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La missione di Teresa I primi fratelli spirituali di Teresa Teresa amò i sacerdoti Teresa e Celina I Testimoni del Processo


Il pellegrinaggio a Roma per il Giubileo Sacerdotale di Leone XIII
Teresa ai piedi di Leone XIII° Uno dei primi chiari accenni di Teresa ai sacerdoti accade durante il pellegrinaggio a Roma del 1888, in occasione del Giubileo Sacerdotale di Leone XIII, Teresa aveva solo 14 anni quando, comprese la sua vocazione di madre spirituale per i sacerdoti. Nella sua Autobiografia scrive come, dopo aver conosciuto in Italia molti santi sacerdoti, avesse anche capito che, nonostante la loro sublime dignità, essi restavano degli uomini deboli e fragili. Scrive: “L’altra esperienza che feci riguarda i sacerdoti. Non avendo vissuto nella loro intimità, non potevo capire lo scopo principale della riforma del Carmelo. Pregare per i peccatori mi rapiva. ma pregare per le anime dei sacerdoti che io credevo pure più del cristallo, mi pareva sorprendente! Ah! ho capito la mia vocazione in Italia e non è stato andar troppo lontano per una conoscenza tanto utile! Per un mese ho vissuto con molti santi sacerdoti e ho visto che, se la loro dignità sublime li innalza al di sopra degli angeli, essi sono tuttavia uomini deboli e fragili… Se dei santi sacerdoti che Gesù chiama nel Vangelo «il sale della terra» mostrano nella loro condotta che hanno un grande bisogno di preghiere, che dobbiamo dire dei tepidi? Gesù non ha detto anche: «Se il sale diviene scipito, con che cosa lo rafforzeremo?». … Com’è bella la vocazione che ha per scopo di conservare il sale destinato alle anime! É la vocazione del Carmelo poiché il fine unico delle nostre preghiere e dei nostri sacrifici è d’essere apostole degli apostoli, pregando per essi mentre evangelizzano le anime con le parole e soprattutto con gli esempi” (Ms A 56r). Di fronte al clericalismo che “scomunica” le donne! “Non riesco ancora a capire perché mai le donne siano tanto facilmente scomunicate in Italia. Ad ogni piè sospinto ci veniva detto: «Non entrate qua… non entrate là sareste scomunicate!». Ah povere donne, quanto disprezzo per loro! Eppure, sono ben più numerose degli uomini quelle che amano Dio, e durante la Passione di Nostro Signore le donne ebbero più coraggio degli Apostoli poiché sfidarono gl’insulti dei soldati e osarono asciugare il Volto adorato di Gesù. Certamente per questo egli permette che il disprezzo sia il loro retaggio sulla terra, poiché l’ha scelto per se stesso. In Cielo, saprà ben mostrare che i pensieri suoi non sono quelli degli uomini, poiché allora le ultime saranno le prime” (Ms A 66 v). La vocazione della carmelitana: salvare le anime e pregare per i sacerdoti “Quello che venivo a fare nel Carmelo, lo dichiarai ai piedi di Gesù Ostia, nell’esame che precedette la mia professione: “Sono venuta per salvare le anime, e soprattutto a pregare per i sacerdoti”. Quando si vuole conseguire uno scopo, occorre prendere i mezzi adeguati: Gesù mi fece capire che voleva darmi delle anime per mezzo della Croce” (Ms A 69 v). L’influsso di un sacerdote francescano su Teresa attraverso la Confessione (P. Alexis Prou) “L’anno che seguì la mia professione, cioè due mesi prima che morisse Madre Genoveffa, ricevetti grandi grazie durante il ritiro. Generalmente i ritiri predicati mi sono ancora più dolorosi di quelli che faccio da sola, ma quell’anno accadde diversamente. Avevo fatto una novena preparatoria con grande fervore, nonostante quello che provavo intimamente, perché mi sembrava che il predicatore non potesse capirmi, in quanto pareva adatto soprattutto a far del bene ai grandi peccatori, ma non alle anime consacrate. Il Signore, volendo mostrarmi che è lui solo il direttore dell’anima mia, si servì proprio di quel Padre, il quale fu apprezzato soltanto da me. Avevo allora grandi prove intime di ogni sorta (fino a chiedermi talvolta se ci fosse un Cielo). Mi sentivo inclinata a non parlare delle mie disposizioni intime, non sapendo come esprimerle, ma appena entrata in confessionale sentii l’anima mia dilatarsi. Dopo che avevo detto poche parole, fui capita in un modo meraviglioso e perfino indovinata. L’anima mia era come un libro nel quale il Padre leggeva meglio che io stessa. Mi lanciò a vele spiegate sulle onde della confidenza e dell’amore che mi attiravano così fortemente, e sulle quali non osavo andare avanti. Mi disse che le mie colpe non addoloravano il Signore. e aggiunse come suo rappresentante e a nome suo che il Signore era molto contento di me” (Ms A 80 rv). Che i sacerdoti amino Gesù come Maria lo amava! “Celina, se vuoi, ci possiamo mettere a convertire le anime, bisogna che quest’anno facciamo molti sacerdoti che sappiano amare Gesù! che lo tocchino con la stessa delicatezza con cui lo toccava Maria nella sua culla” (LT 101). In una delle sue lettere incoraggiava la sorella Celina: “Viviamo per le anime, siamo apostoli, salviamo soprattutto le anime dei sacerdoti… preghiamo, soffriamo per loro e, nell’ultimo giorno, Gesù sarà riconoscente” (LT 94). I sacerdoti spesso non capiscono la vocazione monastica contemplativa! “Quale gioia soffrire per Colui che ci ama alla follia e passare per folli agli occhi del mondo! Gli altri si giudicano da se stessi, e poiché il mondo è insensato, pensa naturalmente che le insensate siamo noi!… Ma dopo tutto, non siamo le prime, il solo crimine che fu rimproverato a Gesù da Erode fu quello di essere folle e io la penso come lui!… Sì, era follia cercare dei poveri piccoli cuori mortali per farne il suo trono, Lui, il Re della gloria, che siede sui Cherubini… e la cui presenza non può riempire i Cieli… Era folle l’Amato nel venire sulla terra a cercare i peccatori per farne suoi amici, suoi intimi, suoi simili, Lui che era perfettamente felice con le due adorabili Persone della Trinità!… Noi non potremmo mai fare per Lui le follie che ha fatto per noi, e le nostre azioni non meriteranno questo nome, perché non sono che atti molto razionali e ben al di sotto di quanto il nostro amore vorrebbe compiere. È dunque il mondo che è insensato, poiché ignora quanto Gesù ha fatto per salvarlo, ed è lui l’accalappiatore che seduce le anime e le porta a fonti senza acqua. Non siamo neppure delle fannullone, delle sprecone. Gesù ci ha difeso nella persona di Maddalena. Era a tavola, Marta serviva, Lazzaro mangiava con Lui e i discepoli. Maria non pensava a prendere cibo ma a far piacere a Colui che amava. Così prese un vaso colmo di un profumo di grande valore e lo versò sul capo di Gesù spezzando il vaso; allora tutta la casa si riempì del profumo ma gli apostoli mormorarono contro Maddalena. Accade le stesso per noi: i cristiani più ferventi, i sacerdoti, trovano che siamo esagerate, che dovremmo servire con Marta invece di consacrare a Gesù i vasi delle nostre vite con il profumo che vi è racchiuso… E tuttavia, che importa se i nostri vasi sono spezzati, dal momento che Gesù è consolato e che il mondo, suo malgrado, è costretto a sentire i profumi che ne esalano e che servono a purificare l’aria avvelenata che non cessa di respirare?” (LT 169). Teresa “piccolo Mosè” che prega sulla montagna per i sacerdoti e il loro apostolato “Voi siete i miei Mosè in preghiera sulla montagna, domandatemi operai ed io ve ne manderò. Non aspetto che una preghiera, un sospiro del vostro cuore! L’apostolato della preghiera non è forse, per così dire, più elevato che quello della parola? La nostra missione, come carmelitane, è di formare degli operai evangelici che salveranno migliaia di anime delle quali noi saremo le madri… Celina, se non fossero le parole stesse di Gesù, chi oserebbe credervi?… Io trovo che la nostra parte è veramente bella!… Che cosa abbiamo da invidiare ai sacerdoti?” (LT 135). La carità di Teresa verso un sacerdote scandaloso: P. Hyacinthe Loyson, ex Carmelitano Scalzo e Provinciale di Parigi, apostata, ribelle contro il Papa, sposato, ecc… “Celina cara, è davvero colpevole, più colpevole forse di quanto sia mai stato un peccatore convertito, ma non può forse Gesù fare quello che non ha mai fatto fin qui? Se non lo desiderasse, avrebbe messo nel cuore delle sue povere piccole spose un desiderio irrealizzabile?… No, è certo che desidera più di noi ricondurre all’ovile questa povera pecorella smarrita. Verrà un giorno in cui i suoi occhi si riapriranno… Non ci stanchiamo di pregare. La fiducia compie miracoli e Gesù ha detto alla beata Margherita Maria: «Un’anima giusta ha tanto potere sul mio cuore che può ottenere il perdono per mille criminali». Nessuno sa se è giusto o peccatore, ma, Celina, Gesù ci fa la grazia di sentire in fondo al cuore che preferiremmo morire piuttosto che offenderlo. D’altronde non sono i nostri meriti ma quelli del nostro Sposo, e perciò nostri, che noi offriamo al Padre che sta nei cieli affinché il nostro fratello, un figlio della santa Vergine, torni vinto a gettarsi sotto il manto della più misericordiosa delle madri” (LT 129). Sorella spirituale di due missionari, Maurice Barthélemy-Bellière e Adolphe Roulland, ma anche di tutti i sacerdoti
Teresa sente in sé tutte le vocazioni, anche quella del sacerdote “Essere tua Sposa, Gesù, essere carmelitana, essere, per l’unione con te, madre delle anime, tutto questo dovrebbe bastarmi… Non è così. Senza dubbio, questi tre privilegi sono ben la mia vocazione, carmelitana, sposa e madre, tuttavia io sento in me altre vocazioni, sento la vocazione del guerriero, del sacerdote, dell’apostolo, del dottore, del martire… Sento la vocazione del sacerdote. Con quale amore Gesù, ti porterei nelle mie mani quando, alla mia voce, discenderesti dal Cielo! Con quale amore ti darei alle anime! Ma, pur desiderando di essere sacerdote, ammiro e invidio l’umiltà di san Francesco d’Assisi, e sento la vocazione d’imitarlo, rifiutando la dignità sublime del sacerdozio. Gesù! Amore mio, vita mia, come conciliare questi contrasti? Come attuare i desideri della mia povera piccola anima? Nonostante la mia piccolezza, vorrei illuminare le anime come i profeti, i dottori, ho la vocazione di essere apostolo. Vorrei percorrere la terra, predicare il tuo nome, e piantare sul suolo infedele la tua Croce gloriosa. Ma, o Amato, una sola missione non mi basterebbe, vorrei al tempo stesso annunciare il Vangelo nelle cinque parti del mondo, e fino nelle isole più remote. Vorrei essere missionaria non soltanto per qualche anno, ma vorrei esserlo stata fin dalla creazione del mondo, ed esserlo fino alla consumazione dei secoli” (Ms B 2v 3r). Teresa trova la risposta nel cap 13 della Prima Lettera ai Corinzi “L’Apostolo spiega come i doni più perfetti sono nulla senza l’Amore. La Carità è la via per eccellenza che conduce sicuramente a Dio. Finalmente avevo trovato il riposo. Considerando il corpo mistico della Chiesa, non mi ero riconosciuta in alcuno dei membri descritti da san Paolo, o piuttosto volevo riconoscermi in tutti. La Carità mi dette la chiave della mia vocazione. Capii che, se la Chiesa ha un corpo composto da diverse membra, l’organo più necessario, più nobile di tutti non le manca, capii che la Chiesa ha un cuore, e che questo cuore arde d’amore. Capii che l’amore solo fa agire le membra della Chiesa, che, se l’amore si spegnesse, gli apostoli non annuncerebbero più il Vangelo. I martiri rifiuterebbero di versare li loro sangue… Capii che l’amore racchiude tutte le vocazioni, che l’amore è tutto, che abbraccia tutti i tempi e tutti i luoghi, in una parola che è eterno. Allora, nell’eccesso della mia gioia delirante, esclamai: Gesù, Amore mio, la mia vocazione l’ho trovata finalmente, la mia vocazione è l’amore! Sì ho trovato il mio posto nella Chiesa, e questo posto, Dio mio, me l’avete dato voi! Nel cuore della Chiesa mia Madre, io sarò l’amore. Così, sarò tutto… e il mio sogno sarà attuato!” (Ms B 3 v). Ma la sua audace va ancora oltre e si spinge fino a voler far sua la stessa preghiera sacerdotale di Gesù “Da quando ho due fratelli (Maurice Barthélemy-Bellière e Adolphe Roulland), e le mie giovani sorelle Novizie, se volessi domandare per ogni anima quanto ha bisogno e lo dettagliassi bene, le giornate sarebbero troppo brevi e temerei molto di dimenticare qualche cosa d’importante. Le anime semplici non hanno bisogno di mezzi complicati. Poiché appartengo a questo numero, un mattino durante il ringraziamento, Gesù mi ha dato un mezzo semplice per adempiere la mia missione. Mi ha fatto comprendere questa parola del Cantico dei Cantici: «Attirami, noi correremo all’odore dei tuoi profumi». O Gesù, non è dunque neppure necessario dire: «Attirandomi, attira le anime che amo». Questa semplice parola: «Attirami» è sufficiente. Signore, lo comprendo, quando un’anima si è lasciata catturare dall’odore inebriante dei tuoi profumi, non potrebbe correre da sola, tutte le anime che ama sono attirate sulla sua scia. Lo si fa senza costrizione, senza sforzo, è una conseguenza naturale della sua attrazione verso di te. Come un torrente che si getta con impeto nell’oceano e travolge tutto quanto incontra sul suo passaggio, così, Gesù, l’anima che si tuffa nell’oceano senza rive del tuo amore attira con sé tutti i tesori che possiede… Signore, tu lo sai, non ho altri tesori tranne le anime che ti è piaciuto unire alla mia: questi tesori, sei stato tu ad affidarmeli. Anch’io oso fare mie le parole che hai rivolto al Padre Celeste l’ultima sera che vivesti sulla terra, pellegrino e mortale. Gesù, mio Amato, non so quando il mio esilio finirà… più di una sera mi deve ancora vedere cantare nell’esilio le tue misericordie, ma infine, anche per me verrà l’ultima sera. Allora vorrei poterti dire, o mio Dio: «Ti ho glorificato sulla terra; ho adempiuto l’opera che mi hai affidato; ho fatto conoscere il tuo nome a coloro che mi hai dato: erano tuoi, e tu me li hai dati. Ora, conoscono che tutto quanto mi hai donato viene da te; perché ho comunicato loro le parole che tu mi hai comunicato, le hanno ricevute e hanno creduto che mi hai mandato tu. Prego per coloro che tu mi hai dato perché sono tuoi. Io non sono più nel mondo, ma loro ci sono e io ritorno a te. Padre Santo, conserva nel tuo nome coloro che mi hai dato. Ora vengo a te, ed è perché la gioia che viene da te sia perfetta in loro, che dico queste cose ora che sono nel mondo. Non ti prego di toglierli dal mondo, ma di preservarli dal male. Essi non sono del mondo, come io pure non sono del mondo. Non è soltanto per loro che prego, ma anche per quelli che crederanno in te per quanto avranno sentito dire. Padre, voglio che anche quelli che tu mi hai dato, siano con me dove sono io, e il mondo sappia che tu li hai amati come hai amato me». Sì, Signore, ecco quello che vorrei ripetere dopo di te, prima di volare fra le tue braccia. È forse temerarietà? No, da molto tempo mi hai permesso di essere audace con te, come il padre del figlio prodigo parlando al figlio maggiore, tu mi hai detto: «Tutto quello che è mio è tuo». Le tue parole, Gesù, sono dunque mie e posso servirmene per attirare sulle anime che mi sono unite i favori del Padre Celeste. Ma, Signore, quando dico che dove io sarò desidero siano quelli che mi sono stati dati da te, non pretendo che non possano arrivare a una gloria più elevata di quella che ti piacerà darmi. Voglio semplicemente domandare che un giorno noi siamo tutti riuniti nel tuo bel Cielo. Tu lo sai, o mio Dio, non ho mai desiderato altro che amarti, non ambisco altra gloria. Il tuo amore mi ha prevenuto fin dall’infanzia, è cresciuto con me, e ora è un abisso di cui non posso sondare la profondità. L’amore attira l’amore, per questo, mio Gesù, il mio si slancia verso di te, vorrebbe colmare l’abisso che lo attira, ma purtroppo non è che una goccia di rugiada perduta nell’oceano!… Per amarti come bisogna amarti, è necessario che faccia mio il tuo stesso amore, solo allora troverò il riposo. Gesù, forse è un’illusione, ma mi sembra che tu non possa colmare un’anima di amore più di quanto tu abbia colmato la mia: per questo oso domandarti di amare coloro che tu mi hai dato come tu hai amato me. Un giorno, in Cielo, se scoprirò che tu li ami più di me, me ne rallegrerò, riconoscendo fin d’ora che queste anime meritano il tuo amore ben più di me. Ma, qui in terra, non posso concepire una più grande immensità d’amore di quella che a te è piaciuta prodigarmi gratuitamente senza alcun merito da parte mia” (Ms C 33v-35v). |
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