrivere belle cose sulla sofferenza, ma scrivere non è nulla, nulla. Bisogna esserci per sapere». «Non credevo che si potesse soffrire così tanto… non lo avrei mai creduto». Il 22 settembre la situazione si fa particolarmente drammatica: la sofferenza raggiunge punte elevatissime e suor Teresa quasi non ce la fa più a sopportare tanto dolore: «Stia bene attenta, Madre mia, mi disse un giorno, quando avrà delle ammalate in preda a dolori così forti, di non lasciare vicino a loro medicine velenose. Le assicuro che basta un solo momento per perdere la ragione, quando si soffre in questo modo. E allora ci si avvelenerebbe con grande facilità».


1° maggio 1897


2. Oggi, ho avuto il cuore tutto ricolmo di una pace celeste. Ieri sera avevo tanto pregato la Santa Vergine, pensando che il suo bel mese stava per cominciare. Lei (suor Agnese di Gesù) non era alla ricreazione questa sera. Nostra Madre (Maria di Gonzaga la Priora) ci ha detto che uno dei missionari imbarcati con il P. Roulland (fratello spirituale di Teresa) era morto prima di arrivare nella sua missione. Sulla nave questo giovane missionario aveva fatto la comunione con le ostie del Carmelo date al P. Roulland… E adesso è morto… senza avere fatto alcun apostolato, senza aver sopportato alcuna fatica, come quella di imparare il cinese. Il buon Dio gli ha dato la palma del desiderio; ma, come vede, Egli non ha bisogno di nessuno.


8 luglio


16. Mi (suor Agnese di Gesù) avvisò che, più tardi, un gran numero di giovani sacerdoti, sapendo che lei era stata affidata come sorella spirituale a due missionari, avrebbero domandato [al Carmelo] lo stesso favore. Mi avvertì che ciò potrebbe diventare un grande pericolo. Chiunque potrebbe stendere quello che scrivo, e riceverebbe gli stessi complimenti, la stessa fiducia. È solamente con la preghiera e il sacrificio che possiamo essere utili alla Chiesa. La corrispondenza deve essere rarissima e non bisogna permetterla assolutamente a certe religiose che ne sarebbero preoccupate, crederebbero di fare meraviglie, e non farebbero in realtà che ferire la loro anima e cadere forse nei sottili tranelli del demonio (cf Ms C, 32r/v). Insistendo ancora: Madre mia, ciò che le ho appena detto è davvero importante, la prego: non lo dimentichi in futuro. Al Carmelo non bisogna battere della moneta falsa per comprare anime… E spesso le belle parole che si scrivono e le belle parole che si ricevono sono uno scambio di moneta falsa.


13 luglio


17. A noi tre [sorelle]:
Non figuratevi che all’idea di morire io provi una viva gioia, come per esempio ne provavo un tempo quando si trattava di andare a passare un mese a Trouville o ad Alençon; non so più che cosa sono le gioie vive. Del resto non smanio dalla voglia di godere, non è questo che mi attira. Non posso pensare molto alla felicità che mi aspetta in Cielo; una sola attesa fa battere il mio cuore, è l’amore che riceverò e quello che potrò donare. E poi penso a tutto il bene che vorrei fare dopo la mia morte: far battezzare i bambini piccoli, aiutare i sacerdoti, i missionari, tutta la Chiesa…


4 agosto


5. È solo in Cielo che vedremo la verità riguardo a ogni cosa. Sulla terra è impossibile. E così, anche per la Sacra Scrittura, non è triste di vedere tante differenze di traduzione? Se fossi stata sacerdote avrei imparato l’ebraico e il greco, non mi sarei accontentata del latino, così avrei conosciuto il vero testo dettato dallo Spirito Santo.
8. Come conduce avanti, ora, la sua piccola vita? La mia piccola vita è soffrire, e poi ecco tutto! Non potrei dire: Mio Dio, è per la Chiesa, mio Dio è per la Francia… ecc… Il buon Dio sa bene ciò che deve farne; io gli ho dato tutto per fargli piacere. E poi, mi affaticherei troppo a dirgli: Da’ questo a Pietro, da’ questo a Paolo. Io lo faccio subito solo quando una sorella me lo chiede, e dopo non ci penso più. Quando prego per i miei fratelli missionari, non offro le mie sofferenze, dico semplicemente: Mio Dio, dà loro tutto quello che desidero per me.


6 agosto


6. Come ero fiera quand’ero ebdomadaria all’Ufficio [suora incaricata a presiedere la recita dell’ufficio durante una settimana], come dicevo ad alta voce le orazioni in mezzo al Coro, perché pensavo che il sacerdote nella Messa diceva le stesse orazioni e che avevo come lui il diritto di pregare ad alta voce davanti al Santissimo Sacramento, di dare le benedizioni, le assoluzioni, di leggere il Vangelo quando ero prima cantora.
… Però posso dire che l’Ufficio è stato insieme la mia felicità e il mio martirio, perché avevo un così grande desiderio di recitarlo bene e di non farvi errori; e talvolta mi sono vista, dopo aver previsto un minuto prima quello che dovevo dire, lasciarlo passare senza aprire bocca per una distrazione proprio involontaria. Eppure non credo che qualcuno possa desiderare più di me di recitare perfettamente l’Ufficio e di assistervi in Coro.
… Scuso molto le sorelle che dimenticano o che si sbagliano.


7 agosto


2. …Oh, come è poco amato il buon Dio sulla terra!… anche dai sacerdoti e dai religiosi… No, il buon Dio non è amato molto…


20 agosto


11. Mi parlò della lettera di un sacerdote che affermava che la Santa Vergine non conosceva per esperienza le sofferenze fisiche. Stasera, guardando la Santa Vergine, ho capito che non era vero; ho capito che aveva sofferto non solo nell’anima, ma anche nel corpo. Ha sofferto molto, nei viaggi, a causa del freddo, del caldo, della fatica. Ha digiunato molte volte.
… Sì, lei sa che cosa è soffrire.
… Ma è forse male volere che la Santa Vergine abbia sofferto? Io che l’amo tanto!


21 agosto


3. Quanto avrei desiderato essere sacerdote per predicare sulla Santa Vergine! Mi sarebbe bastata una sola volta per dire tutto ciò che penso a questo proposito. Avrei prima fatto capire quanto poco si conosca, in realtà, la sua vita. Non bisognerebbe dire cose inverosimili che non si sanno; per esempio che, piccolissima, a tre anni, la Santa Vergine è andata al Tempio per offrirsi a Dio con sentimenti ardenti d’amore assolutamente straordinari; mentre forse vi è andata semplicemente per obbedire ai suoi genitori. E ancora perché dire, a proposito delle parole profetiche del vecchio Simeone, che la Santa Vergine da quel momento ha avuto costantemente davanti agli occhi la passione di Gesù? «Una spada di dolore trapasserà la tua anima» (cf Lc 2,35), aveva detto il vecchio. Non era dunque per il presente, lo vede bene, mia piccola Madre; era una predizione generica per l’avvenire. Perché una predica sulla Santa Vergine mi piaccia e mi faccia del bene, bisogna che veda la sua vita reale, non supposizioni sulla sua vita; e sono sicura che la sua vita reale doveva essere semplicissima. La presentano inavvicinabile, bisognerebbe mostrarla imitabile, fare risaltare le sue virtù, dire che viveva di fede come noi, fornirne le prove con il Vangelo dove leggiamo: «Non capirono ciò che diceva loro» (cf Lc 2,50). E quest’altra non meno misteriosa: «I suoi genitori erano ammirati di ciò che si diceva di lui» (cf Lc 2,33). Quest’ammirazione suppone un certo stupore, non trova mia piccola Madre? Sappiamo bene che la Santa Vergine è la Regina del Cielo e della terra, ma è più Madre che Regina, e non bisogna dire, a causa delle sue prerogative, che eclissa la gloria di tutti i Santi, come il sole al suo sorgere fa scomparire le stelle. Dio mio! Che cosa strana! Una Madre che fa scomparire la gloria dei suoi figli! Io penso tutto il contrario, credo che ella aumenterà di molto lo splendore degli eletti. È bene parlare delle sue prerogative, ma non bisogna dire soltanto questo, e se, in una predica, si è obbligati dall’inizio alla fine, a esclamare e a fare Ah! ah! se ne ha abbastanza! Chi sa se qualche anima non arriverebbe fino a sentire una certa distanza da una creatura tanto superiore, e non si direbbe: «Se è così, tanto vale andare a brillare come si potrà in un angolino!». Ciò che la Santa Vergine ha in più rispetto a noi, è che non poteva peccare, che era esente dalla macchia originale, ma d’altra parte ha avuto meno fortuna di noi, perché non ha avuto una Santa Vergine da amare; ed è una tale dolcezza in più per noi, e una tale dolcezza in meno per lei! Comunque ho detto nel mio Cantico: «Perché ti amo, o Maria!» tutto ciò che predicherei su di lei.


23 agosto


6. Aveva offerto le sue sofferenze per don de Cornière, allora seminarista, ed assai tentato. Lui l’aveva saputo, e scrisse una lettera umilissima e molto toccante. Oh! Quanta consolazione mi ha portato questa lettera! Ho visto che le mie piccole sofferenze portavano frutto. Ha notato i sentimenti di umiltà che esprime? È proprio quello che desideravo.
…Quanto mi fa bene vedere come, in così poco tempo, si possa avere tanto amore e riconoscenza per un’anima che ti ha fatto del bene e che tu non conoscevi fino a quel momento. Che sarà dunque in Cielo, quando le anime conosceranno quelle che le avranno salvate?
9. Mi diceva che tutto quello che aveva udito predicare sulla Santa Vergine non l’aveva commossa. Che i sacerdoti ci mostrino dunque delle virtù praticabili! È bene parlare delle sue prerogative, ma soprattutto bisogna poterla imitare. Ella preferisce l’imitazione piuttosto che l’ammirazione, e la sua vita è stata così semplice! Per quanto bella sia una predica sulla Santa Vergine, se si è obbligati tutto il tempo a fare: Ah!… Ah!… se ne ha abbastanza. Come mi piace cantarle: Visibile (ella diceva: facile) hai reso la stretta via al Cielo / (cf Mt 7,14) praticando sempre le virtù più umili.


19 settembre


Le avevano portato da fuori un mazzo di dalie. Le guardò con piacere e affondò le sue dita tra i loro petali con un gesto così gentile! Dopo la prima Messa del Rev. Denis chiese di vedere il suo calice. Siccome guardava a lungo il fondo della coppa, le dicemmo: Perché dunque guarda così attentamente il fondo del Calice? Perché mi ci rifletto. In sacristia, mi piaceva fare questo. Ero contenta di dirmi: i miei tratti si sono riflettuti là dove si è posato il Sangue di Gesù e dove discenderà ancora. Quante volte ho anche pensato che a Roma il mio viso si era riprodotto negli occhi del Santo Padre (Leone XIII durante il suo viaggio a Roma).

A SUOR GENEVIÈVE

Nel corso dell’anno 1897, suor Teresa di Gesù Bambino mi disse, molto prima di essere malata, che si aspettava proprio di morire in quell’anno; ecco la ragione che mi dette nel mese di giugno, quando si vide attaccata da una tubercolosi polmonare: Vede, mi disse, il buon Dio mi prenderà a un’età in cui non avrei avuto il tempo di diventare sacerdote… se avessi potuto essere sacerdote, sarebbe stato in questo mese di giugno, a questa ordinazione, che avrei ricevuto i santi Ordini. Ebbene affinché non rimpianga nulla, il buon Dio permette che io sia ammalata, non sarei dunque potuta andarci e sarei morta prima di aver esercitato il mio ministero.


INVIA LA SUPPLICA AL SANTO PADRE


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